lunedì 14 ottobre 2019

Recensione "L'estate dell'incanto" di Francesco Carofiglio

Buona sera bookspediani.
Oggi vi parlo del nuovo romanzo di Francesco Carofiglio, ossia "L'estate dell'incanto" edito da Piemme.



TitoloL'estate dell'incanto
AutoreFrancesco Carofiglio
Editore: Piemme
Genere: Fiction
Data di uscita: 24 Settembre 2019


È l’estate del 1939, Miranda ha dieci anni e il mondo è sull’orlo dell’abisso. Ma lei non lo sa. Quell’estate sarà la più bella della sua vita. Miranda parte con sua madre da Firenze per raggiungere Villa Ada, la casa del nonno paterno, il marchese Ugo Soderini, sulle colline pistoiesi. Suo padre è altrove. La cascina del nonno e il bosco misterioso che la circonda sono il teatro perfetto per le avventure spericolate insieme con Lapo, il nipote del fattore, le scorribande in bicicletta, le scoperte pericolose, il primo, innocente bacio. Ma il bosco è anche il luogo abitato dalle creature parlanti che l’anima di bambina vede o crede di vedere. E la foresta compare sempre, e misteriosamente, nei quadri del nonno, chiusi nel laboratorio che nessuno ha il permesso di visitare. C’è come una luce magica che rischiara quella porzione di mondo. Miranda, ormai novantenne, ce la racconta, fendendo le nebbie della memoria. Tornare a quei giorni, a quella bambina ignara, che ancora non ha visto, vissuto, sofferto, perduto è più che una consolazione, è un antidoto. È l'incantesimo di una giovinezza improvvisa.

IL MIO VOTO




Ho avuto il piacere di scoprire Francesco Carofiglio l'anno scorso, in occasione della sua uscita in letteratura per ragazzi e l'ho trovato un autore decisamente interessante, tanto che, quando ho visto tra le prossime pubblicazioni una sua nuova storia, non vedevo l'ora di gettarmi in questa avventura, per cui sono stata ancora più felice quando mi è stata proprosta L'estate dell'incanto, una storia che intreccia il presente e il passato e lo fa con una maestria unica, una storia che parla di fantasia e di nuove scoperte, ma anche di crescita e di accettazione, una storia passata che sembra quasi accadere nel presente per come la sua protagonista, Miranda, se la ricorda, una storia che l'ha segnata per sempre perchè lei era ancora nel suo mondo di bambina di dieci anni che scopriva per la prima volta suo nonno e nuove amicizie, quando invece per il mondo significava entrare nella seconda guerra mondiale e quindi distruggere tutti gli incanti dei bambini, per trasportali in un periodo buio, dove nessun innocente poteva avere scampo se era ebreo, tutto per colpa di una singola persona. L'estate dell'incanto è quindi quel momento tra il sonno e la veglia, quel periodo di pochi mesi impresso per sempre nella mente di Miranda e bollato come qualcosa di indimenticabile, unico, ma anche quell'attimo di felicità prima che tutto il suo mondo cambiasse totalmente.
E' lei stessa a raccontarcelo, protagonista e narratrice unica, e noi non possiamo che andare con lei a Pisa, a Villa Ada e ascoltare la storia che ha intenzione di raccontarci.


Miranda infatti è una donna arrivata a novant'anni, una donna che nella sua vita ha avuto attimi di felicità, ma anche momenti di scoforto, una donna che ora si ritrova sola perchè non si è mai sposata, anche se può godere della compagnia di due signore arzille quanto lei, che si divertono a tenerla impegnata. Ma più il tempo passa, più Miranda si sente scivolare via e quindi approfitta del momento per raccontare la sua storia, più precisamente quell'estate in cui aveva dieci anni che le ha cambiato per sempre la vita. Quell'estate in cui è fuggita da Firenze insieme alla madre, pensando di andare in vacanza a Pisa, quando in verità stava solo scappando dal terrore che si stava avvicinando in Italia. Per Miranda andare a Villa Ada dal nonno, una persona che non aveva mai conosciuto, è un'esperienza più unica che rara perchè le permette di conoscere un luogo incantato, anche se sente tremendamente la mancanza del padre, che a causa dei continui viaggi non può essere insieme a lei, e sarà proprio l'assenza del padre a spingerla a provare ad avere un rapporto con nonno, un bravissimo pittore che ha tentato la fortuna a Parigi ma che è tornato perchè non ha avuto successo, anche se compie opere magnifiche. Un uomo di poche parole, ma che sembra riuscire a comunicare bene con Miranda attraverso la pittura, così come sua madre fa attraverso le storie che le racconta. E, un po' come se il lettore fosse suo figlio, Miranda decide di raccontare a noi la storia di quell'estate che ha scoperto cosa significa sentire la mancanza di qualcuno, dipingere, innamorarsi e soprattutto crescere.


