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giovedì 14 luglio 2022

Blogtour "Rurik e Aja - Il guerriero delle maree" di Francesca Cani - Perchè leggere il romanzo + Mini intervista all'autrice

  


Titolo: Rurik e Aja - Il guerriero delle maree
Autore: Francesca Cani
Editore: Leggereditore
Genere: Romanzo Storico
Data di uscita: 1 Luglio 2022



Anno Domini 1101. Aja è l’ultima degli eredi di Holstein e ha vissuto a lungo all’ombra dei fratelli Tristan e Jonas, ma quando incontra sulla spiaggia uno straniero che indossa il kilt ed è bello come un dio pagano se ne invaghisce all’istante. Rurik è il principe di Mann, un giovane dalla chioma di fuoco che ha navigato da solo seguendo una corrente impetuosa, è spregiudicato e disposto a tutto pur di rivederla. L’amore sembra così facile, innocente e puro e ogni incontro una magia; ma il voto di matrimonio che si sono scambiati viene infranto. Due cuori separati, rotti e calpestati scelgono vie inaspettate per continuare a battere. Aja ritorna a essere invisibile, Rurik diventa re di Mann, ma l’isola viene attaccata e lui viene sottomesso. Per volere di Magnus di Norvegia, il grande monarca vichingo conquistatore delle isole, Rurik si tramuta in un Berserker, un guerriero bestia che grazie alle pozioni combatte senza coscienza. Perde la corona e la memoria gli viene cancellata, il suo volto viene sfregiato e per coprirlo indossa una maschera di rame; non è sopravvissuto nulla di umano nello spietato guerriero che chiamano il Rosso. Scarlatto come il sangue, come i peggiori istinti, come la follia, la furia assassina e la passione... Quando il Rosso attacca Holstein la sua missione è uccidere Aja, ma ben presto si accorge che può proteggerla dalla morte, non da sé stesso.


PERCHE' LEGGERE IL ROMANZO

1. Gli amanti del romanzo storico non possono certamente farsi sfuggire un titolo di Francesca Cani, in questo genere è una vera garanzia e a dirvelo sono io che seleziono questo tipo di titoli molto attentamente. La sua penna è molto particolare ma devo dirvi che conoscerla ne vale davvero la pena e se ancora non la conoscete questo titolo è perfetto per iniziare un primo approccio con lei.


2. Aja e Rurik sono due personaggi a cui è impossibile resistere: se da una parte in Aja è facile rispecchiarsi forse per la vogli di uscire dall'ombra dei fratelli e di farsi una sua vita, quando viene separata dall'uomo che ama è ancora più facile accorgersi di come torna ad essere invisibile come se non fosse all'altezza di nulla, dall'altra penso che il personaggio di Rurik sia il vero fiore all'occhiello del romanzo perchè è un personaggio che dall'essere un innamorato viene separato dalla donna che ama, viene incoronato Re e poi perde la corona e viene sottomesso per poi diventare una creatura di morte che non ha nessun ricordo della sua umanità, insomma è un personaggio davvero ben costruito che affronta tante sfide e che è impossibile non amare onestamente.


3. La presenza dei Berserker, una figura che mi ha sempre affascinato e che Francesca è riuscita a rendere propria perchè ha fatto ricerche, anche se ci sono ben poche certezze a riguardo, però è riuscita a caratterizzarla come più voleva e il risultato è semplicemente spettacolare.


4. La copertina del romanzo attrae subito, così come la trama e forse la lunghezza del libro può spaventare ma lasciatemi dire che dovete avere alcun timore, infatti per me la lettura di Rurik e Aja è stata abbastanza immediata. Ho letto altri romanzi di questa autrice ma devo ammettere che questo al momento è in assoluto il mio preferito proprio per la storia che ha creato, per i personaggi, per la loro evoluzione, per la loro storia così combattuta e ovviamente per l'ambientazione a cui ha dato vita la Cani.


4. L'ambientazione è un altro punto di forza di questo romanzo: ci troviamo infatti nell'Anno Domini 1101 e lo dimostra attraverso determinate gerarchi e regole e quindi scrivere romanzi storici non è affato semplice perchè si possono prendere libertà ma un fondo di verità ci deve essere e durante la lettura traspare assolutamente l'amore dell'autrice per la storia così come si vede che comunque sono state fatte ricerche a riguardo. Oltre a questo, l'autrice con la sua prosa è proprio in grado di trasportarci nella storia e sembra quasi di vivere nel romanzo in prima persona.


MINI INTERVISTA ALL'AUTRICE

1. Come descriveresti il romanzo in cinque parole?
Storia, amore, ghiaccio per l’estate.

2. Quanto è cambiata la storia rispetto alla prima stesura?
Sono solita rimaneggiare le prime stesure, in questo caso ho voluto inserire i personaggi principali degli altri libri e spesso sono tornata indietro per aggiungere particolari. Un libro è sempre un processo complesso per me, soprattutto perché mentre scrivo continuo a studiare il periodo e a volte emergono particolari interessanti da approfondire. Prendiamo in questo caso i Berserker, c’è una infinita iconografia e letteratura a riguardo e poche certezze, alla fine ho scelto un modo mio per spiegare il fenomeno di questi guerrieri che combattevano come fossero posseduti da bestie.

3. Come funziona il tuo processo creativo?
Il questo caso avevo una famiglia, quella dei duchi di Holstein, da accompagnare verso un lieto fine. E avevo anche un periodo storico ricchissimo di personaggi famosi da sfruttare. Intrecciare le storie degli antichi re e regine del passato con quella dei miei personaggi per me è fonte di inesauribile creatività.

