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martedì 9 gennaio 2024

Recensione "Finchè ci sono stelle da contare" di Maria Martinez

                 



Titolo: Finchè ci sono stelle da contare 
Autore:  Maria Martinez
Editore: Corbaccio
Genere: Romance
Data di uscita: 9 Gennaio 2024


Fin da bambina Maya si è sacrificata anima e corpo per il balletto. È una giovane promessa della Compañía Nacional de Danza di Madrid e gli impresari più prestigiosi hanno scommesso su di lei. Ma un incidente mette bruscamente fine ai suoi sogni: Maya non potrà mai più ballare. Il suo compagno, nel lavoro e nella vita, la tradisce. Il mondo le crolla addosso: la nonna Olga, che sulla nipote proietta tutte le ambizioni frustrate che non ha visto realizzarsi nella figlia, la caccia di casa ritenendola responsabile della sua disgrazia. E così Maya, senza più una prospettiva certa e lontana dalla madre, che si è separata e si è rifatta una famiglia in un’altra città, decide di andare alla ricerca di suo padre, che non ha mai conosciuto. L’unico indizio per trovarlo: una foto. Un luogo: Sorrento. Maya parte per un lungo viaggio di scoperta, di ricordi, di orizzonti inaspettati.

IL MIO VOTO

Maya è la protagonista di questa storia, una ragazza che ha sempre vissuto con i nonni e questo perchè non ha mai conosciuto suo padre, non sa nemmeno chi sia e la madre non è mai stata molto presente nella sua vita. Crescere con dei nonni può essere semplice ma in verità la vita di Maya è molto difficile e questo perchè se da una parte il nonno tenta di darle l'affetto che merita, dall'altra la nonna proietta in lei i suoi desideri e fin da piccola la spinge a diventare una ballerina togliendole però a poco a poco la passione per la danza perchè diventa solo una questione di disciplina, di imposizioni e di poche possibilità di godersi la vita perchè tutta focalizzata sulla danza. Maya però è troppo desiderosa del suo affetto da seguire tutto quello che dice, fino a quando un incidente la costringe ad allontanarsi dalla danza e da quel momento tutto cambia. Maya ha sempre conosciuto solo la danza, non sa altro al di fuori di questa e quando scopre che il suo ragazzo, anche lui un ballerino, la tradisce e che la nonna proprio perchè non può più ballare ha deciso di lasciarla praticamente in mezzo ad una strada, prende la decisione impulsiva, guidata da una foto e dalla remota possibilità di trovare suo padre, di partire per l'Italia alla ricerca dell'uomo. A Sorrento però trova tante persone pronte a conoscerla e a darle un'occasione, una sorta di famiglia allargata a cui non è abituata, così come Lucas, un ragazzo speciale per lei.
Ma quando finalmente tutto sembra girare per il verso giusto, la vita ancora una volta la mette a dura prova e Maya dovrà dimostrare di che pasta è fatta e soprattutto cosa vuole davvero.
Maya è una protagonista per cui è impossibile non fare il tifo: è vero è imperfetta, tante volte sbaglia e ci sono occasioni in cui si fa mettere i piedi in testa pur di farsi amare dalla sua famiglia, ma è anche una ragazza che sa osare e rischiare per trovare la sua strada.


Finchè ci sono stelle da contare è una storia che parla davvero di tantissime tematiche e l'autrice è stata brava a riuscire a dare la giusta importanza a tutte. In primis ovviamente si parla di famiglia e lo vediamo con Maya, una ragazza che è convinta di non essere degna d'amore perchè sua madre non è rimasta nella sua vita e si sente responsabile per questo, così come per quanti sacrifici abbia fatto per la nonna per un incidente, di cui Maya non è minimamente responsabile visto che non ha certo chiesto di essere investita da una macchina, la donna sembra non vederla più e solo perchè non può più danzare e quindi non può vivere il suo sogno tramite lei, solo il nonno sembra riservarle affetto ma non abbastanza per lottare contro la moglie quindi Maya non sa davvero cosa significhi avere una famiglia ed essere amata per quello che è, tanto è che anche il suo ragazzo la tradisce solo perchè lei non gli ha prestato le giuste attenzioni durante il suo incidente. Ed è sempre la famiglia, o meglio quella parte che non conosce perchè Maya non sa chi sia suo padre, che la spinge ad allontanarsi da Madrid per arrivare a Sorrento a trovare suo padre.
Qui però trova una famiglia acquisita che si interessa davvero a lei, che la fa sentire per una volta accettata per quello che è e non tentano di cambiarla, anzi la spronano ora che non deve più pensare alla danza e a una vita di privazioni, a viversi la vita.
E qui c'è anche Lucas, quel ragazzo che per lei diventa l'amore e che, anche lui, a suo modo, ha problemi con la famiglia che potrebbero rischiare di allontanarlo da Maya per sempre.
L'autrice ci mostra quindi quanto le famiglie possano esser complesse ma, quando si trovano le persone giuste, si può dar vita ad una nuova famiglia che si è scelti e che è sempre presente.


