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venerdì 3 settembre 2021

Blogtour "Non è questo che sognavo da bambina" di Sara Canfailla e Jolanda Di Virgilio - L'intervista alle autrici

 Bookspediani oggi si conclude il blogotur dedicato a  "Non è questo che sognavo da bambina" di Sara Canfailla e Jolanda Di Virgilio e io per l'occasione ho avuto la possibilità di intervistare le autrici, che sono state super gentili e disponibili a dedicarmi praticamente un'ora del loro tempo in videochiamata, e soprattutto grazie all'ufficio stampa che ovviamente ha giocato una parte fondamentale, per cui questo è quello che è uscito fuori dal nostro scambio di parole!




IL ROMANZO


Titolo: Non è questo che sognavo da bambina
Autore: Sara Canfailla e Jolanda Di Virgilio
Editore: Garzanti
Genere: Narrativa
Data di uscita: 26 Agosto 2021

TRAMA:

Neolaureata. Coinquilina. Fuorisede. Precaria. Se dovesse descriversi, Ida lo farebbe così. E da oggi aggiungerebbe alla lista: stagista. Stagista in una grande-e-importante-agenzia-di-comunicazione. Non è quello che sognava da bambina, ma dopotutto non è la prima volta che le cose non vanno nella direzione sperata. Avrebbe voluto vivere ovunque tranne che a Milano, e vive a Milano. Voleva una relazione stabile, ed è stata lasciata. Ha studiato per diventare sceneggiatrice, e invece fa la social media manager. Ogni mattina si trascina in ufficio e, tra meeting, brainstorming e tante altre parole che finiscono in -ing, ci resta fino a sera, impegnata in un lavoro che non riesce a capire che lavoro sia, circondata da colleghi che sono simpatici e brillanti, sì, ma solo tra di loro. Fino al giorno in cui, stanca di una vita che troppo spesso si riduce a essere un pendolo che oscilla tra un file Excel e la prossima sbronza, Ida capisce che, per sopravvivere, deve adattarsi, assomigliare di più a loro – i suoi colleghi, il suo capo – e meno a sé stessa. E mentre le ambizioni cambiano e il confine tra giusto e sbagliato si fa inconsistente, rincorrerei suoi sogni diventa un capriccio che non può più concedersi. È ora di crescere: ridimensionare le aspettative e accettare i compromessi. Così, quando le arriva la notizia di un concorso a cui candidare il suo cortometraggio, Ida non sa che fare. Quasi non ricorda più chi volesse diventare da bambina. Ma non si può mai mentire del tutto a sé stessi. Almeno, non a quello che c’è in fondo alla propria anima.



L'INTERVISTA A SARA E JOLANDA


Come è nata la vostra collaborazione?
Sara: Ci siamo conosciute alla scuola Holden di Torino, eravamo in classe insieme e nello stesso corso di studi, abbiamo iniziato a collaborare in occasione del progetto finale dei due anni perché prima non avevamo mai collaborato.
Jolanda: Non avevamo mai avuto rapporti, prima di quel momento.
Sara: Non eravamo amiche e infatti ricordo questa scena un po' romantica di Jolanda che mi dice da lontano di fare il progetto finale insieme a lei e ad un'altra amica. E da lì abbiamo iniziato e non abbiamo più smesso. Quindi forse è nata prima la collaborazione lavorativa dell'amicizia, poi abbiamo visto che c'era una bella intesa e avevamo molte cose in comune, ci trovavamo sulla stessa linea di pensiero, sull'ironia, insomma volevamo raccontare le stesse cose e vedevamo il mondo allo stesso modo.


Da dove è venuta l'idea per il romanzo?
Jolanda: In realtà è stata molto fedele a quello che accade nel libro perché entrambe vivevamo stage infiniti, passavamo da varie agenzie e varie realtà e quando ci vedevamo eravamo fastidiose e monotematiche perché parlavamo dei colleghi, di quello che accadeva, di quello che non sapevamo fare...insomma tutti  racconti di vita lavorativa. E tra l'altro io avevo iniziato uno stage nuovo dove prendere il telefono in mano non era ben visto, per cui da lì abbiamo cominciato a scriverci via mail, proprio come accade nel libro. Ci mandavamo queste mail per non farci scoprire e per parlare ma erano anche mail di SOS per chiedere come si facesse una determinata cosa. Noi abbiamo sempre scritto, eravamo sempre pronte a raccontare qualcosa e quindi è venuto spontaneo scrivere di questo argomento visto che è qualcosa che viviamo tutti i giorni. All'inizio il romanzo è nato come newsletter narrativa: volevamo che ogni capitolo fosse una puntata di questa storia, poi alla fine quando abbiamo concluso il progetto e abbiamo visto che ci piaceva molto abbiamo pensato di scriverci un romanzo vero e proprio. Giusto?
Sara: Tutto giusto!