La storia quindi ruota attorno a Miranda e a quell'estate che per lei ha significato il cambiamento: in primis un'estate lontano da Firenze, ma trascorsa in una Pisa che non conosce, nella villa del nonno circondata da una foresta che può contenere meraviglie della natura come anche pericoli, poi un'estate in cui sente tremendamente la mancanza del padre, un uomo che viaggia per lavoro e che Miranda spera di rivedere presto, intanto gli scrive quotidianamente lettere, per sentirlo ancora più vicino a sè. Un 'estate in cui la ragazza conosce il nonno, un pittore che le insegnerà a dipingere anche se si aprirà solo con il tempo, poichè inizialmente sarà restio a condividere la sua vita con lei e sua madre. Ma sarà anche un'estate di cambiamenti: per la prima volta non vede la sua migliore amica, conosce persone nuove e si innamora di una di esse, ma soprattutto al principio si culla nella sua vita da bambina e come tale si affida all'immaginazione, aiutata dalle storie della madre e dalle leggende che sente in giro rigurdante i dintorni di Villa Ada, successivamente si trasformerà in una ragazza, perderà quell'innocenza fanciullesca per essere trasportata in un mondo che purtroppo non risparmia sofferenze e Miranda ne sarà testimone in prima persona. Quell'estate è certamente il momento più importante per lei, quell'attimo che ancora oggi, dopo più di ottant'anni, ricorda vividamente e che ha contribuito a renderla quella che è: una donna che è sola si, ma che vive ogni giorno come se fosse un regalo, senza sprecare nemmeno un attimo.
Quello di Miranda è quindi un personaggio molto forte perchè in grado di far riflettere il lettore su quello che rappresenta: il passare inesorabile del tempo.


Sono tantissime le tematiche affrontate in questa storia, ma due primeggiano rispetto a tutte le altre e sono perfettamente rappresentata dalla stesa persona, tuttavia in momenti storici diversi. La Miranda del 1939, una bambina di dieci anni che è ancora convinta di vivere una vita spensierata, piena di gioie e divertimento, simboleggia l'età dell'innocenza, quel periodo in cui si è convinti che nulla possa andare storto, quel periodo in cui ci si lascia cullare dalle storie dei propri genitori o dalle leggende, perchè si vuole credere che nel mondo ci sia un pizzico di magia a renderlo speciale e incantevole, quel periodo quindi in cui si è convinti di avere tutto il tempo del mondo, che si rimanda a domani quello che si può fare oggi, perchè tanto si è invincibili e si può piegare il tempo al proprio volere. La Miranda di oggi invece è una donna che vive nei suoi ricordi, ha più momenti passati di quelli futuri, sta vivendo giorno per giorno e sa che ogni nuova alba è un regalo, perchè alla sua età potrebbe tranquillamente essere l'ultima. La Miranda di oggi è una donna che ha abbandonato già da tempo l'illusione di avere un mondo pieno di gioia, è una donna che conosce il dolore e che lo ha affrontato, è insomma la somma di tutte le esperienze che contribuiscono a formare una persona e a renderla unica e particolare. Queste due Miranda sono una faccia della stessa medaglia, la stessa persona eppure diversa, che si aprono al lettore e condividono le loro storie. E poi non può che sentirsi l'eco della seconda guerra mondiale, che non primeggia sul resto ma resta una grande presenza.


Francesco Carofiglio, con il suo stile poetico ed evocativo, ci porta in un mondo che sembra quasi idilliaco, un mondo lontano eppure molto vicino a noi, e lo fa entrando subito in grande sintonia col lettore, scegliendo certamente il personaggio giusto per raccontare questa storia.
A Miranda stessa viene infatti affidato il compito di narrare la sua storia e la donna lo fa senza filtri, come se morisse dalla voglia di farlo e quindi le sue parole sono un fiume in piena, quasi un flusso di coscienza, che passa spesso da passato a presente senza mai confondere il lettore, grazie alla bravura dell'autore. E' facile rispecchiarsi anche in Miranda, una donna che è ormai arrivata alla fine della sua vita e che quindi ha più giorni passati da ricordare che giorni futuri da vivere, una donna che ci fa capire come è facile che la vita cambi in un attimo, basta solo un'estate per rendere tutto diverso, una donna che ha affrontato tanto nella vita e che per quanto ha sofferto, è sempre riuscita ad andare avanti a testa alta ed è quindi da prendere come esempio e stimola la riflessione su quanto sia fragile la vita e su quanto sia imprevedibile.
L'estate dell'incanto è una lettura che arriva dritto al cuore, che entra in punta di piedi e che sconvolge per la sua storia e per la semplicità con cui viene narrata, sebbene parli di tematiche che non lasciano certo indifferenti. E' una storia che ci fa crescere insieme alla sua protagonista e, come per lei, è qualcosa che nessuno potrà mai dimenticare.




si ringrazia la casa editrice
per la copia omaggio



Blogtour:"Non sai quanto" di Jill Santopolo - L'intervista all'autrice


Buon salve bookspediani.
In occasione del blogtour sono riuscita ad intervistare Jill Santopolo, grazie alla Nord e se volete sapere come è andata, vi accontento subito!