Maria Martinez ha dato vita ad una storia che, nonostante la mole perchè conta quasi cinquecento pagine, è impossibile smettere di leggere. Ci si appassiona subito alla vita di Maya, si fa il tifo per lei e soprattutto si ha voglia di vedere un suo riscatto perchè dopo tutti i sacrifici che ha fatto e dopo essere stata privata tanto tempo dall'affetto, se lo merita. Maya è la protagonista e ovviamente seguiamo il suo percorso di crescita, il suo viaggio che la porta a Sorrento e che le permette di trovare persone meravigliose così come l'amore, anche se non è sempre tutto perfetto. 
Tanti sono i personaggi che influiscono nella vita di Maya ma certamente quello più importante è Lucas, quel ragazzo che entra nella sua vita per caso e finisce per rimanerci anche se anche la sua storia così come la sua famiglia non è semplice.
La penna della Martinez è semplice e scorrevole, tante sono le frasi che restano impresse durante la lettura e il messaggio che lancia è stupendo, la storia non è mai pesante anche se devo dire che qualche pagina in meno avrebbe reso questa storia ancora più intensa, insomma è una lettura che prende tanto ma che da anche tanto al lettore e secondo me merita assolutamente di essere letta.

martedì 15 marzo 2022

Recensione "Un insospettabile ladro di specchi" di Jodi Taylor

Bookspediani oggi vi parlo di "Un insospettabile ladro di specchi" di Jodi Taylor 


Titolo: Un insospettabile ladro di specchi
Autore:  Jodi Taylor
Editore: Corbaccio
Genere: Historical Fiction/Fantasy
Data di uscita: 24 Febbraio 2022



«Avrei potuto essere un’esperta di esplosivi, o una volontaria per una missione spaziale su Marte, o un vigile del fuoco, insomma avere un lavoro tranquillo e sicuro. E invece no: ho scelto di diventare una storica!» Non era cominciata male per Madleine Maxwell, detta Max: aveva portato a termina una missione nella Cambridge del diciassettesimo secolo, teatro di uno scambio di vedute nientemeno che con Isaac Newton, riuscendo a sfuggire a una folla scalmanata che voleva linciarla. Routine, per una storica dell'avventuroso Istituto Saint Mary, abituata a condurre ricerche letteralmente sul campo. Ma da quando è approdata sulle coste del Mar Nero durante la Guerra di Troia, niente è più stato lo stesso per Max e i suoi colleghi. Rimbalzata da lì al cretaceo dopo un passaggio per la Porta del Lamento, Max finisce nel mezzo della battaglia di Azincourt e rischia il tutto per tutto per salvare la pelle e imparare il significato esatto dell’espressione: «avere una seconda chance».