4. Come nasce l‘idea per questa storia?
Nasce dalla figura dei Berserker, i soldati bestia della mitologia e letteratura nordica. Volevo approfondirli, desideravo costruire un personaggio Alpha a partire da queste figure e la doppia personalità di Rurik il Rosso era perfetta per farlo.

lunedì 11 ottobre 2021

Intervista a Simonetta Tassinari, autrice de Le donne dei Calabri di Montebello

 

Bookspediani oggi vi propongo la mia intervista a Simonetta Tassinari, autrice de Le donne dei Calabri di Montebello



Titolo: Le donne dei Calabri di Montebello
Autore: Simonetta Tassinari
Editore: Corbaccio
Genere: Romanzo Storico
Data di uscita: 30 Settembre 2021



Anno Domini 1657. Elisabetta Calabri di Montebello, detta Betta bai, vive tra i boschi dell’Appennino tosco-romagnolo e sogna la vita fiorentina alla corte dei Medici. Il marchese Giangiacomo, suo padre, è uno scienziato in odore di eresia perché seguace di Galileo. Vedovo e immerso in studi che tiene segreti e in esperimenti che compie nelle antiche miniere di famiglia, ha affidato l’educazione della figlia alla propria sorella, suor Carmela del Gesù, al secolo Barbara Calabri, che vorrebbe sposare la nipote a un signore del luogo per poterle stare sempre vicino e non disperdere gli sterminati possedimenti. In una mattina di luglio, giunge però a villa Calabri un cavaliere: Filippo Salimbeni, nobile medico fiorentino, in viaggio verso Bologna per conto del granduca di Toscana. A cena Filippo conosce Elisabetta: è un colpo di fulmine, finalmente Betta bai può realizzare il sogno di trasferirsi a Firenze. Ma la capitale del granducato non è esattamente quel che si era immaginata. La libertà di cui aveva goduto diventa ben presto un lontano ricordo nell’atmosfera bigotta di casa Salimbeni e in quella stantia di una corte e di una città in piena decadenza, con un marito sempre più distante e preso dalle sue ambizioni di medico. Dalla sua parte avrà sempre la zia che gli invierà in soccorso una vecchia e, per una suora, insospettabile conoscenza: Ludovico Manobruna, uomo di corte e libertino, grazie al quale Elisabetta riesce a farsi conoscere e apprezzare in città e, finalmente, a ipotizzare un futuro radioso per sé e per il figlio che sta per nascere e che riempie di gioia lei e Filippo. Ma nel «secolo di ferro» i pregiudizi e un’ortodossia soffocante si intrecciano ai destini delle persone mettendone a rischio la felicità e anche la vita stessa…
Ambientato in un periodo pieno di suggestioni, il Seicento della decadenza di Firenze e dell’Italia intera, ma anche della rivoluzione scientifica, in bilico tra antico e moderno, Le donne dei Calabri di Montebello segue la storia di tre generazioni di una famiglia di antica nobiltà feudale e soprattutto quella di tre donne, Barbara, Elisabetta e Camilla, donne inserite nella loro terra e nel loro tempo, ma anche libere e anticonformiste, forti e romantiche, capaci di inseguire i loro sogni e di lottare per realizzare il loro destino.


L'INTERVISTA

Come è nata l'idea?
E' nata tantissimo tempo fa, addirittura alla fine degli anni novanta. Ho cominciato allora a costruire nella mia mente questa villa e poi ho cominciato a prendere appunti e a studiare perchè essendo un romanzo storico ha avuto bisogno di una preparazione quindi ho cercato di visitare anche tante regge e tante ville in Italia, specialmente di quelle dell'epoca della storia e non saprei dirti esattamente perchè, ho amato prima l'idea del giardino che del castello e poi a questo giardino che immaginavo, con cui ho nutrito la mia fantasia girando ovunque in Italia, ho aggiunto il castello e poi sono arrivati i personaggi. Sono partia prima dall'esterno insomma.


Come avviene il tuo processo di scrittura? Da che cosa parti?
Dietro c'è una specie di visione ad ogni fase preparatoria del romanzo, poi naturalmente il romanzo necessita di una costruzione come dell'entrata in scena dei personaggi, dei filoni principali e così via. Quindi per quanto riguarda la vicenda sono partita da una famiglia particolare perchè il padre, il Marchese in carica conduce degli esperimenti proibiti e poi ha perso la moglie, ha un'unica figlia e una sorella che spesso è presente, quindi sono partita da questi tre personaggi e poi mi sono immedesimata in Elisabetta, quindi Betta bai che è bella, giovane, ha tante idee in testa e ha fame di vita ma non le piacere stare ferma, sogna un cavaliere e quindi di andarsene e a questo punto è nato spontaneamente Filippo. Tutto è partito da questo piccolo nucleo e poi a poco a poco, quando si entra nella storia, che ho costruito molto lentamente (infatti alcuni personaggi sono nati dopo anni, mentre prendevo appunti) e quando è arrivato Filippo le cose poi hanno preso una piega inaspettata devo dire, tante vicende le ho costruite sul momento, quando nascevano i personaggi. Il problema era che c'erano troppi personaggi e troppe storie che si intrecciavano, che ho dovuto poi tagliare per arrivare ad essere il romanzo che è oggi.