IL ROMANZO

Titolo: Non sai quanto
AutoreJill Santopolo
Editore: Nord
Genere: Fiction
Data di uscita: 10 Ottobre 2019

TRAMA:

Tutti mentono, persino a se stessi. Nina Gregory era convinta che, nel momento in cui il padre avesse deciso di ritirarsi, lei sarebbe stata pronta a prendere in mano l’impresa di famiglia. Intanto si è costruita una carriera in politica, diventando una delle migliori speech writer di New York. In fondo c’è tempo, il padre rimarrà al timone della compagnia ancora per anni. Invece lui muore all’improvviso e a Nina crolla il mondo addosso: non è affatto preparata ad abbandonare tutto quello che ha costruito, per intraprendere un cammino scelto da altri. Era una bugia. E il problema con le bugie è che, smascherata una, è molto più difficile ignorare tutte le altre. Come le piccole incongruenze del fidanzato, quando le racconta dove ha passato la serata. O i silenzi dei dirigenti dell’azienda, di fronte a operazioni poco limpide. A poco a poco, Nina apre gli occhi su una scomoda verità: la sua vita non era completa e appagante, era solamente falsa. E ora che il suo futuro è appeso a un filo, senza nessuno accanto di cui potersi fidare, è una preda circondata da squali. È quindi arrivato il momento di guardare in faccia la realtà e iniziare a combattere per ciò che vuole davvero. Perché la felicità arriva quando trovi il coraggio di essere sincera, soprattutto con te stessa.





L'INTERVISTA

Risultati immagini per jill santopolo1. Hai sempre voluto essere una scrittrice? Come ti sei avvicinata a questo mondo?
JS: Ho sempre amato raccontare storie fin da quando ne ho memoria. Ho scritto il mio primo "libro" quando avevo tre anni; era una storia che ho dettato a mia madre riguardo un gatto grasso che si sedeva su un tappetino, e l'ho illustrato con un pastello rosso. Non può davvero capire chi è il gatto e chi è il tappetino, è solo un grande insieme di rosso. Ma mia madre l'ha plastificato e l'ha tenuto per incoraggiarmi, e io ho continuato a scrivere storie per tutto il periodo scolastico. C'è qualcosa riguardo alla creazione di mondi e alla connesione con altre persone attraverso delle storie che mi ha sempre intrigato. 


 2. Cosa hai provato quando hai saputo che il tuo primo romanzo sarebbe stato pubblicato? Non è certamente una cosa da poco!
JS: E' stato il giorno più emozionante della mia vta. Quando ho scoperto che il mio primo libro - una storia mystery per ragazzi- sarebbe stato pubblicato, ero in verità a Roma per una vacanza, stavo festeggiando i miei venticinque anni. Sono andata in un internet point- era prima dell'arrivo degli smartphone- e ho controllato le mail dopo un giorno passato a visitare il Colosseo e il Pantheon e ho trovato un messaggio dal mio agente che aveva ricevuto un'offerta per il mio libro. Sono uscita e ho comprato un giubbotto di pelle e una bottiglia di Prosecco a cena. Quando ho saputo che il mio primo libro per adulti sarebbe stato pubblicato, ero ugualmente emozionata, ma non ero in Italia per festeggiare, così ho finito per andare a Brooklyn.


Risultati immagini per jill santopolo3. Questo secondo libro è molto diverso dal primo, eppure riesce lo stesso ad essere emotivo ed intenso. Dove trovi l’ispirazione e soprattutto come funziona il tuo processo creativo?
JS: La maggior parte dell'ispirazione arriva dalla mia vita privata e dalle emozioni che mi prendono quando sto scrivendo. Per "Il giorno che aspettiamo", l'ho scritto dopo una rottura molto brutta, mentre invece per "Non sai quanto" l'ho scritto quando mio padre è morto, e mentre mi stavo innamorando di mio marito. Per entrambi i libri pensavo molto ai diversi tipi di amore che esistono nel mondo e come reagiamo quando li perdiamo. ​ 


4. Parliamo di Nina, la quale è una protagonista in cui è facile rispecchiarsi, che compie un bellissimo percorso di crescita. Come è nato il suo personaggio?
JS: Con Nina volevo creare una donna che avesse il potenziale per essere molto più di ciò che era, e volevo vederla crescere lentamente, mano a mano che il libro proseguiva. Era un bruco che si è trasformato in farfalla alla fine. E volevo inoltre creare un personaggio che era per molti versi privilegiato, ma quelli stessi privilegi non servivano a comprare la sua felicità. Amo come capisce cosa è importante nella sua vita e poi come trova la fiducia per seguire questi ideali.


Risultati immagini per jill santopolo5. Lavorare in una casa editrice ti ha aiutato in ambito di scrittrice?
JS: Penso di si. Alla Penguin leggo manoscritti con un occhio critico su cosa funziona e cosa no e perchè, dunque sono capace di pensare a questo mentre lavoro al mio romanzo.
Sicuramente è molto più difficile essere critica sul proprio lavoro, ma provo sempre ad esserlo e lavorare in una casa editrice mi ha insegnato proprio questo.



6. Quale è stata la parte più difficile da scrivere in questa storia?

JS: Per me è la fine ad essere sempre la cosa più difficile. Non so mai quanto voglio che la storia vada avanti, ossia quando è giusto fermarla. Ho scritto la fine almeno quattro o cinque volte prima di trovare il punto giusto per farla concludere, nello specifico a come lasciare i personaggi nel loro mondo della storia. 


Risultati immagini per jill santopolo7. La tematica di questo romanzo è attuale e in grado di arrivare a tutti i lettori, ossia la lotta tra essere quello che vorrebbero gli altri ed essere quello che si desidera davvero. Come mai hai deciso di affrontare questo argomento?
JS: Ho pensato che l'idea di chi siamo rispetto a ciò che facciamo vedere al mondo perchè è come le persone si aspettano di vederci fosse molto rilevante per colpa dei social media. Sono stata ispirata in parte da quei post che riguardano "instagram vs. la realtà". Volevo esplorare come sarebbe stato non avere una facciata, avere quindi il proprio io avere la meglio, nonostante tutte le aspettative e vedere quindi i benefici (ma anche i problemi) di questo.