IL MIO VOTO


Max, Leon e tutti gli storici del Saint Mary sono tornati per una nuova avventura che saprà assolutamente come sconvolgervi.
Chiaramente conosciamo Max per il suo essere una storica sempre pronta all'avventura e a breve il suo desiderio più grande, quello di studiare da vicino la Guerra di Troia, si sta per realizzare e questo per lei significa tanto a livello lavorativo, ma ci sono grandi cambiamenti in vista anche a livello privato ovviamente con Leon. I due stanno insieme da tempo e sebbene al lavoro tentino di condurre vite separate, è innegabile che sono costantemente preoccupati l'uno per l'altra e se Leon rischia meno perchè un ingeniere, certamente quella che quasi sempre si mette nei guai è Max, infatti è raro che torni tutta intera da una missione e per questo insieme decidono che dopo il viaggio a Troia se ne andranno dal Saint Mary per iniziare una nuova avventura, quella di vivere insieme e soprattutto di vivere come persone normali, senza viaggi nel tempo e senza troppi pericoli. Chiaramente le intenzioni sono buone e andarsene dopo aver visto da vicino la grande Guerra di Troia è un ottimo traguardo, ma sebbene ci siano sempre pericoli a viaggiare, Max sappiamo che ama il suo lavoro e molto spesso non sa decidersi tra questo e la vita privata, per cui quando la situazione nel bel mezzo della guerra di Troia si complica, ancora una volta dimostra la sua preferenza per il lavoro e da quel momento il rapporto tra lei e Leon cambierà per sempre in modi che nessuno potrebbe immaginare. Inutile dire che Max sarà poi occupata in nuovi viaggi, fino ad arrivare ad affrontare ancora una volta un nemico pericoloso e fino ad arrivare a salvare un caro amico, pagando molto cara questa decisione.
Ormai sapete che adoro Max, amo come si metta sempre in gioco così come la sua etica del lavoro, forse è quasi troppo e infatti spesso rovina il suo rapporto con Leon, ma è una protagonista in gamba, ironica e che non si lascia abbattere da nulla, certo a volte sbaglia ma in qualche modo riesce ad uscirne a testa altra.


Jodi Taylor con questa serie ha in mente sicuramente due cose: farci capire che può piegare il tempo e lo spazio a suo piacimento, chiaramente divertendosi a sconvolgerci e confonderci ma soprattutto sa come far soffrire il lettore perchè non si limita a mettere in pericolo la vita dei suoi personaggi tramite i vari viaggi, ma soprattutto gioca con i nostri sentimenti anche perchè sicuramente Max e Leon sono i due personaggi a cui ci si affeziona subito, ma anche tutti gli altri protagonisti del Saint Mary e quindi grandi amici di Max non sono da meno, per cui ogni volta che l'autrice ci porta in un viaggio nella storia, il lettore si deve preparare psicologicamente a quello che potrebbe succedere. In questo romanzo vengono affrontati molti viaggi per studiare la storia da vicino, come sempre del resto, ma ammetto che il mio preferito non poteva che essere quello riguardante la Guerra di Troia e ho apprezzato il fatto che l'autrice abbia unito sia la sua visione della storia, rendendola ovviamente diversa, sia quella effetivamente descritta nei libri di testo, facendoci capire quanto siano soggettive le descrizioni di chi ha vissuto questa famosa guerra perchè di fatto non tutto è andato come è stato scritto.
Ma se ancora una volta i viaggi sono una parte fondamentale della storia, anche le regole del tempo e dello spazio che vengono sapientemente piegate dall'autrice sono un altro aspetto del libro e fidatevi quando vi dico che non siete pronti a questa storia, l'autrice si diverte davvero a farci soffrire e soprattutto quando tutto sembra perduto, ama mescolare le carte in tavola. Insomma io sono rimasta senza parole da metà libro e ancora più sconvolta nel finale, che in qualche modo sottolinea il vero significato di seconde occasioni così come in un certo senso è come se la storia ripartisse da zero ed è questo che la rende speciale, il fatto che si possa spaziare nel tempo e nello spazio e che tutto sia imprevedibile. Ancora una volta Jodi Taylor dimostra la sua bravura, con uno stile sempre fluido e scorrevole, spesso anche ironico e in grado di far divertire il lettore, ma anche di farlo soffrire.






sabato 5 febbraio 2022

#Intervista con Daniela Krien


Buon salve bookspediani.
Oggi grazie a Corbaccio vi porto con me nell'intervista che ho potuto fare a Daniela Krien, intanto vi consiglio anche di leggere il suo nuovo romanzo perchè è davvero incredibile.