Quanto è cambiato il romanzo rispetto alla prima stesura?
E' diventato la metà! Diciamo che la vicenda di Elisabetta è rimasta invariata, ma ho tagliato talmente tanto che ho materiale per almeno altri tre romanzi. Al principio infatti era più di mille pagine e sapevo di non poter presentare un romanzo del genere ad un editore, quindi il lavoro principale è stato tagliare via alcune sottotrame, uccidere determinati personaggi e così via.


Quanto c'è di te in questa storia?
Di me ci sono i luoghi decisamente, anche se ho un po' mischiato la geografia perchè non ho proprio parlato dei paesi reali però chiaramente c'è Rocca San Casciano che è il paese di origine della mia famiglia, il paese in cui ho trascorso ogni estate e ogni festa da quando sono nata e fino a quando non sono diventata grande, per cui quello mi appartiene e infatti nella dedica io il libro l'ho dedicato ai miei avi tosco romagnoli. Per quanto riguarda i personaggi c'è qualcosa di me in tutti e nessuno, così come c'è qualcosa di tutte le donne che ho conosciuto nelle tre donne protagoniste. Ma devo dire che amo anche la scienza, sebbene abbia fatto studi umanistici, insomma la figura dello scienziato mi affascina molto.


Dal tuo punto di vista, come descriveresti il romanzo in cinque parole?
Gelosia sicuramente: perchè ne sono stata gelosissima fino a poco tempo fa.
Attaccamento quasi morboso:perchè a questo romanzo tengo in modo particolare, anche se ne ho scritti altri questo rimane quello a cui tengo di più.
Poi ovviamente fantasia e avventure, ma non posso certo non includere l'amore, soprattutto per quanto me lo sono portato dentro il cassetto.


Ho trovato un bellissimo equilibrio tra l'ambientazione storica, le scoperte dell'epoca e i personaggi. Come sei riuscita a bilanciare il tutto, perchè non deve essere stato per niente facile!
Questa è la maggiore difficoltà per un romanzo storico perchè se la storia rimane troppo sull sfondo poi non è più storico ma solo un romanzo con protagonisti che parlano come quelli del nostro secolo, quindi prima io ho studiato molto bene il secolo di cui volevo parlare e infatti io amo molto il 600, amo anche il 700 ma il 600 è in assoluto il mio preferito e penso che se esiste la reincarnazione, io vivevo sicuramente in questo secolo e infatti l'ho studiato nei minimi dettagli, sia usi e costumi, quindi ho cercato con una cura maniacale veramente il più piccolo dettaglio e indagando così tanto, ho cercato di ragionare un po' come una persona dell'epoca e forse questo mi ha aiutato.


L'amore per la storia traspare tantissimo in questo romanzo e non solo per l'ambientazione ma anche per come viene raccontata e narrata, per la cura nei dettagli e tutto. Ma da dove deriva? 
Io insegno storia e filosofia, però ho cominciato ad amare la storia fin da bambina. Infatti da piccola avevo un giardino e mi ero costruita un angolo in cui giocavo a fare l'archeologa: una volta mi misi in testa di fare la mia moneta e per poco non bruciavo casa quindi i miei mi dissero che questo mio amore per la storia insomma era anche pericoloso, però ecco è nato da quando ero proprio piccola e da quel momento non mi ha mai lasciato.


Oltre ad essere romanzo storico possiamo definire questo libro anche una saga familiare perchè parla appunto di tre donne di generazione diversa: quale è quella che senti più vicino a te e come è nata la loro caratterizzazione?
In ognuna delle tre donne c'è qualcosa di mio: Betta bai ingenua e fresca e quindi mia versione da adolescente però più vicina a me Camilla però questa sua sete di sapere mi avvicinaa tanto e questo inteso per la lettura perchè oltre ad essere un'autrice sono anche una lettrice e questo sua sete di conoscenza mi assomiglia molto, è una scienziata ma vuole sapere e investigare e per una donna dell'epoca era molto pericoloso.


Qual è stata laa parte più difficile da scrivere?
L'omicidio di un deteterminato personaggio che è vero che è estremamente negativo m è anche frutto di una pessima educazione, quindi per quanto imperfetto mi è molto dispiaciuto doverlo farlo morire.
Ma quella scena ci ho messo tanto a scriverla, perchè alla fine anche il cattivo conquista il cuore del lettore e ovviamente dell'autore!


Hai qualche progetto per il futuro?
Sto scrivendo un romanzo per ragazzi e poi ci sarà un altro romanzo storico, ma per ora non posso dire altro.


Quale consiglio daresti a chi vuole diventare un autore?
Bisogna seguire le proprie inclinazioni e quindi seguire se stessi, quindi bisogna conoscer anche se stessi, studiare, prendersi del tempo e soprattutto non scoraggiarsi mai.
Se uno sente di essere uno scrittore non deve mai fermarsi, ci saranno tanti no ma arriveranno anche i si.
Infatti quando c'è la volontà si può fare tutto, conta più la volontà dell'intelligenza perchè la volontà è estremamente importante e soprattutto parlare di quello che si conosce bene!

lunedì 16 novembre 2020

Recensione "L'ultimo segreto di Paganini" di Davide Lazzeri

 Bookspediani oggi vi parlo di "L'ultimo segreto di Paganini" di Davide Lazzeri.


Titolo: L'ultimo segreto di Paganini
Autore: Davide Lazzeri
Editore: Compagnia Editoriale Aliberti
Genere: Romanzo storico/ Thriller
Data di uscita: 22 Maggio 2020



1840. Muore Niccolò Paganini, il più grande e virtuoso violinista della storia, lasciando un segreto pericoloso per l’umanità. Rimarrà celato per più di un secolo e mezzo.