E il personaggio di Ida come è nato? Un personaggio con il quale si ha un po' un rapporto di amore e odio durante la lettura.
Sara: Ida ci appartiene molto come personaggio, per un sacco di tempo ci siamo riferite al romanzo chiamandolo proprio Ida, volevamo creare un personaggio che fosse realistico, qualcuno che avesse delle zone d'ombra e delle zone di luce. Ida non è un personaggio pulito, non è perfetto e non è passivo e sicuramente è un personaggio che sbaglia. Il fatto di essere insicura sulle decisioni o su che cosa fare spesso la porta a sbagliare, a tratti è stanca, a volte è lamentosa ma volenterosa perché poi resta nel gioco. Insomma volevamo creare un personaggio complesso come sono le persone nella vita reale, non volevamo un personaggio pulito perché sarebbe stato noioso. Volevamo qualcuno che potesse rispecchiare anche noi, visto che abbiamo vissuto queste cose in primis, costrette in una posizione non facile da capire. Ma chi è passato nel mondo dello stage lo sa di cosa si parla: come per esempio fare qualcosa per cui tu non hai studiato o compiti ingrati, e quindi il suo disagio e la sua frustrazione derivano da quello. Volevamo che Ida fosse imperfetta. La puoi amare e la puoi odiare, puoi non concordare con quello che fa perché sbaglia, cerca di fare bene ma poi fa male.
Jolanda: Infatti ci sono stati dei capitoli in cui lei non faceva nulla di sbagliato e passava come l'eroina della situazione: quelle parti sono state riscritte per sporcare il suo personaggio, perché era un po' come se noi volessimo proteggerla, come se fosse una santa.
Sara: Quando l'abbiamo fatta uscire dalla posizione di vittima, tra il fidanzato che l'ha lasciata, il lavoro che non le piace e tutto quello che va storto, è diventata molto più umana e apprezzabile.


Ci sono tantissime tematiche nel romanzo come il mondo del lavoro e quello che succede, il fatto che non bisogna mai accontentarsi e continuare ad inseguire i propri sogni ma anche la difficoltà nell'ambientarsi al lavoro, voi come vi sentite a riguardo?
Jolanda:  E' difficile darti una risposta, noi abbiamo fatto dei lavori per i quali appunto non avevamo studiato. Noi di base abbiamo studiato sceneggiatura e una volta uscite dalla scuola Holden pensavamo che avremmo scritto le fiction per la Rai, che saremmo andate a Roma...e lo pensavamo davvero un po' perchè venivamo da una bolla che non faceva che ripeterci che lo avremmo fatto e per difendere questo sogno ci siamo sempre ritagliate tanto per la scrittura. Per noi infatti poter portare avanti i nostri sogni e quindi la scrittura è stato vitale nonostante un lavoro che non rispecchiava quello che volevamo fare. C'è stato sacrificio, impegno, costanza e ora che è arrivato il libro c'è un bel po' di soddisfazione, ma ci sono stati anche tanti momenti negativi e questo può scoraggiare. Però bisogna sempre andare avanti.
Sara: Io infatti ho fatto lo stesso lavoro di Ida, la social media manager, insomma quando sono arrivata non sapevo nulla ed era come se le persone attorno a me parlassero una lingua diversa. Chiaramente non volevo stare là, non era quello che volevo, però ora che conosco il lavoro devo dire che mi piace e se non avessi mai fatto questa scelta l'idea per Ida non sarebbe mai arrivata.Non è sbagliato accogliere le possibilità perché non si sa mai cosa può uscirne, magari trovi comunque la strada per arrivare a quello che desideri fare davvero. Bisogna continuare a credere nel proprio sogno perchè se io lavorassi e basta sicuramente non starei bene, ma io riesco a lavorare con serenità proprio perché ho quest'altra cosa che mi fa stare bene.


A proposito di amicizia, Gio è una presenza molto forte nel romanzo, essendo la migliore amica di Ida e infatti comunicano sempre via mail ma Gio non compare mai di fatto, come mai questa scelta?
Sara: A livello narrativo è un destinatario, noi la conosciamo solo tramite Ida. Ci piaceva creare un personaggio senza mostrarlo davvero e soprattutto ci è piaciuto farla entrare in campo al momento giusto, perché aiuta ad entrare nella psicologia di Ida. Di fatto Ida parla con Gio con totale sincerità, è come se fosse il destinatario del suo diario segreto: le mail che Ida manda a Gio sono totalmente oneste e questo ci aiuta a capire meglio Ida e ad entrare in sintonia con lei.
Jolanda: Quello che dice Sara è fondamentale, anche perché noi volevamo fare un'immersione totale nella vita di Milano e quindi far sentire anche la solitudine di Ida, ci serviva isolarla per poi far arrivare Gio al momento giusto. E c'è anche un altro motivo: l'idea di avere un secondo libro con Gio. Ma vedremo come andrà.