Se ancora non lo avete fatto, recuperate tutte le tappe e le recensioni!














Blogtour "Il resto della storia" di Sarah Dessen


Buon salve bookspediani.
Eccomi qui con voi per presentarvi la tappa del blogtour dedicato al nuovo romanzo di Sarah Dessen, ossia "Il resto della storia".
Pronti a scoprirla?



IL ROMANZO



Il resto della storia di [Dessen, Sarah]Titolo: Il resto della storia
Autore: Sarah Dessen
Editore: Harper Collins Italia
Genere: Young Adult
Data di uscita: 10 Ottobre 2019


TRAMA:

Emma Saylor ha diciassette anni e non sa molto di sua madre, che è morta anni prima. Di lei ricorda solo la carezza che le faceva poco prima di dormire, mentre le raccontava le storie del grande lago dove era nata. Da allora Emma e suo padre sono soli. La vita scorre tranquilla, finché un giorno Emma viene mandata in vacanza dalla famiglia di sua madre. Quando Emma arriva a North Lake, si accorge che il lago è come “diviso”. Sulle stesse sponde vivono due comunità completamente diverse. Sua madre infatti è nata e cresciuta nella parte popolare, North Lake, mentre suo padre passava le estati nel più ricco Lake North Resort. La cosa strana è che anche Emma comincia a sentirsi divisa in due persone. E poi c’è Roo, l'unico che può svelarle la verità sulla sua famiglia, e che lentamente l’aiuta a ricucire i fili spezzati del suo passato. Per la ragazza è come se si aprisse un mondo completamente nuovo. Ma al momento di ritornare a casa, quale parte di lei avrà la meglio?



LE DUE FACCE DI NORTH LAKE

North Lake è di fatto una cittadina unica, un paese come tanti che ospita i suoi abitanti e coloro che hanno voglia di una vacanza vicino al lago, ma questo si verifica solo in pratica, perchè North Lake è come attraversato da una linea invisibile che divide i due tipi di persone che la abitano: da una parte ci sono quelli che non conoscono cosa signifca essere in vacanza, coloro che sgobbano quotidianamente sul lavoro e che devono sudarsi ogni cosa per andare avanti. Queste persone non hanno una vita facile, anzi tutt'altro, è una vita caratterizzata da sudore e fatica ma che alla fine offre loro anche una buona ricompensa, ossia avere amici con cui poter passare il tempo, dividendosi tra feste, alcol e qualcos'altro.
Ovviamente questa è la parte più oscura della città, la North Lake che nessuna persona benestante vorrebbe vedere e da cui si tiene ben lontano, come se fosse davvero così pericolosa e decadente come tutti la descrivono, senza nemmeno però soffermarsi a vederla. E poi esiste un'altra faccia di questa città, la Lake North, un posto creato proprio per chi vuole andare in vacanza e non dover pensare a nulla, un luogo in cui si trovano le migliori attrazioni e i migliori hotel, dove la polizia è sempre pronta ad intervenire se c'è qualche problema, anche se raramente questo accade, e di conseguenza è come se la stessa città non si trovasse nemmeno nello stesso stato, per quanto la suddivisione è così netta e per quante differenze si sono create. Ma è davvero così? Qualcuno si è mai fermato ad osservare attentamente la città e a comprendere che è una divisione a migliore o peggiorare lo stato delle cose, semplicemente siamo davanti ad una vita imperfetta, piena di vizi e piena di decisioni sbagliate e quindi non è la città a formare una persona, così come non sono le amicizie che frequenta, è la persona stessa a decidere la sua strada e questa a volte può compire scelte sbagliate, perchè umana.
Tra tutti, solo Emma Saylor riuscirà a vedere il potenziale di entrambe le città ed essere un po' Emma e un po' Saylor, come del resto è North Lake e come del resto siamo tutti, un po' divisi e persone diverse a seconda di chi ci troviamo davanti, basta semplicemente smettere di fingere che vada tutto bene e che tutto sia perfetto, per apprezzare davvero non solo noi stessi, ma anche i luoghi imperfetti in cui viviamo, capaci di farci capire che esistono differenze sociali, come in tutto il resto del mondo, ma non è automaticamente corretto credere che solo chi è benestante possa essere migliore degli altri, perchè siamo tutti persone umane e quindi destinate a sbagliare, anche se il nostro conto in banca è sostanzioso o no e anch se ci troviamo dalla parte giusta della città, che a volte per qualcuno può rivelarsi quella sbagliata. Quella di Sarah Dessen è la rappresentazione perfetta delle nostre differenze sociali e una bellissima lezione che ci invita a non giudicare prima di conoscere davvero la situazione.




Mi raccomando, non perdetevi nessuna tappa!


Cover Love#180


 è una rubrica inventata da Glinda


Buon salve bookspediani.
Pronti per il Cover Love di oggi?




La cover vincitrice 
della settimana scorsa è:





Le cover che vi aspettano oggi sono:



Rage And Ruin
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The Damned



We Free the Stars



quale vi piace di più?
mi raccomando, ditemelo nei commenti!



domenica 13 ottobre 2019

TGIF- Book Whispers#75: I libri consigliati di questa settimana



Buona domenica bookspediani.
Siete pronti per i consigli di questa settimana?
Io e Sandy de La stamberga d'inchiostro siamo prontissime!