2012. Mentre a Genova vengono barbaramente massacrati due studiosi di musica artefici di una scoperta sensazionale, a Shanghai un luminare della chirurgia ricostruttiva viene ricattato e costretto ad eseguire interventi pericolosamente innovativi.

2013. Un famoso scienziato newyorkese dal passato torbido scompare nel nulla e contemporaneamente a Parigi ricompaiono i cadaveri mutilati di un gruppo di giovani violinisti russi rapiti l’anno prima. Quali connessioni ci sono tra tutti questi eventi?

Claire Coriner – scienziata statunitense di neuropsicobiologa – comincia ad indagare cogliendo indizi che la portano in Europa. Seguendo un unico filo di sangue, potere e follia che lega gli eventi tra Italia, Francia, Germania e Spagna, farà luce su una catena di crimini, abili depistaggi ed eventi poco chiari che affondano le proprie radici nell’era nazista e negli sviluppi della musicoterapia come strumento terapeutico per il corpo e la mente. Scoprirà che le ragioni di questa cospirazione globale risalgono all’ultimo giorno di vita di Niccolò Paganini e nelle peculiarità delle composizioni musicali eseguite con il suo violino. Riuscirà Claire a scongiurare la minaccia che incombe?

IL MIO VOTO


E' difficile isolare i personaggi di questo romanzo perchè sono davvero tantissimi e tutti tasselli estremamente importanti di questa storia. L'idea iniziale del lettore è quella di trovarsi davanti a tante città così come a tanti personaggi che di fatto non sembrano aver alcun legame tra loro, fino a quando entra in scena un personaggio che permette di unire tutti i puntini e quindi di comprendere perchè l'autore ha fatto questa scelta. Diciamo quindi che a permettere alla storia di prendere il via è Claire Coriner, una scienziata statunitense alla ricerca del compagno scomparso senza lasciare traccia, che la riconducono direttamente in Italia, dove non esita a recarsi per indagare lei stessa sulla sua scomparsa, aprendo un vero e proprio vaso di Pandora poichè è grazie a lei e alla sua comparsa nel momento giusto se si riescono a collegare casi simili che tuttavia si verificano in paesi diversi, rendendo quindi difficile compiere un possibile collegamento, se non grazie appunto ad una semplice casualità. Clare ci appare come una donna determinata ad avere risposte, un personaggio che non si arrende ma che tuttavia non sempre comprende le persone che le stanno davanti e questo la porterà ad aprire gli occhi nel peggiore dei modi. Insieme a lei ci sono tanti altri personaggi a fare la loro comparsa, come forze di polizia in particolare italiane e francesi che si offrono di aiutarla come possono, portando alla luce qualcosa di incredibile legato proprio a Paganini. E del resto, sebbene indirettamente, anche lui è un grande protagonista di questo romanzo non solo per il titolo, ma per il segreto che ha lasciato dietro di sè e che oggi, o meglio nel 2013, da vita ad una serie di eventi sconvolgenti che non possono che lasciare il segno nel lettore. E' chiaro quindi che questo è un romanzo molto complesso, a cui occorre prestare attenzione per non perdere alcun pezzo, tuttavia non posso dirvi troppo perchè è una lettura da gustare, quindi vi basti sapere che è una semplice donna statunitense preoccupata per il compagno a dare il via alla storia e ad una serie di indagini che porteranno ad una verità sconvolgente.


Siamo davanti ad un romanzo che copre più generi poichè è un romanzo storico che affonda le basi direttamente ai tempi di Paganini, ma allo stesso tempo nel presente è a tutti gli effetti un mystery, dove in ogni città continuano ad emergere cadaveri che costringono la polizia ad indagare senza tirare fuori un ragno da un buco perchè non sanno che si trovano davanti un solo tassello del puzzle e per avere il quadro completo devono osservare da molto più lontano. Eppure a collegare il passato al presente è la musica, qualcosa di magico, di liberatorio e di catartico che in questo romanzo viene utilizzato come un nemico. La musica è a tutti gli effetti infatti una grande protagonista della storia poichè è in nome del segreto di Paganini e del suo potenziale che alcuni scienziati si spingono oltre il limite, utilizzando quindi la musicoterapia ossia uno strumento terapeutico per il corpo e la mente, non come è stato pensato e quindi in senso benevolo, ma con scopi completamente diversi. Oltre alla musica quindi entra in campo anche la medicina e infatti parliamo di esperimenti che purtroppo molto spesso vanno a concludersi nel modo sbagliato, concludendosi con la morte di persone di fatto innocenti che sono solo colpevoli di amare la musica e suonarla. La musica infatti è uno strumento volto al bene, se usata al giusto modo può distogliere dai pensieri, farci viaggiare con la mente, ma se usata per altro può essere un potente strumento di controllo, qualcosa  che fa inorridire ma che se ci pensiamo attentamente non è così lontano da quella che un giorno potrebbe essere la realtà.