Rispetto alla prima stesura, quanto è cambiato il romanzo?
Jolanda: Prima era appunto una newsletter, poi dalla seconda alla terza stesura è cambiato ancora di più, dalla terza alla quarta totalmente.
Sara: Come dicevamo la prima idea era quella della newsletter, ma oltre a questo aveva anche toni molto più cupi, raccontava molto meno e si focalizzava sempre sul lavoro, sembrava quasi un horror. Era proprio qualcosa di viscerale, dava sensazioni negative, insomma era bello tosto e pesante.
Jolanda: Volevamo parlare proprio della vita dello stagista che torna a casa con gli occhi rossi e sembra che sia il proprietario di un'azienda e invece è appunto uno stagista.
Sara: Volevamo raccontare i giochi di potere, il capo un po' ambiguo, cose di questo genere. Poi una volta capita la direzione abbiamo cambiato il tono, che è diventato un po' più rilassato, più leggero. Abbiamo cambiato altre cose con l'aiuto dell'editor di Garzanti, abbiamo raccontato più di Ida e del suo contesto, insomma è stato un bel lavoro di riscrittura e penso che ormai lo sappiamo a memoria per quanto ci abbiamo lavorato sopra.


E quanto tempo ci avete impiegato per scriverlo?
Jolanda: Abbiamo iniziato a lavorare alla newsletter  quattro anni fa e da lì abbiamo iniziato a scrivere newsletter (che erano totalmente diverse, se vogliamo anche più rosa: erano più incentrate sulla storia d'amore piuttosto che sul lavoro da stagista) quindi già avevamo fatto un bel lavoro di scrittura, e una volta finito abbiamo presentato il progetto e poi da quel momento ci abbiamo messo altri due anni e mezzo, quasi tre per ultimarlo.


Qual è stata la parte più difficile da scrivere?
Sara: Io so qual è stata la più difficile (riferito a Jolanda)
Sicuramente quando abbiamo dovuto scrivere di Gigi (il capo di Ida) che si reca a casa di Ida per lavorare e si verificano determinate situazioni. L'abbiamo riscritto almeno sei volte prima di capire come farla funzionare, anche perchè prima era molto più cupa la situazione.
Jolanda: Assolutamente quello, ma non tanto perché non avevamo a fuoco quello che volevamo succedesse, ma perché il romanzo mentre lo scrivevamo si trasformava continuamente e volevamo dare la giusta importanza alla scena. 
Sara: Ci abbiamo messo un po' a capire cosa era inerente alla storia, come era giusto far passare la scena non solo a livello di trama ma anche per coerenza dei personaggi.


Come funziona il vostro processo di scrittura? Nasce prima la storia, i personaggi oppure il finale?
Sara: Di solito funziona così: "Mi è successo qualcosa che dobbiamo assolutamente mettere nel libro", questa è la frase da cui tutto ha inizio. Quindi o ci succede in prima persona oppure è successo a qualcun altro, prendiamo spunto da eventi reali e dall'esigenza di metterlo su carta e poi partiamo con la scrittura. Quando succedono delle cose inziamo a pensare a come inserirle. Quindi il primo punto è la storia, cosa vogliamo dire veramente, da lì deriva il resto. Anche la fine infatti è stata l'ultima cosa, è cambiata mille volte proprio perché mentre si trasformava la storia cambiava anche la sua conclusione. Anche gli stessi personaggi al principio erano in un modo, poi si sono sviluppati diversamente e quindi questo ha influito sulla fine. Quello che conta è il messaggio che vogliamo mandare, parte tutto da quello. Bisogna avere un punto di partenza, facciamo partire in un modo Ida, spinta da un obiettivo e poi l'arco è un po' discendente, siamo molto attente a questo.
Jolanda: In generale niente viene lasciato al caso. La struttura dell'arco di cui parlava Sara è la struttura drammaturgica canonica in tre archi ossia la protagonista che vuole qualcosa, questo qualcosa è il più lontano possibile da lei e ci sono ostacoli da superare e noi questo lo abbiamo studiato e lo abbiamo messo in atto. Noi abbiamo scelto il tema, che non è stato deciso a tavolino ma era un qualcosa che avevamo bisogno di raccontare. Dopo aver messo giù il nucleo tematico eravamo pronte a partire e avevamo una scaletta di quello che doveva succedere capitolo per capitolo, poi una scriveva e lo passava all'altra ma siamo sempre state molto aperte nell'intervenire su alcune parti dell'altra, anzi siamo molto serene a riguardo.
Jolanda: Infatti una volta trovato il tono giusto, è venuto tutto molto spontaneo.