Può succedere anche a  noi? di [Albertalli, Becky, Silvera, Adam]
Titolo: Può succedere anche a noi? 
Autore: Becky Albertalli e Adam Silvera
Editore: Mondadori
Genere: Young Adult
Data di uscita: 8 Ottobre 2019

TRAMA:

Arthur è entusiasta all'idea di trascorrere un'intera estate a New York. Per lui, cresciuto a pane e musical, è proprio una città magica, romantica, dove tutto può succedere. Se Broadway gli ha insegnato qualcosa, poi, è che l'universo può recapitarti una storia d'amore indimenticabile quando meno te l'aspetti. E quale luogo al mondo potrebbe essere un set migliore della città che non dorme mai?
Ben, invece, pensa che l'universo per una buona volta dovrebbe imparare a farsi gli affari suoi. Se davvero ci tenesse a lui, di certo non starebbe andando all'ufficio postale per spedire un'intera scatola di oggetti posseduti dal suo ex. Ma quando, proprio in quel grigio luogo affollato, le strade di Arthur e Ben si incrociano, viene il sospetto che il destino abbia davvero qualcosa in serbo per loro. Ma che cosa di preciso? Forse niente. In fondo, dopo essersi incontrati, ognuno va per la sua strada.Forse tutto. In fondo, alla fine si rivedono. E decidono di ripetere l'esperienza.
Ma cosa accadrebbe se il loro primo appuntamento "ufficiale" non andasse proprio come previsto? E nemmeno il secondo primo appuntamento... o il terzo? Che cosa accadrebbe se Arthur le tentasse tutte per far andare bene le cose tra loro, e Ben invece non ci provasse abbastanza? E se la vita, quella vera, non fosse così tremendamente magica come pensa Arthur? Ma se invece lo fosse? Chi l'ha detto che non può essere come uno dei musical di Broadway che tanto ama? E soprattutto: perché un amore a prima vista fantastico come quelli che si vedono nei film deve capitare sempre agli altri?
Perché non può succedere anche a loro?


Può succedere anche a noi? è un romanzo dolce, unico, semplicemente incantevole. Una storia trascinante sia per la trama che per lo stile dei due autori, che non fa capire di essere scritto da due persone diverse, per quanto fluida è la scrittura. E' una storia che va al di là dei protagonisti, un vero inno all'amore e a come a volte il destino si diverte a giocare con noi. L'unica cosa che mi ha fatto restare un po' delusa è il finale, che nella mia testa era qualcosa di completamente diverso, mentre invece i due autori hanno optato per qualcosa di originale e non scontato, che può piacere oppure no ma che rende giustizia a tutto il percorso svolto dai due personaggi e che lascia la porta aperta per il futuro, perchè come il destino nel libro è imprevedibile, così può essere anche la realtà e chissà che prima o poi non ritroveremo Ben ed Arthur. Onestamente ci spero tanto, mi sono affezionata moltissimo a questi personaggi, come se fossero ormai amici di vecchia data e quindi doverli salutare è stato un vero trauma, per cui ritrovarli sarebbe un piacere. Intanto questa bellissima meraviglia esce domani in tutte le librerie e io non posso che chiedervi di dargli una possibilità perchè sono sicura che sia una lettura adatta a tutti e soprattutto istruttiva per i giovani lettori, perchè fa capire che l'amore è semplicemente amore, non serve altro.
Adam Silvera e Becky Albertalli confermano la loro bravura e io non posso che inchinarmi a loro e soprattutto attendere con grande impazienza che altri loro romanzi arrivino anche qui in Italia, ne abbiamo davvero bisogno tutti quanti.

Tempo di lettura
un dolcissimo pomeriggio
Bevanda perfetta per la lettura: gatorade al lampone
Snack da gustare durante la storia: muffin al cioccolato







Un bacio che non si stacca più di [Macchetto, Augusto]
Titolo: Un bacio che non si stacca più
Autore: Augusto Macchetto
Editore: Rizzoli
Genere: Libri per ragazzi

Data di uscita: 24 Settembre 2019


TRAMA:

Da un mese la madre di Flavia se n'è andata, ma ha trovato il modo di restare ancora un po', di "fregare la morte", come direbbe lei. Con le lettere. Arrivano a Flavia giorno dopo giorno, da città sempre diverse, per dire tutto quello che non è facile dire a voce, ma anche solo per continuare a parlare, a esserci. E lei sta al gioco. Non ha idea di chi le spedisca, però le aspetta impaziente e fiduciosa. E intanto prova a vivere la vita di sempre. A ridere con Sabri, la sua amica mezza matta, a baciarsi in mezzo alla strada con Luca, e a coccolare il suo frastornato papà.
 Perché sta imparando che la morte la puoi fregare anche rubandole un attimo. L'attimo di una risata... o di un bacio.