Quando mi è stato proposto di leggere questo romanzo non ho esitato ad accettare perchè tanto incuriosita dalla trama e devo dire di essermi presa il mio tempo per leggerlo perchè dovevo trovare il momento giusto, che è arrivato qualche giorno fa. Come l'ho preso in mano mi sono sentita leggermente destabilizzata dai continui cambi di anno e città, ma è semplicemente l'inizio a fornire al lettore tante informazioni, che di fatto sono le basi per poter affrontare il romanzo, che sono necessarie per incuriosire il lettore e permettergli di immedesimarsi completamente questa storia. Sono tanti i personaggi che conosciamo, così come sono tante le città che vediamo e gli anni che ci vengono presentati durante il romanzo, così come l'autore scava ancora di più nel passato, portandoci da Paganini stesso, eppure tra una pagina e l'altra io non ho potuto fare a meno di innamorarmi di questa storia.
Devo precisare che i capitoli sono molto brevi e quindi le pagine scorrono in un attimo, lo stile dell'autore è molto fluido ma non sempre semplice, e questo aiuta a restare focalizzati nella storia, tuttavia non è un romanzo che si può leggere superficialmente o in fretta, è una storia a cui bisogna prestare attenzione perchè solo così arriva forte e chiaro il suo messaggio.
Davide Lazzeri è un autore che ha saputo convincermi e io non posso che consigliare questa storia a tutti gli amanti dei romanzi storici e dei thriller, perchè questo è uno di quei libri che per gli appassionati del genere non può assolutamente mancare all'appello e soprattutto nella propria libreria.








lunedì 6 aprile 2020

Recensione "Che cosa hai fatto Lizzie Borden?" di Sarah Schmidt

Buon salve bookspediani.
Oggi vi parlo anche di "Che cosa hai fatto Lizzie Borden?" di Sarah Schmidt.



Titolo:  Che cosa hai fatto Lizzie Borden? 
Autore: Sarah Schmidt
Editore: Piemme
Genere: Romanzo Storico
Data di uscita: 28 Gennaio 2020


Fall River, Massachusetts. È la mattina del 4 agosto 1892 quando un urlo squarcia l'aria immobile. Proviene da una delle case a due piani che affacciano sulla strada, dove Lizzie Borden ha appena scoperto che qualcuno ha ucciso suo padre, a colpi di ascia, frantumandogli il cranio. Poco dopo scopre che anche la moglie, matrigna di Lizzie, è stata freddata nello stesso modo, nella stanza accanto. Nessuno può sospettare di Lizzie: figlia devota, dedita a opere di bene, come la sorella maggiore Emma, che quel giorno è fuori casa. Eppure, chi altri può essere stato?
Mentre comincia un processo che porterà più domande che risposte, le voci di Lizzie e di quelli che le stanno accanto costruiscono il quadro di una famiglia senza amore, con un padre violento, taccagno e retrivo, una matrigna odiosa, e due sorelle che, unite più che mai, disperatamente sognavano la libertà. Assolta dall'accusa di omicidio, per mancanza di prove evidenti sebbene in assenza di altri possibili sospettati, Lizzie rimane un'assassina per tutta l'America, dove il duplice omicidio fece scalpore tanto da restare vivo ancora oggi nei racconti popolari e nelle filastrocche.



IL MIO VOTO





Lizzie Borden è senza ombra di dubbio un personaggio molto famoso, una figura che si è saputa distinguere non certamente per aver inventato qualcosa di importante ma perchè ritenuta colpevole dell'omicidio del padre e della matrigna, un verdetto che però non è mai arrivato e che l'ha vista, dopo dieci mesi di carcere, tornare libera. Con questi presupposti capite bene che ero estremamente curiosa di immergermi in questa lettura, di capire come l'autrice potesse trovare un modo per raccontarla e soprattutto come concluderla, visto che ad oggi sappiamo che l'omicidio dei due Borden è ancora un cold case.
Quello che Sarah Schmidt fa con questo romanzo è mettere in evidenza non solo quella mattina che cambiò tutto per Lizzie, ma ci mostra proprio la ragazza prima dell'omicidio, instillandoci il dubbio sulla sua colpevolezza o meno per quello che dice, per come si comporta e tanti altri dettagli. Quello che mi aspettavo era proprio una partenza dal giorno dell'omicidio per poi arrivare al processo e quindi una sorta di reportage dei fatti realmente accaduti, ma l'autrice ha scelto di concentrarsi sulla figura di Lizzie non solo come possibile assassina, ma come ragazza che ha perso prima la madre, poi si è vista lasciata sola dalla sorella, la quale voleva farsi una vita tutta sua e quindi una costante vittima di una padre forse un po' troppo egoista e severo, che non dimostrava di volere il meglio per la figlia, ma solo ciò che voleva lui per lei. L'autrice quindi non ci fa vedere Lizzie in un'aula di tribunale, ma una ragazza, anzi una donna, che è sicuramente imperfetta, capricciosa e che a volte inquieta, prima che diventasse quella donna di cui tutti avevano sentito parlare e quindi cerca, in qualche modo, di spiegarci come è nata la figura tanto chiaccherata di Lizzie Borden.
Ammetto che avrei preferito vedere proprio la protagonista in un'aula di tribunale, oppure a sentire il suo punto di vista di quei mesi in carcere, ma anche questa particolare angolazione è efficace per farci conoscere Lizzie.