IL ROMANZO




Titolo: I confini incerti del fuoco
Autore: Daniela Krien
Editore: Corbaccio
Genere: Fiction
Data di uscita: 13 Gennaio 2022



Rahel e Peter hanno due figli ormai adulti che vivono fuori casa, trent’anni di convivenza alle spalle e tre settimane di vacanza davanti a loro. Avevano prenotato una baita in montagna, da settimane pregustavano e preparavano il loro soggiorno, ma un incendio l’ha resa inagibile a ridosso della partenza. Per un caso fortuito, un’anziana coppia di amici a cui sono molto affezionati deve allontanarsi dalla propria casa nella splendida campagna piena di laghi e massi erratici dell’Uckermark e chiedono a Rahel se lei e il marito possono trasferirsi lì per alcune settimane ad occuparsene. Rahel accetta per conto di entrambi: è una soluzione ragionevole, ma sa che Peter resterà deluso. D’altronde è da tempo che Peter sembra non condividere più niente con la moglie, il letto in primo luogo, da quando non si è sentito sostenuto da lei in uno scandalo scoppiato all’università di Dresda dove insegna Germanistica, e che l’ha profondamente amareggiato. E Rahel dal canto suo patisce questa distanza ma, benché come psicologa ascolti infinite storie di coppie in crisi, non sa come affrontare il marito. Giorno dopo giorno, fra le incombenze quotidiane e le nuotate nel lago, Rahel e Peter scoprono quante cose hanno dato per scontate nel loro rapporto, e quante cose sembrano dividerli ora nel modo di ragionare, di parlare, di vivere le emozioni. La visita dei figli, con le loro rivendicazioni, le critiche, le loro scelte incomprensibili potrebbe rompere del tutto un equilibrio compromesso… oppure recuperarlo: quando Selma e Simon se ne vanno, Rahel e Peter riscoprono il piacere della vita insieme, che è più forte di qualsiasi contraddizione, ed è una forma di amore che rende sempre possibile ravvivare anche il fuoco della passione.
Con una prosa limpida e intensa, in questo suo secondo romanzo subito balzato ai vertici delle classifiche dello Spiegel, Daniela Krien mette il lettore di fronte alle verità della vita di coppia, alla ricerca della bellezza che c’è sempre e che a volte bisogna imparare a vedere di nuovo.


L'INTERVISTA

1. Come è nata l'idea per questa storia?
L'idea nasce dalle osservazioni che ho fatto nella mia cerchia di conoscenze e ho avuto modo di vedere che gli uomini tra i cinquanta e i sessant'anni spesso sviluppano una sorta di desiderio di estraniarsi dalla società. Questo è metalivello dal quale io mi sono mossa per creare il personaggio di Peter che è proprio il rappresentante di questa tipologia di uomini. Poi mi è stato subito chiaro appena ho avuto Peter che era una persona che viveva una vita di coppia e quindi mi serviva una moglie, quindi è nata Rahel e molto rapidamente ho capito anche che la storia la volevo raccontare dal suo punto di vista. 


2. A questo proposito, come mai hai scelto di dare voce solo alla protagonista femminile, Rahel?
Soprattutto perchè il punto di vista femminile mi è più congeniale, lo capisco meglio. Ho fatto vari tentativi in passato di parlare con una voce  di un uomo ma sono arrivata ben presto a capire che avevo dei limiti in questa cosa. E poi devo ammettere che le protagoniste femminili sono più interessanti in quanto più complesse e più ambivalenti.


3. Come funziona il tuo processo creativo?
Io procedo di norma così: ho un'idea dalla quale parto, poi scelgo quali sono i personaggi che potrebbero incarnare la tematica che ho messo a fuoco, parto da uno sguardo ampio sulla società per entrare poi nel sempre più piccolo e arrivo poi alla vita privata delle persone.


4. Quanto è cambiata la storia rispetto alla prima stesura?
Quando inizio a scrivere c'è sempre una dinamica dei personaggi che si avvia e io non faccio altro che seguirli, all'inizio so più o meno cosa succederà e poi lascio libertà assoluta ai personaggi di nuoversi e in realtà non faccio altro che rincorrerli con la scrittura. Cosa significa questo? Io ho in testa una sorta di film che guardo, osservo cosa succede o come si comportano i personaggi e per quanto mi riguarda non faccio altro che trascrivere che cosa succede in questo film.


5. Quale è stata la parte più difficile da scrivere?
In questo libro non ho avuto nessuna difficoltà devo dire, ha funzionato tutto molto bene fin da subito.


