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lunedì 26 luglio 2021

Recensione "Prendila come viene" di Aurèlie Valognes

 


Titolo: Prendila come viene
Autore: Aurèlie Valognes
Editore: Sperling & Kupfer
Genere: Fiction
Data di uscita: 20 Luglio 2021


È l'estate del 1968 quando Jean arriva a Granville, cittadina di mare sulla costa della Normandia. Ha sei anni e una piccola valigia bianca che contiene le sue poche cose: l'ha riempita in fretta e furia sua madre la notte in cui sono fuggiti da una vita che le faceva male e le stava ormai stretta. Lei, Marie, la ribelle di famiglia, ha sempre desiderato qualcosa di più della semplice realtà di provincia, e sente che ora, in quell'anno che sta sovvertendo tutte le regole, è venuto il momento di realizzarsi a Parigi. Non può portare con sé Jean, e così lo lascia dalla nonna, in attesa di sistemarsi e venirlo a riprendere. Convinto che la mamma tornerà presto, Jean non disfa neppure la valigia, tuttavia, a poco a poco, prende confidenza con nonna Lucette, un donnone dai modi spartani - non sente la necessità dell'acqua corrente né del frigorifero - ma dal cuore tenero, che ha cresciuto ben sette figli. Lui, curioso e loquace, porta una ventata di freschezza nell'esistenza dell'anziana Lucette, scandita dalle visite al camposanto e dalla passione sfrenata per il lavoro a maglia. Lei ha visto di tutto, lui si meraviglia di tutto. In quella che doveva essere solo la parentesi di un'estate, Lucette gli insegnerà a prendere la vita come viene, senza porsi troppe domande. Mentre Jean, insieme alla nonna, ai cuginetti e a una zia dai capelli che profumano di biscotti, ritroverà una famiglia, e pazienza se non è come se l'era immaginata.


IL MIO VOTO

Il protagonista di questa storia è Jean, un bambino di sei anni che ha sempre vissuto con la madre Marie, la ribelle della famiglia, una ragazza che ha deciso di lasciarlo per qualche tempo da sua madre per andare a Parigi alla ricerca di fortuna. In teoria il soggiorno di Jean dalla nonna dovrebbe durare molto poco, infatti il bambino è sempre stato con la madre ed è convinto che presto torni a prenderlo e per questo non disfa nemmeno la valigia. Non vuole nemmeno conoscere la nonna, seguire le sue regole e i suoi metodi, perchè è appunto convinto che quella sarà una breve parentesi della sua vita. E invece di Marie non c'è traccia se non qualche cartolina da Parigi indirizzata alla madre, mai a Jean, che soffre terribilmente di questo distacco e ad un certo punto, ormai stanco di essere illuso, decide di non considerare Marie sua madre, perchè una persona che si dimentica del figlio e nemmeno lo aggiorna sulla sua vita non è degna di essere definita tale. Gli anni che Jean passa presso la nonna sono pieni di insidie perchè a scuola ha parecchie difficoltà, non sempre riesce a farsi amici, tuttavia può contare sulla donna e suoi suo modi, sulla zia e suoi cuginetti e a poco a poco la sua vita va avanti non come se l'era immaginata, ma impara bene quello che gli insegna nonna Lucette: a prenderla semplicemente come viene.
Penso sia impossibile non amare Jean e soprattutto non sentirsi traditi proprio come si sente lui dalla madre, quella che è sempre stata il suo punto di riferimento, ma allo stesso tempo si impara a conoscere Lucette e il rapporto che nasce tra lei e Jean è il fulcro di tutto il romanzo, una storia di nonna e nipote stupenda e incredibilmente difficile da dimenticare.


Quello di Aurelie Valognes è un romanzo che dalla trama può apparire leggero, mentre invece si sofferma su tantissime tematiche importanti che danno modo al lettore di riflettere, in particolare di pensare a quanto il mondo è cambiato.
Ma iniziamo dal principio: il primo tema che emerge è quello della famiglia e la sua complessità. Infatti la madre di Jean porta il bambino dalla nonna pensando di lasciarlo da lei qualche tempo e il bambino stesso ne è convinto, tanto che non disfa nemmeno la valigia perchè è sicuro del legame con sua madre, sa che tornerà presto a prenderlo. La donna invece si trattiene sempre di più, non scrive ma a Jean e le rare volte che scrive a sua madre è in una cartolina che contiene poche frasi e Jean, che al principio non andava d'accordo con la nonna e con i suoi metodi, non può che contare solo su di lei e di fatto cercare di dimenticarsi di sua madre, quella donna che per lui non è più parte della famiglia perchè l'ha tradito e abbandonato e questo ci spinge a giudicare male la donna, la quale quando la vediamo ci appare come un'altra persona, pronta a trovare il suo posto nel mondo e senza un figlio. La scusa della donna è appunto quella di non essersi sentita subito all'altezza, di aver provato la fortuna ma le era impossibile riprendersi il bambino se non dopo anni e anni, quando ormai la vita di Jean era con la nonna. E' facile quindi giudicare Marie, ma la donna è anche qualcuno che lotta per i propri ideali, per essere più di una donna e più di una cameriera, qualcosa che nel 1968 ancora non era poi così scontato e questo è da apprezzare.
Il romanzo poi si svolge in un arco narrativo di qualche anno, per cui è facile vedere i cambiamenti sia nel mondo che in Jean e questo ci permette di riflettere ancora di più su questa storia, che ci insegna a prendere la vita un po' come viene, perchè questa è sempre in grado di stupirci, a volte per il meglio e a volte per il peggio, ma ci offre sempre qualcosa per cui vale la pena vivere.

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