La particolarità di questo romanzo emerge fin da subito per la scelta di affiancare alla voce narrativa di Lizzie anche quella di altri tre personaggi, più o meno essenziali alla storia, e quindi troviamo la voce di Emma, sorella maggiore di Lizzie e l'unica riuscita a fuggire da casa che cerca di costruirsi una vita sua, lontano dalla sorella e dalla famiglia che non ha mai anteposto il suo volere a quello loro; poi abbiamo Bridget, una cameriera a casa Borden che, dopo tanti anni di servizio, cerca un modo per andarsene ma in qualche modo viene sempre ostacolata, in particolare dalla matrigna di Lizzie ed infine Benjamin, una figura molto sospetta che creerà non poco scompiglio in casa Borden.
Questa scelta, unita al fatto che l'autrice si concentra anche sul passato dei personaggi e quindi a fatti antecedenti all'omicidio dei due Borden, non fa che mettere in evidenza il tormentato rapporto delle due sorelle, le quali si amano, certamente, ma spesso si odiano e si vendicano l'una sull'altra, rendendosi la vita impossibile. Emerge anche il fragile e discusso rapporto tra Abby, la matrigna di Lizzie, e la stessa Lizzie, che fin da subito ha iniziato a chiamare madre per via della mancanza della propria, visto che è morta quando aveva solo due anni, ma che più avanti nel tempo diventa quasi un peso nella sua vita, così come il padre, che raramente le dimostra affetto.
Anche per quanto riguarda Bridget abbiamo modo di vedere che non è così affezionata alla famiglia per cui lavora e le sue intenzioni di andarsene sono ben chiare, attende solo il momento giusto, perchè ormai è certa di non avere più nulla da offrire ai Borden, dopo tutto quello che ha visto o fatto per loro. Dunque questa scelta dell'autrice aggiunge sicuramente una parte inedita a questa storia, ma da anche modo di far capire che altre persone, oltre a Lizzie, avrebbe potuto compiere l'omicidio e quindi instilla nel lettore il tarlo del dubbio e bisogna ammettere che tutto può essere possibile, visto che la verità non la sapremo mai.


Il romanzo di Sarah Schmidt si compone di tre parti e ognuna di esse vede i quattro personaggi dire la loro sulla situazione, facendoci capire di non dare nulla per scontato.
Al principio la storia risulta essere un poco lenta, non si riesce ad inquadrare molto bene la direzione che l'autrice vuole intraprendere, mentre invece la seconda parte si riprende un poco e la terza infine risulta essere quella più interessante e dinamica. Ho apprezzato la scelta della Schidt di voler approfondire una parte più inedita di Lizzie Borden, ossia la sua vita prima dell'omicidio, perchè da modo di vedere la donna come una persona umana, imperfetta e a volte insopportabile senza ombra di dubbio, ma il lettore la vede ancora senza pregiudizi, senza additarla come un'assassina e proprio tra i suoi modi di fare e i suoi comportamenti, cerca indizi che la condannino per sempre oppure la assolvano. Non ho compreso appieno la presenza delle voci degli altri personaggi, o meglio sono stati inseriti per aggiungere dramma e mettere in risalto che la famiglia Borden non era perfetta, eppure io avrei preferito un romanzo totalmente incentrato su Lizzie, partendo dal giorno dell'omicidio fino ad arrivare ai suoi mesi in galera e ovviamente al processo, insomma la storia che l'ha resa quella che è oggi e per questo le aspettative che avevo non sono state completamente soddisfatte.
La penna di Sarah Schmidt è ancora insicura in alcuni momenti, mentre si dimostra più scorrevole in altri, sembra quasi seguire la storia e quello che sta raccontando.
Che cosa hai fatto Lizzie Borden è un libro che offre un'angolatura diversa dalle solite sulla figura di Lizzie e su chi era prima di diventare famosa per le sue azioni e questo è senza dubbio interessante e lo rende molto particolare e per chi è curioso di conoscerla meglio come donna e non come assassina, è perfetto.






si ringrazia la casa editrice
per la copia omaggio.





giovedì 5 marzo 2020

Anteprima "Nel nome della pietra" di Cristina Fantini

Nuovo romanzo storico in casa Piemme firmato da Cristina Fantini.



Titolo: Nel nome della pietra
Autore: Cristina Fantini
Editore: Piemme
Genere: Fantasy
Data di uscita: 10 Marzo 2020


Milano, 1385. Forza, conquista, potere. Sono queste le parole che guidano i pensieri di Gian Galeazzo Visconti, da poco divenuto signore della città dopo aver deposto e fatto arrestare lo zio Bernabò. Quando l'arcivescovo di Milano gli prospetta l'idea di una grande cattedrale che sostituisca la chiesa di Santa Maria Maggiore, il conte di Virtù, da sempre devoto alla Vergine, approva il progetto anche se la decisione non ha nulla di religioso. Diventerà potente, espanderà i confini del ducato e la cattedrale dovrà essere il simbolo della sua grandezza. Per costruirla, si circonda dei migliori architetti e scultori, i maestri campionesi, tra i pochi in grado di portare a termine un progetto tanto ambizioso. Nelle schiere di ingegneri e artigiani, operai e artisti, vi sono Alberto e Pietro, gemelli separati alla nascita. Falegname l'uno, scultore l'altro, uniti da un solo ineludibile destino, quello di contribuire a una delle più grandi imprese che la nostra storia ricordi: la costruzione del Duomo di Milano.






venerdì 18 ottobre 2019

Anteprima "Le confessioni dei Borgia" di Alyssa Palombo

Nuovo romanzo storico in arrivo per Piemme



Titolo: Le confessioni dei Borgia
Autore: Alyssa Palombo
Editore: Piemme
Genere: Romanzo Storico
Data di uscita: 5 Novembre 2019