6. Oltre ai due protagonisti abbiamo modo di conoscere altri personaggi e io mi sono affezionata molto a Selma: ci sarà occasione di avere una storia su di lei?
Non ho in programma una cosa del genere però devo dire che anche io amo molto Selma e mi fa piacere che ci sia qualcun altro che abbia provato simpatia per lei, anzi fino ad ora tutti mi hanno detto che è una ragazza insopportabile quindi sono molto contenta che a te sia piaciuta. E' un personaggio certamente interessante ma forse non lo trovo così interessante da scriverci un intero romanzo.


7. Come descriveresti questo romanzo con cinque parole?
Vita. Amore. Destino. Contraddizione. Speranza.


8. In questo romanzo ho trovato davvero una marcia in più rispetto al precedente: c'è un mix di realismo, ma anche di ironia, un pizzico di mistero per quanto riguarda anche il passato di Rahel e la storia funziona perfettamente secondo me. Come sei riuscita a trovare l'equilibrio perfetto?
Non saprei nemmeno io a dirti la verità, forse dipende dal fatto che il romanzo è stato scritto quasi tutto in una volta. I migliori testi in effetti sono quelli che non presentano lunghe interruzioni e che quindi vengono scritti senza essere mai interamente interrotti. 
Se resti nel flusso alla fine hai come risultato una sorta di melodia, è sempre più difficile raggiungere questo risultato quando hai tante interruzioni o lunghe pause. Qui non ce ne sono state dall'inizio alla fine e mi sembra che il risultato sia proprio buono.


9. Sapere di venire pubblicati nel proprio paese è sicuramente una grande emozione, ma come ci si sente a venire pubblicati anche all'estero?
Quando ti pubblicano un libro in altre lingue e in altri paesi è bellissimo ed è un'emozione grandissima, ma riesce anche a fare molta paura perchè è una cosa sulla quale non hai nessun controllo. Io per esempio non conosco tante lingue straniere, so giusto un poco di inglese e pure male e quindi non potrei nemmeno valutare se un libro mio è stato tradotto fedelmente e quindi devo affidarmi ai traduttori percui è sia un bellissimo regalo sia un salto nel vuoto.


10. Stai lavorando a qualcosa di nuovo in questo momento?
In questo momento no, sono nella fase della raccolta: raccolta di informazioni, storie, conversazioni, materie, un po' di tutto insomma. Ancora non so se sarà poi parte di questa serie oppure qualcosa di totalmente diverso, vedremo!


11. Che consiglio daresti a chi vorrebbe diventare un autore?
Prima di tutto direi vivere: vivere tanto, fare tante esperienze e guardare anche le esperienze e le vite degli altri. Quando poi ti sembra di aver accumulato abbastanza vita ed esperienze ed aver osservato abbastanza gli altri, allora il consiglio è di essere molto sinceri e non avere paura di scrivere. Semplicemente buttarsi nella scrittura perchè tanto alla fine si può sempre cambiare tutto quello che è stato scritto, questo non è importante, la cosa importante è entrare nel flusso della scrittura e questa cosa succede soltanto se ti tuffi dentro.




lunedì 11 ottobre 2021

Intervista a Simonetta Tassinari, autrice de Le donne dei Calabri di Montebello

 

Bookspediani oggi vi propongo la mia intervista a Simonetta Tassinari, autrice de Le donne dei Calabri di Montebello



Titolo: Le donne dei Calabri di Montebello
Autore: Simonetta Tassinari
Editore: Corbaccio
Genere: Romanzo Storico
Data di uscita: 30 Settembre 2021