Come mai avete scelto questo titolo?
Sara: E' un po' un ritornello, io ho dei post di instagram del 2019, quando il libro non era ancora nemmeno in programma in cui scrivevo appunto "non è questo che sognavo da bambina", perché eravamo davvero sofferenti della situazione lavorativa.
Jolanda: Infatti quando abbiamo mandato il file a Garzanti per noi il titolo era in forse, nel senso che non pensavamo che sarebbe piaciuto. Quando ci hanno detto che gli piaceva, è stato fantastico. Pensavamo già a chiarmarlo qualcosa come La stagista o La mia vita da stagista e invece è stato approvato quello iniziale. Una vera soddisfazione.


Come descrivereste il romanzo in cinque parole?
Jolanda: Realistico, perché tolta una scena, niente è inventato. Certo, ci sono scene esagerate, ma è tutto vero.
Sara: Irriverente, nel senso che non è un romanzo che si fa problemi a dire le cose, anche quando sono scomode. Magari in modo ironico ma comunque non ha problemi a dirle.
Jolanda: Oltranzista, perché prende comunque delle posizioni impopolari.
Sara: Onesto: riesce a rappresentare un po' tutti i punti di vista perché c'è una protagonista principale, anche se cerchiamo di dare voce a tutti.
Jolanda: Generazionale, perché comunque quando parlavamo con altre persone, in tanti ci confermavano quello che raccontavamo. Quindi abbiamo portato una situazione che sentivano noi in primis ma che alla fine sentivano anche altre persone.


State lavorando a qualcosa di nuovo?
Jolanda: Al momento stiamo lavorando alla promozione del nuovo romanzo: perché oltre al lavoro c'è anche la promozione quindi siamo davvero full.
Sara: Per il momento abbiamo una data in presenza e devo dire che siamo contente vista la situazione, poi l'ufficio stampa si sta muovendo in questo senso quindi è tutto da vedere se saremo ulteriormente impegnate nella promozione in presenza.


Un'ultima domanda: che consiglio dareste agli autori emergenti?
Sara: Secondo me bisogna investire nelle scuole di scrittura, se si ha la possibilità, ovviamente. Poi bisogna essere molto aperti al confronto, non bisogna mai pensare a se stessi come ad un grande talento. Bisogna sempre essere aperti alla possibilità di avere critiche e ovviamente avere un approccio costruttivo: serve per migliorare.
Jolanda: Secondo me se c'è urgenza di scrivere si può scrivere davvero di tutto e forse è proprio questo che viene recepito.
Sara: Collegandomi a quello che dice Jolanda, secondo me conta anche il fatto di essere competenti in quello che decidi di raccontare. Nel nostro caso infatti noi padroneggiavamo molto bene il mondo che volevamo raccontare, per cui era la storia giusta, quella che aveva più urgenza di uscire, e questo ci ha ripagato.



Che ne pensate?
Avete seguito il blogtour?




mercoledì 30 settembre 2020

W...W...W...Wednesday#330

 


Buon salve bookspediani!
Eccomi con l'aggiornamento delle letture!


1.What are you currently reading?

 
      
Ho appena iniziato questi due libri: Dormire in un mare di stelle e Murderbot. Il primo è il nuovo romanzo di Paolini di cui sono super curiosa perchè conosco Eragon e voglio scoprire finalmente questo autore. Il secondo invece un romanzo di cui si è parlato tanto in questi giorni, vincitore di parecchi premi, per cui devo farmi la mia opinione! Se tutto va bene dovrei parlarvi di entrambi per lunedì!

2.What did you recently finish reading?

 

Ho terminato il carinissimo e dolcissimo Dimmi chi sei, che potete trovare già recensito nel blog e ovviamente non posso che consigliarvelo se siete alla ricerca di uno young adult indimeticabile! Ho finito anche Heartstopper 2, divorato sarebbe più corretto dire, e di questo parliamo per il giorno di uscita ossia il sei ottobre, ma si conferma una delle mie graphic novel preferite.

3.What do you think you’ll read next?

  

Si parla di gatti? Sara c'è! Non potevo resistere a Il gatto che voleva salvare i libri, sarà secondo me una lettura bellissima e mi terrà compagnia nel weekend! Ma lo leggerò insieme a Il giardino dei desideri, un libro per ragazzi che mi ha incantato per la copertina e che sono certa mi farà innamorare anche della storia in esso contenuta. Se siete curiosi di saperne di più, vi do appuntamento a mercoledì sul blog, dove troverete le recensioni di entrambi!



E voi cosa state leggendo?



martedì 7 luglio 2020

Review "Se mi guardi esisto" di Fabrizio Caramagna

Buongiorno bookspediani!
Oggi vi parlo di "Se mi guardi esisto" di Fabrizio Caramagna.