Un bacio che non si stacca più è stata una lettura breve ma tremendamente intensa, una storia creata in modo splendido da Augusto Macchetto, che con il suo stile semplice e diretto riesce a comunicare forte e chiaro con il lettore e recapitare un bellisismo messaggio: purtroppo la morte non si può evitare, si può ingannare per qualche tempo, ma verrà comunque presto o tardi a reclamare ciò che suo e in quell'attimo tutto cambia e resta uguale allo stesso tempo. Augusto Macchetto affronta quindi cosa significa diventare adulti, capire che il tempo che abbiamo a disposizione è limitato e che quindi bisogna apprezzare ogni attimo, anche un semplice bacio, perchè saranno le piccole cose a mancarci di più ed è per questo che sono da custodire, per avere un promemoria del tempo trascorso insieme. Flavia è un personaggio in cui ci si può rispecchiare facilmente e il suo percorso è qualcosa con cui tutti prima o poi avremo a che fare, ma lei si è dimostrata una ragazza forte e in grado di restare in piedi anche dopo una grandissima batosta e quindi non può che essere presa come esempio. Adoro che questo romanzo così profondo sia indirizzato ad un pubblico giovanile, perchè sono sicura saprà conquistarli e farli riflettere, così come riuscirà a commuovere anche i lettori più grandi, come ha fatto con me. Un bacio che non si stacca più è una storia che dura un attimo, ma che non si stacca più dal cuore.


Tempo di lettura: il tempo di un bacio, un attimo
Bevanda perfetta per la lettura: latte caldo
Snack da gustare durante la storia: biscotti alla marmellata







Titolo: Non sai quanto
AutoreJill Santopolo
Editore: Nord
Genere: Fiction
Data di uscita: 10 Ottobre 2019

TRAMA: 

Tutti mentono, persino a se stessi. Nina Gregory era convinta che, nel momento in cui il padre avesse deciso di ritirarsi, lei sarebbe stata pronta a prendere in mano l’impresa di famiglia. Intanto si è costruita una carriera in politica, diventando una delle migliori speech writer di New York. In fondo c’è tempo, il padre rimarrà al timone della compagnia ancora per anni. Invece lui muore all’improvviso e a Nina crolla il mondo addosso: non è affatto preparata ad abbandonare tutto quello che ha costruito, per intraprendere un cammino scelto da altri. Era una bugia. E il problema con le bugie è che, smascherata una, è molto più difficile ignorare tutte le altre. Come le piccole incongruenze del fidanzato, quando le racconta dove ha passato la serata. O i silenzi dei dirigenti dell’azienda, di fronte a operazioni poco limpide. A poco a poco, Nina apre gli occhi su una scomoda verità: la sua vita non era completa e appagante, era solamente falsa. E ora che il suo futuro è appeso a un filo, senza nessuno accanto di cui potersi fidare, è una preda circondata da squali. È quindi arrivato il momento di guardare in faccia la realtà e iniziare a combattere per ciò che vuole davvero.
Perché la felicità arriva quando trovi il coraggio di essere sincera, soprattutto con te stessa.

Chi ancora non conosce Jill Santopolo sono sicura verrà certamente catturato da questa storia e forse il mio consiglio è partire proprio da questa, per poi passare al suo primo libro, che resta il mio preferito e quello più di impatto emotivo. Anche in questo non mancano certo le emozioni, tuttavia essendo una storia molto più intima e individuale anche l'impatto emotivo è molto meno forte.
Non sai quanto è una lettura di quasi quattrocento pagine che si legge in un attimo, grazie allo stile dell'autrice e ai capitoli molto brevi, che aiutano ad essere un vero e proprio page turning, anche se non ci sono grossi sconvolgimenti di trama perché l'autrice mira a sconvolgere il lettore psicologicamente e ci riesce, perché di fatto il lettore intraprende questo viaggio di crescita ed accettazione insieme a Nina e, a lettura conclusa, non può che essere un poco più forte e avere più fiducia in se stesso, più fiducia sul fatto che è giusto cambiare e crescere ed è giustissimo decidere noi stessi della propria vita, perché siamo noi a doverla vivere e non altri e auto imporsi qualcosa, solo per far piacere ad altri, è come condannarsi ad una vita senza felicità, dettaglio di cui nessuno può fare a meno. Resto un pelo delusa da questo romanzo perchè avevo aspettative molto alte, che sono state soddisfatte solo in parte, tuttavia non posso che constatare nuovamente la bravura della Santopolo e sperare in un prossimo romanzo all'altezza delle sue capacità.


Tempo di lettura: un paio di giorni, tra un attimo e l'altro dopo il lavoro e prima di dormire
Bevanda perfetta per la lettura: una spremuta di arance fresca
Snack da gustare durante la storia: patatine, tante patatine


Cosa ne pensate di questi consigli?




#Intervista a Jay Kristoff

Buon salve bookspediani.
Sono un po' in ritardo, lo so, ma oggi vi voglio parlare un po' di come è andato l'incontro a Milano con Jay Kristoff e riportarvi un paio di domande fatte all'autore, che è una persona davvero super disponibile, paziente e gentile!



Come ben sapete, il tre settembre è uscita in Italia l'intera trilogia di Nevernight, una serie di cui ancora si parla e che si è certamente rivelata all'altezza delle aspettative. In occasione della sua pubblicazione e del tour promozionale relativo al terzo libro, Jay Kristoff è venuto anche in Italia e io ho avuto la fortuna di partecipare all'incontro organizzato da Mondadori a Milano. La tensione era davvero alle stelle, capita sempre quando ti trovi davanti un autore che stimi e a cui sei affezionato e che è alto più di due metri, ma fortunatamente lui si è rivelato una persona davvero fantastica, che ci ha dedicato davvero tantissimo tempo e ha risposto a tutte le nostre venticinque domande, facendo foto e autografi con tutti, regalandoci una giornata indimenticabile. Per quanto riguarda l'intervista ho deciso di non riportarvi tutte le domande, ma quelle che ho trovato più interessanti, per cui eccomi pronta a portarvi le sue risposte!