Anno Domini 1657. Elisabetta Calabri di Montebello, detta Betta bai, vive tra i boschi dell’Appennino tosco-romagnolo e sogna la vita fiorentina alla corte dei Medici. Il marchese Giangiacomo, suo padre, è uno scienziato in odore di eresia perché seguace di Galileo. Vedovo e immerso in studi che tiene segreti e in esperimenti che compie nelle antiche miniere di famiglia, ha affidato l’educazione della figlia alla propria sorella, suor Carmela del Gesù, al secolo Barbara Calabri, che vorrebbe sposare la nipote a un signore del luogo per poterle stare sempre vicino e non disperdere gli sterminati possedimenti. In una mattina di luglio, giunge però a villa Calabri un cavaliere: Filippo Salimbeni, nobile medico fiorentino, in viaggio verso Bologna per conto del granduca di Toscana. A cena Filippo conosce Elisabetta: è un colpo di fulmine, finalmente Betta bai può realizzare il sogno di trasferirsi a Firenze. Ma la capitale del granducato non è esattamente quel che si era immaginata. La libertà di cui aveva goduto diventa ben presto un lontano ricordo nell’atmosfera bigotta di casa Salimbeni e in quella stantia di una corte e di una città in piena decadenza, con un marito sempre più distante e preso dalle sue ambizioni di medico. Dalla sua parte avrà sempre la zia che gli invierà in soccorso una vecchia e, per una suora, insospettabile conoscenza: Ludovico Manobruna, uomo di corte e libertino, grazie al quale Elisabetta riesce a farsi conoscere e apprezzare in città e, finalmente, a ipotizzare un futuro radioso per sé e per il figlio che sta per nascere e che riempie di gioia lei e Filippo. Ma nel «secolo di ferro» i pregiudizi e un’ortodossia soffocante si intrecciano ai destini delle persone mettendone a rischio la felicità e anche la vita stessa…
Ambientato in un periodo pieno di suggestioni, il Seicento della decadenza di Firenze e dell’Italia intera, ma anche della rivoluzione scientifica, in bilico tra antico e moderno, Le donne dei Calabri di Montebello segue la storia di tre generazioni di una famiglia di antica nobiltà feudale e soprattutto quella di tre donne, Barbara, Elisabetta e Camilla, donne inserite nella loro terra e nel loro tempo, ma anche libere e anticonformiste, forti e romantiche, capaci di inseguire i loro sogni e di lottare per realizzare il loro destino.


L'INTERVISTA

Come è nata l'idea?
E' nata tantissimo tempo fa, addirittura alla fine degli anni novanta. Ho cominciato allora a costruire nella mia mente questa villa e poi ho cominciato a prendere appunti e a studiare perchè essendo un romanzo storico ha avuto bisogno di una preparazione quindi ho cercato di visitare anche tante regge e tante ville in Italia, specialmente di quelle dell'epoca della storia e non saprei dirti esattamente perchè, ho amato prima l'idea del giardino che del castello e poi a questo giardino che immaginavo, con cui ho nutrito la mia fantasia girando ovunque in Italia, ho aggiunto il castello e poi sono arrivati i personaggi. Sono partia prima dall'esterno insomma.


Come avviene il tuo processo di scrittura? Da che cosa parti?
Dietro c'è una specie di visione ad ogni fase preparatoria del romanzo, poi naturalmente il romanzo necessita di una costruzione come dell'entrata in scena dei personaggi, dei filoni principali e così via. Quindi per quanto riguarda la vicenda sono partita da una famiglia particolare perchè il padre, il Marchese in carica conduce degli esperimenti proibiti e poi ha perso la moglie, ha un'unica figlia e una sorella che spesso è presente, quindi sono partita da questi tre personaggi e poi mi sono immedesimata in Elisabetta, quindi Betta bai che è bella, giovane, ha tante idee in testa e ha fame di vita ma non le piacere stare ferma, sogna un cavaliere e quindi di andarsene e a questo punto è nato spontaneamente Filippo. Tutto è partito da questo piccolo nucleo e poi a poco a poco, quando si entra nella storia, che ho costruito molto lentamente (infatti alcuni personaggi sono nati dopo anni, mentre prendevo appunti) e quando è arrivato Filippo le cose poi hanno preso una piega inaspettata devo dire, tante vicende le ho costruite sul momento, quando nascevano i personaggi. Il problema era che c'erano troppi personaggi e troppe storie che si intrecciavano, che ho dovuto poi tagliare per arrivare ad essere il romanzo che è oggi.


Quanto è cambiato il romanzo rispetto alla prima stesura?
E' diventato la metà! Diciamo che la vicenda di Elisabetta è rimasta invariata, ma ho tagliato talmente tanto che ho materiale per almeno altri tre romanzi. Al principio infatti era più di mille pagine e sapevo di non poter presentare un romanzo del genere ad un editore, quindi il lavoro principale è stato tagliare via alcune sottotrame, uccidere determinati personaggi e così via.