Se mi guardi esisto

Titolo: Se mi guardi esisto
Autore: Fabrizio Caramagna
Editore: Mondadori
Genere: Narrativa
Data di uscita: 7 Luglio 2020




“Ci sono visi che, nel tempo, prendono la forma della propria anima, delle proprie letture, dei paesaggi e delle persone conosciute. Hanno segni profondi e sottili, luci e ombre che parlano di una interiorità intensa, di domande fatte e risposte ricevute, di armonia e inquietudine. Sonja era quel viso.” Un padre divorziato e un’attivista coraggiosa e sognatrice. Una storia d’amore difficile ma bellissima che si rincorre ai quattro angoli del mondo. Un romanzo che scandaglia le varie fasi di un innamoramento maturo, dall’euforia del primo incontro fino al dolore più profondo della lontananza.

Perché gli appuntamenti che ti fissa il destino hanno sempre a che fare con un paio di occhi e un cielo dai colori mai visti. Perché ci sono canzoni nel cuore in attesa di essere cantate, e poesie in un barattolo vicino alla finestra che aspettano di essere liberate. Perché un giorno trovi la persona che ami e tutto succede in modo inaspettato e sorprendente. Perché poi passano i mesi, gli anni e arriva un giorno in cui tutto cambia.




IL MIO VOTO


Il cambiamento nella vita fa sempre paura perchè si sa quello che si lascia, ma non si sa quello che si trova e lo sa bene il protagonista di questo romanzo, un padre divorziato che ha come priorità il proprio figlio ma che ovviamente vuole rimettersi in gioco e cercare l'amore. Ci prova tramite internet e conosce sicuramente persone che tuttavia non gli danno ciò di cui ha bisogno, nomi che si susseguono e che segnano un percorso per lui ma che di fatto non portano a nulla se non ad una piccola esperienza, ad un essersi messo in gioco comunque. Nel frattempo questo protagonista sviluppa il desiderio di aiutare gli altri, i migranti per esempio, persone più sfortunate che hanno sicuramente bisogno di una seconda occasione di vita, un po' come lui.
E' proprio quando non se lo aspetta che arriva Sonja, una ragazza che cattura immediatamente la sua attenzione, che arriva nel momento in cui aveva più bisogno di lei e diventa una presenza importante nella sua vita. Ma Sonja è anche una ragazza che, come lui, ama aiutare chi ha più bisogno solo che non lo fa in Italia, dove entrambi vivono, ma vuole farlo dove c'è ancora più bisogno, correndo sicuramente pericoli ma soddisfando la sua voglia di aiutare. Un amore quindi appena nato che già viene messo a dura prova per la lontananza e anche per le difficoltà di sentirsi, ma comunque è un amore che sa di ritorno alla vita, di seconde occasioni, proprio come vuole essere questo romanzo.


Spesso si pensa che per trattare tematiche di spessore sia necessario scrivere pagine e pagine, quando invece basta una frase scritta in un certo modo o semplicementa basta essere così bravi da arrivare al cuore di una persona con una sola parola, per poter lasciare un segno, per poter far emozionare il lettore tanto da sentirsi completamente parte di quello che sta leggendo, da rispecchiarsi in pieno nella storia. Così di fatto fa Caramagna, il quale attraverso questo testo poetico ci parla di quella che è la vita di tutti i giorni: una sfida continua, ma anche un cambiamento che sia questo positivo o negativo, atteso o completamente inaspettato. Infatti in questo caso parliamo di un protagonista che è divorziato ma che non ha smesso di cercare l'amore e tenta di trovarlo come farebbero tutti al giorno d'oggi: tramite internet. E' quindi l'amore, sia per qualcuno di nuovo ma in primis per il proprio figlio, il motore di questa storia e quello che la definisce dalla prima all'ultima parola. Ma come si parla di amore, si parla anche di seconde occasioni e non solo riferite strettamente a questo sentimento, ma anche per quanto riguarda la vita, perchè si può avere un'idea diversa di questa e cambiarla per gli altri, per aiutare altri che non sono fortunati come noi e, come noi chiediamo una seconda possibilità, anche queste persone la chiedono e ovviamente la meritano.
Sebbene quindi siamo davanti ad un testo poetico, a poche frasi che compongono una pagina, ci troviamo davanti ad una storia traboccante di sentimenti che fa bene al cuore, anche quando in alcuni momenti fa male.