1. Partendo dall’inizio, come è nato l’idea del mondo di Nevernight e come si è sviluppata nei tre volumi?
Tutto è iniziato con il personaggio di Mia, sicuramente i lettori si innamorano dei personaggi e non delle parole e quindi ho iniziato a esplorare questo nuovo personaggio. L'ispirazione è venuta una sera, la vigilia di Capodanno, quando due mie amiche (non fidanzate, sono sposato) hanno iniziato a litigare su una parolaccia che in inglese inizia per "C", se fosse offensiva o meno. Rimasi volutamente fuori dalla discussione, ma ero interessato alle reazioni e ai punti di vista delle mie amiche. Ho iniziato poi subito dopo a scrivere la scena che c'è alla fine del capitolo 5 del primo libro dove appunto Mia e Tric discutono su questa parola. A quel punto ancora non sapevo chi fosse Mia, però sapevo che volevo saperne di più e scoprire chi fosse. Io sono molto appassionato di Storia Romana, mi sento addirittura un nerd su questa materia, in particolare della dinastia Giulia. Sapevo che potevo prendere in prestito molto da questa Storia e in particolare dalla storia e dalla figura di Giulio Cesare, un generale che si è ribellato contro il senato. 
La sua ribellione ha avuto successo ma mi sono sempre chiesto cosa sarebbe potuto accadere se questa ribellione non fosse andata a buon fine, cosa sarebbe accaduto alla sua famiglia ed è nata la storia di Mia.


2. Quando hai finito di scrivere la trilogia cosa hai provato, ma soprattutto avevi idea del grande successo che avrebbe avuto?
Mi sono sentito triste, quando l'ho finita. Questa è la terza trilogia che concludo, ma non ricordo di essermi sentito così triste con le altre, ero sempre emozionato per la prossima storia (e lo sono anche adesso), però immagino che ci fosse più "me" in questa serie e in questi personaggi rispetto alle altre. Quando ho detto addio a questa serie è come se avessi detto addio a una parte di me. Sapevo che anche Mia significa molto per i lettori e quindi mi dispiaceva anche per loro. L'ultimo capitolo della serie è stato molto difficile da scrivere: il narratore parla della fine di questo viaggio ed è come se parlassi io ai miei lettori, come se io stessi dicendo addio alla serie. È stato difficile da scrivere, è come quando i genitori salutano i figli che vanno al college, iniziano il loro percorso nel mondo reale. Comunque sono molto soddisfatto dei libri, del finale e mi sono sentito triste, cosa insolita per me perché di solito ho il cuore di ghiaccio.
E no, non sapevo che sarebbe stato un così grande successo, anche perché quando la trilogia è uscita in inglese non c'è stato un lancio così grande come c'è stato qui in Italia, è stato più circoscritto e poi in due/tre anni il libro ha avuto un successo esponenziale ed è tutto grande a voi ragazzi che siete i miei lettori e che grazie a Instagram, Youtube e i blog avete fatto un grande passaparola, molto più grande rispetto alle altre mie serie. Anche solo consigliando la serie a un amico, avete permesso che avesse così tanto successo, quindi devo tutto a voi, grazie mille!


3. Qual è stato il momento più difficile da scrivere nell’intera trilogia?
Le scene di sesso! È stato molto strano pensare che mia madre, mia moglie, i miei amici leggessero queste scene nei miei libri. Sicuramente mia moglie è una delle critiche letterarie che stimo di più ed è la prima delle cinque persone a cui faccio leggere i miei libri prima di mandarli all'editore. Quindi scrivere queste scene sapendo che le persone vicino a me le avrebbero lette è un'esperienza che non avevo mai fatto: mia moglie con un gruppo di amiche legge molti romanzi erotici e quindi era come chiederle di fare un "best of" delle scene di sesso e per qualche tempo in casa era come leggere della pornografia. Di solito sono da solo nel processo di scrittura, invece per quanto riguarda le scene di sesso sentivo la gente sulla spalla che mi giudicava. 

4. Ci hai mostrato in ogni volume una Mia diversa, ma secondo te quale tra i tre volti è quello che le si addice di più?
Ottima domanda, anche se è difficile rispondere! Non so se ci sia un vero volto di Mia, un suo vero volto. Sicuramente è diventata una persona migliore alla fine del terzo volume. Ha una migliore comprensione di chi è come persona e di cosa sia l'amore, perché in effetti nel primo libro c'è sì l'esperienza con Tric, ma non so se lei alla fine fosse davvero innamorata di lui. Nel primo libro Mia è concentrata sul suo obiettivo, non sa quale sarà l'impatto delle sue scelte, ma sa che ha una montagna da scalare, e non le importa cosa succederà dopo, sa solo che deve raggiungere il suo obiettivo. Nel libro tre invece ha una visione più ampia della vita e del suo stare nel mondo; è una persona più equilibrata e sana rispetto al primo libro, ma non so se quello sia effettivamente il volto giusto di Mia. In ogni libro Mia deve possedere quel determinato volto e diciamo che la cosa che apprezzo di lei è che non è mai scesa a compromessi, dal primo libro è sempre stata motivata dalla vendetta, dalla rabbia, dall'ingiustizia subita e continua ad esserlo fino alla fine.