Quanto c'è di te in questa storia?
Di me ci sono i luoghi decisamente, anche se ho un po' mischiato la geografia perchè non ho proprio parlato dei paesi reali però chiaramente c'è Rocca San Casciano che è il paese di origine della mia famiglia, il paese in cui ho trascorso ogni estate e ogni festa da quando sono nata e fino a quando non sono diventata grande, per cui quello mi appartiene e infatti nella dedica io il libro l'ho dedicato ai miei avi tosco romagnoli. Per quanto riguarda i personaggi c'è qualcosa di me in tutti e nessuno, così come c'è qualcosa di tutte le donne che ho conosciuto nelle tre donne protagoniste. Ma devo dire che amo anche la scienza, sebbene abbia fatto studi umanistici, insomma la figura dello scienziato mi affascina molto.


Dal tuo punto di vista, come descriveresti il romanzo in cinque parole?
Gelosia sicuramente: perchè ne sono stata gelosissima fino a poco tempo fa.
Attaccamento quasi morboso:perchè a questo romanzo tengo in modo particolare, anche se ne ho scritti altri questo rimane quello a cui tengo di più.
Poi ovviamente fantasia e avventure, ma non posso certo non includere l'amore, soprattutto per quanto me lo sono portato dentro il cassetto.


Ho trovato un bellissimo equilibrio tra l'ambientazione storica, le scoperte dell'epoca e i personaggi. Come sei riuscita a bilanciare il tutto, perchè non deve essere stato per niente facile!
Questa è la maggiore difficoltà per un romanzo storico perchè se la storia rimane troppo sull sfondo poi non è più storico ma solo un romanzo con protagonisti che parlano come quelli del nostro secolo, quindi prima io ho studiato molto bene il secolo di cui volevo parlare e infatti io amo molto il 600, amo anche il 700 ma il 600 è in assoluto il mio preferito e penso che se esiste la reincarnazione, io vivevo sicuramente in questo secolo e infatti l'ho studiato nei minimi dettagli, sia usi e costumi, quindi ho cercato con una cura maniacale veramente il più piccolo dettaglio e indagando così tanto, ho cercato di ragionare un po' come una persona dell'epoca e forse questo mi ha aiutato.


L'amore per la storia traspare tantissimo in questo romanzo e non solo per l'ambientazione ma anche per come viene raccontata e narrata, per la cura nei dettagli e tutto. Ma da dove deriva? 
Io insegno storia e filosofia, però ho cominciato ad amare la storia fin da bambina. Infatti da piccola avevo un giardino e mi ero costruita un angolo in cui giocavo a fare l'archeologa: una volta mi misi in testa di fare la mia moneta e per poco non bruciavo casa quindi i miei mi dissero che questo mio amore per la storia insomma era anche pericoloso, però ecco è nato da quando ero proprio piccola e da quel momento non mi ha mai lasciato.


Oltre ad essere romanzo storico possiamo definire questo libro anche una saga familiare perchè parla appunto di tre donne di generazione diversa: quale è quella che senti più vicino a te e come è nata la loro caratterizzazione?
In ognuna delle tre donne c'è qualcosa di mio: Betta bai ingenua e fresca e quindi mia versione da adolescente però più vicina a me Camilla però questa sua sete di sapere mi avvicinaa tanto e questo inteso per la lettura perchè oltre ad essere un'autrice sono anche una lettrice e questo sua sete di conoscenza mi assomiglia molto, è una scienziata ma vuole sapere e investigare e per una donna dell'epoca era molto pericoloso.


Qual è stata laa parte più difficile da scrivere?
L'omicidio di un deteterminato personaggio che è vero che è estremamente negativo m è anche frutto di una pessima educazione, quindi per quanto imperfetto mi è molto dispiaciuto doverlo farlo morire.
Ma quella scena ci ho messo tanto a scriverla, perchè alla fine anche il cattivo conquista il cuore del lettore e ovviamente dell'autore!


Hai qualche progetto per il futuro?
Sto scrivendo un romanzo per ragazzi e poi ci sarà un altro romanzo storico, ma per ora non posso dire altro.