Come sapete non leggo moltissimi autori italiani e per questo non avevo mai sentito parlare di Fabrizio Caramagna, per cui potete ben immaginare la mia sorpresa quando mi sono trovata davanti ad un romanzo che non è scritto in prosa ma di fatto in poesia: ogni pagina è composta da poche righe, ma in poche parole l'autore riesce ad arrivare al cuore, affonda le sue radici nel lettore e lo costringe a vivere un incredibile giro sulle montagne russe che forse dura anche poco, viste le pagine del libro, ma che comunque lascia un segno significativo dentro di noi. Proprio perchè non avevo idea di cosa mi sarei trovata di fronte, ho finito per amare ancora di più questa lettura che di fatto parla di un uomo che che sta affrontado una fase delicata della sua vita perchè ha appena divorziato dalla moglie e quindi tutto sta per cambiare, tranne il suo amore per il figlio, anche se comunque ritornare a mettersi in gioco e quindi a cercare nuovamente l'amore tramite internet non è facile, ogni ragazza che incontra è una piccola esperienza, un qualcosa che gli fa capire che direzione prendere e di fatto quella da seguire riguarda solo l'amore: l'amore verso il proprio figlio che non cambierà mai, un amore da ritrovare che potrebbe fare male ma che allo stesso tempo potrebbe farlo tornare alla vita e amore verso gli altri, in particolare verso chi ha bisogno di aiuto.
Se mi guardi esisto è una lettura sicuramente inaspettata, almeno per me, ma che ho finito per amare lo stesso perchè ci sono tante piccole verità racchiuse al suo interno, tante piccole frasi estremamente significative che lasciano qualcosa al lettore, anzi prima si prende un pezzo di cuore e solo successivamente ce lo restituisce. Se mi guardi esisto è quindi una lettura che forse non tutti leggerebbero, ma comunque in grado di farsi apprezzare da tutti e per questo spero gli darete un'occasione.


Non perdetevi le altre recensioni



giovedì 28 maggio 2020

Blogtour "Lasciami perdere" di Barbara Morini - Focus su Steno

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Buongiorno bookspediani!
Oggi vi parlo di uno dei protagonisti del romanzo di Barbara Morini, ossia Lasciami perdere e quindi del suo personaggio maschile principale, Steno.





IL ROMANZO

Lasciami perdere di [Barbara Morini]Titolo: Lasciami perdere
Autore: Barbara Morini
Editore: Words Edizioni
Genere: Narrativa
Data di uscita: 23 Maggio 2020

TRAMA:

Francesca è una fata molto speciale, Steno un principe per niente azzurro. Lei, dopo aver subìto violenza dieci anni prima, si è confinata in un mondo di incertezze e paure: non ha relazioni sociali e non si lascia toccare. Lui, rinomato ginecologo, scontroso e troppo diretto nelle sue esternazioni, ha appena scoperto il tradimento della moglie e deciso di abbandonare casa e routine a favore di una vita indipendente e solitaria. Con in mano una lista di obiettivi da raggiungere per ritrovare la propria identità, Francesca approda nello studio medico di Steno in cerca di lavoro e lui la assume come segretaria. Le loro vite, tuttavia, sono destinate a incrociarsi in modi differenti e più profondi, grazie anche all’aiuto di una Contessa eccentrica, inaspettata fata madrina. Attorno a loro una vicina che fa magie con ago e filo, due domestiche particolari e una strega in camice bianco. Tra polvere di stelle, desideri inespressi e candeline di compleanno, vivremo la magia di una storia dove tutto è esattamente come sembra.


FOCUS ON: STENO


Grey's Anatomy Actor Eric Dane Is Dating A BLACK GIRL . . . Gets PRAISE Online!!! (PICS)Steno Reggiani agli occhi di tutti è uno stimato ginecologo, un uomo con una lista di attesa lunga mesi e mesi perchè nel suo lavoro si è distinto per la sua bravura, ma anche per fortuna perchè una cliente molto famosa influente ha messo in giro la voce sul suo studio, facendo accorrere quanti più pazienti possibili. Eppure Steno non si ritiene soddisfatto della sua vita perchè di fatto, quella che sta vivendo, non è la vita che avrebbe scelto ma si è sacrificato per gli altri, scegliendo quello che hanno sempre desiderato i genitori, ritrovandosi quindi in una vita che gli sta stretta. Chiaramente il suo non è un lavoro che odia, ormai ci ha fatto il callo e sa anche di essere bravo, tuttavia se avesse potuto scegliere, non sarebbe certamente andata così. Suo padre avrebbe voluto che diventasse un chirurgo plastico, ovviamente per la fama e per il denaro, e quindi diventare un ginecologo per lui è stato un buon compromesso, anche se spesso si sveglia desideroso di chiudere lo studio e andarsene, alla scoperta di se stesso. A soli trentasette anni quindi Steno è un uomo di successo e sposato, con una moglie che tuttavia non gli fa ne caldo ne freddo, ma con cui continua a stare proprio per via dei genitori, almeno fino a quando non scopre il suo tradimento e di conseguenza non esita, per una volta nella vita, a far sentire la sua opinione e chiedere il divorzio, così da avere finalmente almeno una parte della vita che vorrebbe.
Ma la sua vita è destinata a cambiare proprio per questa sua decisione, una volta chiusa una porta del resto si spalanca un portone ed è proprio quello che accade.
Steno, dopo la separazione dalla moglie, riscopre la sua stessa compagnia e di conseguenza emerge essere un uomo pieno di sè, un dispensatore di giudizi e una persona che ama stare con se stesso, anche se scopre che con le donne ci sa ancora fare, tuttavia nessuna di esse diventa una relazione seria perchè ancora vuole godere del silenzio e della calma della sua vita privata. 