5. Qual è il tuo personaggio preferito della serie, a parte Mia? E qual pensi che ti rappresenti di più?
Il mio personaggio preferito tra i secondari è senza alcun dubbio Mercurio, perché c'è tanto di me in lui. Alla fine i due personaggi in cui ho messo parte di me sono appunto Mia e Mercurio: Mia è il mio passato, è la versione di me teenager al femminile, mentre Mercurio è il me del futuro. 
Nel terzo libro le linee iniziano ad intrecciarsi e cambia qualcosa, in quel momento subentra l'autore, molto più di prima e il narratore diventa molto più consapevole di star raccontando una storia, e il lettore diventa più consapevole che la sta leggendo. Diciamo che, in generale, nel terzo volume c'è molto di me, rispetto ai precedenti. Ci ritrovo molto la relazione che ho con il mondo, per quanto riguarda la mia esperienza personale. Se volete sapere come sarò tra venti anni allora correte a scoprire Mercurio.


6. L'ambientazione in un romanzo fantasy/scifi è molto importante e quella di Nevernight non fa eccezione. Quanto tempo ci è voluto e quali difficoltà hai incontrato per creare questa struttura così particolare?
Sicuramente l'ambientazione è fondamentale. Io però sono un tipo di scrittore che costruisce la storia e l'ambientazione strada facendo, quindi non avevo inizialmente una visione completa del mondo che stavo andando a creare. Sapevo che c'erano luoghi di cui volevo parlare, ma non avevo visitato nella mia mente tutta l'estensione dell'ambientazione. È un processo che segue il flusso della scrittura, sia per la trama che per l'ambientazione. Per quanto riguarda la struttura politico-religiosa che regola il mondo, di questo aspetto avevo una visione ben precisa, perché mi ero ispirato alla storia romana e alla sua repubblica, alla dinastia Giulia, quindi lì avevo un'idea ben precisa. Sono invidioso di quegli scrittori che sin da subito hanno chiaro quello che andranno a scrivere, io non sono così diligente, anzi a volte mi è persino capitato di cambiare strada: avevo intrapreso dei percorsi e poi alla fine cambiavo idea e mi toccava tornare indietro, dopo essermi reso conto di aver sbagliato. 
Nel primo libro ho cancellato 80.000 parole, su 160.000, quindi in realtà avevo scritto un libro e mezzo, relativamente alla descrizione del mondo. Poi ho deciso di cancellarla perché non mi sembrava utile, ma non è stato un lavoro sprecato perché mi ha aiutato a informarmi sulla costruzione di questo mondo. 


7. Quali influenze hanno contribuito a rendere il tuo stile di scrittura così originale e innovativo?
Per quanto riguarda gli scrittori sicuramente William Gibson, uno scrittore che usa frasi molto frammentate e a cui mi sono ispirato per il mio stile. Inoltre usa il ritmo della scrittura in modo molto intelligente, perché abbina il ritmo di scrittura al tipo di scena: se c'è una scena con molta azione allora usa frasi più brevi, mentre nelle scene drammatiche si sofferma sulle descrizioni e sui dettagli. È stato un'influenza grandissima per il mio lavoro e il primo scrittore che ho studiato a fondo per formarmi in quanto autore.  Un'altra influenza per me è la musica: quando scrivo ascolto sempre la musica, non con le parole perché mi distraggono, ma uso musiche che evochino quello che scrivo. Adoro Ludovico Einaudi e abbino anche qui i ritmi che la sua musica ha a quello che sto scrivendo. 
Anche le colonne sonore dei film, quelle orchestrali: ad esempio quando ascolto la colonna sonora di Avengers so che starò scrivendo una scena movimentata, piena d'azione. Le band che ascolto sono un'altra influenza che mi serve, perché le parole di queste canzoni evocano idee che possono essermi utili per la scrittura. 


8. Come ti è approcciato alla scrittura? Come ha capito di voler diventare uno scrittore?
Il processo della scrittura è un processo a cui mi sono approcciato quando avevo circa 12 anni, iniziando a giocare a Dangeons & Dragons. Ho poi iniziato a lavorare nelle pubblicità, scrivendo i copioni per gli spot televisivi: in un certo senso raccontavo delle storie, anche se di 30 secondi, quindi storie molto brevi, però la struttura è la stessa del romanzo, con un inizio, un corpo e una fine, come se fosse un romanzo in miniatura. È stato un grande esercizio per me come scrittore, perché ho imparato a raccontare una storia in 30 secondi. Se si riesce a fare questo si è sicuramente in grado di farlo anche in 160.000 parole. 
Quando tornavo a casa, però, ero stanco di scrivere per altri e a circa 35 anni ho iniziato a provare un'insoddisfazione nei confronti del mio lavoro perché stavo sprecando la mia energia creativa cercando di convincere i consumatori a comprare carta igienica o cereali per la colazione, quindi non ero molto soddisfatto, volevo qualcosa che fosse totalmente mio, un ruolo più importante di cui avere anche il controllo al cento per cento.