Roma non è mai stata così seducente.
È la torrida estate romana del 1492, e la città è in piena fioritura: artisti da ogni parte d'Europa affollano le sue strade, sorgono monumenti e chiese magnificamente affrescate a rendere Roma grande come un tempo. Rodrigo Borgia è appena stato eletto papa con il nome di Alessandro VI: è la sua famiglia, di origini spagnole, a regnare incontrastata sulla città. Ma il primo dei suoi figli, Cesare, costretto a seguire il padre nella carriera ecclesiastica, cova gelosia e rancore per non aver potuto, invece, perseguire la gloria militare. Ed è pronto a cogliere qualunque occasione per rifarsi...
Maddalena Moretti viene dalle campagne romane, dove ha vissuto sulla propria pelle come i capricci dei potenti possano portare il caos nelle vite della povera gente. Adesso, però, la sua vita è cambiata: domestica a Palazzo Borgia, è più vicina che mai al cuore del potere. E al fascino di Cesare Borgia...
Tra intrighi di palazzo, ambizione smodata e segreti di cui è meglio non essere messi a parte, le vite di Maddalena e Cesare si intrecciano sempre più pericolosamente, mentre la minaccia della guerra incombe su Roma, gettando un'ombra nera sulla famiglia Borgia e sul suo dominio della città. E Cesare dovrà scegliere molto bene le sue alleanze, dentro e fuori la camera da letto, se vorrà salvare il proprio posto nella Storia.








lunedì 19 agosto 2019

Recensione "Il mio nome era Anastasia" di Ariel Lawhon

Buon salve bookspediani.
Oggi vi parlo di un altro romanzo che ho concluso qualche tempo fa, ma di cui riesco a postarvi la recensione solo ora, ossia "Il mio nome era Anastasia" di Ariel Lawhon.


Titolo: Il mio nome era Anastasia
Autore: Ariel Lawhon
Genere: Romanzo Storico
Editore: Piemme
Data di uscita: 25 Giugno 2019


«Molti hanno raccontato la mia storia. 
Adesso è il mio turno.» 

Era il 16 luglio del 1918 quando i tumulti che scuotono la Russia dopo la Rivoluzione d'Ottobre prendono forma in uno degli atti più violenti che la storia dell'impero ricordi: l'esecuzione a sangue freddo dell'intera famiglia dello zar Nicola II Romanov. Sua moglie e i suoi figli furono tutti freddati a colpi di fucile nei sotterranei della casa di Ekaterinburg dove erano agli arresti domiciliari. Nessuno sopravvisse, o almeno così si pensò.
È il 17 febbraio del 1920 quando una giovane donna viene ritrovata a Berlino, in un canale, vicina alla morte per assideramento. In ospedale, ormai salva, i medici scoprono che il suo corpo è ricoperto di orrende cicatrici. E quando finalmente la donna apre bocca, sarà per dire il proprio nome: Anastasia. In molti non le credono: per loro è solo Anna Anderson, una polacca emigrata in Germania, a cui interessa soltanto la fortuna della famiglia zarista. Ma in Europa comincia a diffondersi, tra reali in esilio e circoli dell'alta società, la voce che la giovane Anastasia sia sopravvissuta. Che la figlia più piccola dello zar Nicola II e della zarina Alessandra, la spericolata bambina che tutti amavano, sia ancora viva.
Tra speculazione, verità, inganni, Ariel Lawhon costruisce un romanzo ricco, sorprendente e prezioso come un uovo Fabergé, raccontandoci la storia incredibile di Anastasia Romanova e di Anna Anderson, la donna che sostenne sempre di essere la granduchessa russa, giocando in modo irresistibile con la Storia e i suoi misteri.


IL MIO VOTO



Il personaggio di Anastasia è sempre stata una figura storica che mi sta particolarmente a cuore, non solo per il cartone animato sviluppato proprio in suo onore, ma perchè ha una storia ricca di mistero e di drammaticità, che non può che incuriosire, per questo ho spesso letto notizie su notizie sulla sua vita e, quando ho scoperto l'uscita di questo romanzo, era inevitabile che catturasse il mio interesse, anche se mi aspettavo una lettura completamente diversa.
Ariel Lawhon, l'autrice di questo libro, sceglie di dividere la narrazione in due grandi filoni storici e ovviamente tra due protagoniste: la prima linea riguarda Anastasia, la Gran Duchessa, e assistiamo all'inizio della rivoluzione che decreta la fine dell'impero dei Romanov, siamo quindi nel 1917, solo un anno separa Anastasia da quella notte del 1918 in cui viene uccisa insieme a tutta la sua famiglia, e l'autrice non può che percorrere insieme a noi come la ragazza ha vissuto questo ultimo periodo, passando da una reale a una prigioniera. La seconda linea narrativa invece riguarda Anna Anderson, la donna che sostiene di essere Anastasia, l'unica Romanov sopravvissuta a quella notte terribile, e a differenza della linea temporale di Anastasia, la sua va a ritroso, ossia parte dal 1970 e più la storia continua, più la sua vicenda va indietro nel tempo, parallelamente a quella di Anastasia che va sempre più avanti, fino a ritrovarsi allineate solo alla fine e questo espediente narrativo è perfetto perchè lascia in sospeso il lettore fino alla fine, non comprendendo se effettivamente Anna è Anastasia oppure no.