Eric Dane aka McSteamy, his name says it all. #mancandymondayAl lavoro invece per una volta Steno decide di accettare un prezioso consiglio datogli da quella che ormai è l'ex moglie: prendere una segretaria che lo aiuti a gestire i suoi appuntamenti. Dopo molteplici colloqui la sua scelta ricade su Francesca, una ragazza che non appare al meglio della sua forma ed Steno stesso ad ammettere che, essendo brutta e sfigata, è perfetta per il posto. Questo non fa certo onore all'uomo, che di fatto la giudica solo dal suo aspetto esteriore e non si prende nemmeno il tempo di conoscerla o di imparare il suo nome, che riuscirà ad azzeccare dopo qualche mese. Eppure la sua presenza in qualche modo lo aiuta, migliora le sue giornate e non solo in ambito lavorativo e ben presto capisce che il suo giudizio su di lei era affrettato, che è una ragazza che vale la pena scoprire e vedere per come è davvero, una ragazza con un passato difficile e che in qualche modo lui vuole proteggere e aiutare. Steno quindi non è certamente un personaggio perfetto, lo vediamo decisamente pieno di sè ed è lui stesso a dirlo, ma sotto sotto è una brava persona, intrappolato in una vita che non avrebbe scelto e da cui sta cercando di tirare fuori il meglio, una vita che gli offre l'occasione di aiutare una ragazza che ha decisamente bisogno di essere vista e di non essere sempre invisibile.
Sicuramente il fatto che la storia si sviluppa in più anni permette di vedere i cambiamenti dell'uomo e di apprezzarlo molto di più, rispetto alle prime pagine: è un uomo che non sempre dice la cosa giusta, non è perfetto e non è il principe azzuro, ma è un uomo che è disposto a cambiare e a fare del suo meglio per aiutare le persone a cui tiene, anche se potrebbero farlo soffrire. E' un uomo che non ha scelto la sua strada ma che ne ha trovata una incredibile, che può solo che sfruttare al massimo.



Non perdetevi le altre tappe!


mercoledì 30 ottobre 2019

Blogotur "Noi contro di voi" di Fredrick Backman - L'hockey sul ghiaccio: passione e lacrime


Buon salve bookspediani.
Oggi vi porto anche la tappa del blogtour dedicata al nuovo romanzo di Fredrick Backman, uscito per Mondadori.





Noi contro di voiIL ROMANZO



Titolo: Noi contro di voi
Autore: Fredrick Backman
Editore: Mondadori
Genere: Fiction
Data di uscita: 29 Ottobre 2019

TRAMA: 

Björnstad – la città degli orsi – è piccola e sperduta in mezzo ai boschi della Svezia: al centro della vita dura e monotona della comunità c’è la passione per la locale squadra di hockey. Per questo, è davvero un colpo bruttissimo quando il team viene smantellato e i giocatori passano nelle file degli stra rivali di Hed. Il club sembra destinato al fallimento, ma grazie alle oscure manovre di un politico abile e senza scrupoli rinasce. Viene ingaggiato un inatteso e sorprendente allenatore, e a mano a mano prende forma una nuova squadra, costruita attorno a giovani promesse come il velocissimo Amat, Benji il lupo solitario e Vidar il piantagrane. È inevitabile che i vecchi legami dentro e fuori dal team si rompano e se ne formino altri, imprevedibili, mentre la rivalità con Hed diventa sempre più aspra. Ma prima che finalmente venga giocata la partita più attesa, quella che vale un’intera stagione, più di un abitante di Björnstad sarà morto, e la gente di entrambe le città si vedrà costretta a chiedersi se, dopo tutto quello che è successo, il gioco che amano potrà mai tornare a essere qualcosa di semplice e innocente.