Sicuramente mi sono ritrovata molto più coinvolta nella storia di Anastasia, un personaggio che è diventato una leggenda, di cui l'autrice è riuscita a creare una versione molto realistica, quasi tangibile, per far capire al lettore cosa stesse passando, rendendola il più umana possibile.
Del resto è chiaro che il popolo russo non potesse più sopportare il regno dello Zar Nicola, è facile quindi per chi non ha abbastanza cibo per arrivare a fine mese, dare la colpa al monarca, il quale vive nel lusso più sfrenato e non ha problemi a sfamare la sua famiglia, tuttavia non ci si ferma a pensare alla condanna che le sue figlie, sua moglie e suo figlio stanno subendo, una condanna di cui non hanno colpa se non di essere nati in una famiglia benestante ma nel momento sbagliato. Anastasia, insieme alle sue sorelle infatti, ignora cosa succede al di fuori del proprio palazzo, ma ben presto comprende cosa significa passare da principessa a prigioniera e quindi venire privata della sua casa, dei vestiti e dei gioielli inizialmente, fino a comprendere a poco a poco cosa significa essere un cittadino che lavora per produrre il proprio cibo e quindi mangiare, e successivamente l'importanza della libertà.
La sua storia inizia con calma, tutte le sue sicurezze vengono strappate a poco a poco, ma inizialmente viene ancora considerata una persona, poi più si avvicina la data della sua fine, più la sua storia subisce un crescendo di emozioni e di sensazioni che lasciano il lettore esterrefatto, poichè sapere cosa sta per succedere è una cosa, ma trovarsi a leggere con i propri occhi, senza avere la possibilità di evitarlo o di fare qualcosa per salvare i Romanov, è tutt'altro. Non posso quindi negare che la storia della Gran Duchessa Anastasia risulta a mio avviso molto più approfondita e molto più interessante, forse proprio per l'interesse che si è creato dietro al suo mito.


Per quanto riguarda Anna Anderson, la sua storia è caratterizzata principalmente da questo sentore di mistero, dal fatto di voler credere a tutti i costi che sia Anastasia perchè significherebbe che almeno qualcuno sia sopravvissuto a quel crudele massacro, anche perchè è a conoscenza di dettagli ed elementi che solo una vera Romanov potrebbe conoscere, e di fatti il mondo è diviso: vuole credere alla sua verità, ma ci sono anche persone che dubitano della sua parola, per questo la sua vita è caratterizzata principalmente da ricorsi e appelli in tribunale, per farsi ufficialmente riconoscere come Anastasia, una lotta continua contro il sistema che inizia fin dal 1920 e ancora nel 1970 ha luogo. Anna è un personaggio certamente emblematico, basta ovviamente andare su internet per conoscere la verità su di lei, tuttavia durante la narrazione è impossibile capire se effettivamente mente o se sta dicendo il vero e di fatto dal 1920 al 1970 non esisteva internet, elemento che l'autrice ha voluto mantenere con il lettore stesso, per farlo sentire parte integrante della storia e quindi fargli nascere il dubbio che Anna potesse essere davvero Anastasia, salvo poi rivelare solo alla fine la verità.


Quello che racconta Ariel Lawhon di fatto è proprio la storia nuda e cruda di Anastasia e di Anna, ci sono alcune parti che sono state cambiate come qualche nome ma semplicmente per facilitare la lettura al lettore, che già così si ritrova in difficoltà visto quanto sono ostici i nomi russi, ma di fatto tutto corrisponde al vero ed è lei stessa a dire che il suo desiderio non era raccontare una storia che potesse avere un lieto fine, ma narrare esattamente quello che è accaduto, perchè di questo c'è bisogno. Le favole sono fatte per sognare e di questo ne abbiamo prova nel cartone animato dedicato ad Anastasia, questa invece è la testimonianza della sua vita e della possibilità che possa essere sopravvissuta, tuttavia se volete sapere se ha un lieto fine o meno, tocca a voi deciderlo leggendo questo libro. Quello che è chiaro è che lo stile dell'autrice, per quanto si appresti a raccontare una storia vera, non è per niente ostico, anche se in alcuni punti risulta prolisso, ma si vede la passione che mette nel raccontare questa storia e la voglia che ha di far capire al lettore quanto le stia a cuore, perchè di fatto è stata proprio questa storia a cercarla, pregava di essere raccontata e la Lawhon ha accolto questa preghiera, dando tutta se stessa, documendandosi in primis, dettaglio che non passa certo inosservato perchè l'accuratezza storica è decisamente un punto a suo favore.


Non so definire esattamente cosa mi aspettassi di trovare all'interno di "Il mio nome era Anastasia", tuttavia ammetto di essere rimasta spiazzata da come l'autrice abbia scelto di raccontare questa storia. Quello che più mi ha disturbato è stata la scelta di narrare a ritroso gli avvenimenti dedicati ad Anna Anderson, un dettaglio che non deve essere stato per nulla facile nemmeno per l'autrice stessa e che ho compreso solo alla fine, quando il 1918 di Anastasia e il 1920 di Anna si sono finalmente incontrati e hanno svelato la verità che tanto attendevo di scoprire. Del resto partendo dall'inizio sarebbe stato facilmente intuibile dove l'autrice volesse andare a parare con il personaggio di Anna, una donna certamente dubbia e misteriosa che è desiderosa di provare a tutti di essere davvero Anastasia, ma proprio per questa scelta e per il suo personaggio ho trovato questa parte leggermente più ostica e quindi questo non mi ha fatto amare completamente questo romanzo, che invece merita tutte le mie lodi per la parte dedicata ad Anastasia.
Tante sono le tematiche che tratta l'autrice, così come tantissime sono le sensazioni che si provano leggendo questa storia, come se qualcuno ci strappasse qualche arto, tanto fa male leggere alcune scene, ma proprio per la sua fedeltà alla storia e per la sua brutalità, mista a qualche attimo di tenerezza in un mondo pieno di odio, merita una possibilità di lettura, in particolare per chi ama Anastasia.



si ringrazia la casa editrice
per la copia omaggio