L'HOCKEY SUL GHIACCIO:
PASSIONE E LACRIME



In Italia l'hockey non è uno sport molto diffuso, per cui è impossibile capire cosa ci può essere dietro, è difficile capire quanti sforzi e quanti sacrifici si fanno per allenarsi e per dare il meglio di sè non solo come individuo, ma come squadra. A prima vista, può sembrare semplice giocare ad hockey, del resto basta saper pattinare e avere un'asta in mano, quanto può essere complicato? Ma per Björnstad – la città degli orsi, una cittadina sperduta in mezzo ai boschi della Svezia, l'hockey è tutto. Non è solo uno sport, è sinonimo di unione, di squadra. Esso non riguarda solo i giocatori, che danno sempre il meglio per cercare di vincere, ma coinvolge tutta la comunità, nel bene e nel male. La cultura dello sport in America, ma così come anche nel resto dell'Europa, è totalmente diversa dalla nostra: tranne il calcio, in Italia raramente si può coltivare una passione sportiva all'università, viene bollata quindi come un hobby che viene relegato al tempo libero, sperando che prima o poi capiti la giusta occasione per trasformarlo in una professione. Per Björnstad lo sport, ma più specificamente parlando l'hockey, viene descritto come il primo amore, qualcosa di cui ci si innamora e che non ci lascia mai nel tempo, anche se a volte le priorità diventano altre. Essere in una squadra di hockey significa allenarsi duramente, dare sempre il meglio e quindi metterci sudore e sangue pur di battere ogni record. Ma fare parte dell'hockey significa anche dover rendere conto delle proprie azioni, perché si è sotto gli occhi di tutti e si viene giudicati costantemente, si è visti quasi come eroi e questi non possono fallire, non possono essere imperfetti.


For the beginner hockey player, a sport like hockey can be overwhelming. If you’re still ready to give the game a try, this checklist is for you.Eppure qualcosa è successo, qualcosa che fa pensare che gli eroi non esistano perchè un giocatore di hockey è stato accusato di stupro e a rimetterci non solo è stata tutta la squadra, ma la comunità stessa. Ora infatti non solo la squadra è divisa, ma è la cittadina stessa ad esserlo e senza una comunità solida, non si può essere uniti: ecco perchè la squadra di hockey viene sciolta come se nulla fosse, come se tutti fossero colpevoli. Il destino quindi degli altri ragazzi è nelle mani della squadra di Hed, quella che è sempre stata considerata la rivale numero uno e che ora invece diventa casa loro. Ecco quindi che ancora una volta torna il senso di comunità, il senso di dovere verso la propria passione che deve avere la meglio sull'astio verso gli altri giocatori. Giocare ad hockey del resto vuol dire divertirsi, vuol dire intrattenere gli spettatori che si fermano a vedere la partita, significa costruirsi il proprio futuro e unire tutti coloro che tifano per la propria squadra. Per quanto sia uno sport violento, la rabbia viene solitamente controllata sul campo perchè si vive di adrenalina e per la vittoria, non si va solitamente a minare l'avversario. Ma quando l'avversario diventa il proprio compagno di squadra, bisogna compiere una scelta per la propria comunità, ossia cercare di essere uniti tra loro. Più la prima partita si avvicina, più l'aria tra gli abitanti si fa tesa e soprattutto non perdona. Ad un certo punto quindi viene ovvio chiedersi se questo sport, questa passione a cui si dà tutto ossia tempo, sudore e lacrime, vale davvero il sacrificio e può essere considerato davvero per quello che è: uno sport che unisce oppure qualcosa di più pericoloso.



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giovedì 24 ottobre 2019

Anteprima "Il gatto che aiutava a trovare nuovi amici" di Rachel Wells

Chi aspettava a braccia aperte Rachel Wells?



Titolo: Il gatto che aiutava a trovare nuovi amici
Autore: Rachel Wells
Editore: Garzanti
Genere: Narrativa
Data di uscita: 7 Novembre 2019


Per il gatto Alfie e il suo amico George, Edgar Road è un vero e proprio paradiso. Qui, possono schiacciare in pace un pisolino e godersi le coccole delle famiglie del quartiere, che fanno a gara per averli con sé. Perché Alfie e George hanno un dono speciale: sanno guardare dentro il cuore delle persone e ripararne gli ingranaggi rotti o inceppati, aiutandole a ritrovare la vera amicizia. È per questo che si danno subito da fare quando a Edgar Road fanno la loro comparsa dei nuovi inquilini non proprio affabili. Con un divorzio difficile alle spalle, Sylvie ha scelto di trasferirsi per poter ricominciare da capo con la figlia quattordicenne Connie. Eppure fatica a integrarsi e a trovare un po’ di stabilità. Non riesce a scrollarsi di dosso la tristezza e la diffidenza che le impediscono persino di lasciare che Connie conosca la gioia del primo amore con il coetaneo Aleksy. A nulla servono la sollecitudine e il sostegno delle vicine, che provano di tutto per farla sentire a casa: Sylvie continua a preferire un isolamento ostinato. Solo Alfie e George possono insegnarle ad aprirsi ancora e a riconoscere la sincerità di un’amicizia che si dà senza chiedere nulla in cambio. Ma devono fare presto. Perché alle loro orecchie, sempre tese, è giunta voce di un piano di fuga di Aleksy e Connie che rischierebbe di sconvolgere il già precario equilibrio. E non possono permetterlo. Non adesso che si sta avvicinando il periodo dell’anno in cui si celebra il valore della condivisione e la gioia arricchisce la nostra esistenza.