Quale consiglio daresti a chi vuole diventare un autore?
Bisogna seguire le proprie inclinazioni e quindi seguire se stessi, quindi bisogna conoscer anche se stessi, studiare, prendersi del tempo e soprattutto non scoraggiarsi mai.
Se uno sente di essere uno scrittore non deve mai fermarsi, ci saranno tanti no ma arriveranno anche i si.
Infatti quando c'è la volontà si può fare tutto, conta più la volontà dell'intelligenza perchè la volontà è estremamente importante e soprattutto parlare di quello che si conosce bene!

lunedì 13 settembre 2021

Review "Figlie" di Lucy Fricke

 Bookspediani oggi la giornata è carica, intanto iniziamo con "Figlie" di Lucy Fricke



Titolo: Figlie
Autore: Lucy Fricke
Editore: Corbaccio
Genere: Fiction
Data di uscita:  2 Settembre 2021


Betty e Martha partono da Berlino per un viaggio in Svizzera con una Golf scassata. Accompagnano il padre di Martha, malato terminale, a porre fine alla sua vita in una clinica. Ma il viaggio prende una piega del tutto inaspettata quando il padre decide di rimandare la sua scelta e di fare una deviazione nei luoghi della sua giovinezza. Betty e Martha lo assecondano e capiscono che anche per loro è giunto il momento di cambiare strada e buttarsi, anche a rischio di qualche incidente di percorso. Hanno quarant'anni e si conoscono da sempre: la loro amicizia, forse, è l'unico appiglio in una vita che fino a questo momento hanno percorso lasciandosi trascinare senza riuscire a trovare dei punti fermi. Dalla Germania scenderanno verso sud, prima in Italia sul Lago Maggiore poi nel Lazio e quindi in Grecia, dove Betty pensa di poter incontrare il suo, di padre, che credeva morto e che invece sembra essersi nascosto in un'isola greca... Con un'autoironia graffiante e una sincerità disarmante, Lucy Fricke racconta di donne che fanno i conti con il loro passato e il loro presente, di addii che a nessuno vengono risparmiati, e di genitori che si eclissano troppo presto dalla vita dei figli. E la domanda che si pongono e che ci poniamo non è tanto da dove proveniamo, ma piuttosto come possiamo riscoprire e accettare le nostre origini.

IL MIO VOTO


Betty e Martha sono le protagoniste di questa storia, due donne che sono amiche e che si conoscono e supportano a vicenda, ma non hanno nulla in comune salvo il fatto che sono delle figlie.
Martha è una donna che vorrebbe essere madre, prova ogni volta che può a restare incinta e ci riesce per qualche tempo, ma poi non riesce a portare a termine la gravidanza e questo la spinge ad essere sconfitta e demoralizzata, pensa di essere sempre stata una buona figlia e non capisce perchè lei non possa a sua volta averne.
Martha ha un rapporto complesso sia con la madre che con il padre, ma allo stesso tempo non può fare a meno di accorrere da loro, in caso di bisogno, cosa che fa per il padre, il quale è sempre più vicino alla fine e vuole assolutamente andare in Svizzera per mettere fine al suo dolore. E' per questo che Martha chiede l'aiuto di Betty, perchè non può portare da sola in macchina il padre e l'amica è l'unica a cui rivolgersi. Betty a differenza di Martha non è sposata e non ha nessuno accanto, per cui non ha figli od obblighi, del resto sceglie persone impossibili proprio perchè così evita di soffrire come ha sofferto la madre, e di conseguenza lei: Betty infatti riconoscere di avere tre padri, tutti diversi da loro e tutti che hanno contribuito a fare di lei quello che è oggi, uno in particolare però le è rimasto impresso e infatti si reca a Roma per dirgli finalmente addio. Insomma in macchina, tra Germania, Svizzera e Italia questi tre personaggi daranno al lettore il filo da torcere, si metteranno a nudo e scopriranno dettagli che in altro modo non avrebbero potuto sapere, qualcosa che finirà per cambiare per sempre le loro vite. Betty e Martha, complesse e uniche, a loro modo riescono a farsi apprezzare dal lettore che, insieme a loro, parte per un viaggio senza precedenti e pronto a mettere tutto in discussione, anche a far conoscere verità rimaste a lungo celate.


Lucy Fricke con questo romanzo mette in scena tantissime tematiche e riesce a destreggiarsi bene tra queste: la prima che troviamo è sicuramente riferita al titolo stesso del romanzo ossia figlie. Cosa significa essere una figlia? Equivale ad essere sempre presenti per i genitori, anche se questi finiscono per rinfacciarci determinate cose, anche se si fanno odiare, anche se ci usano e continuano a fare richieste impossibili, sono sempre genitori e nel bene o nel male ci hanno segnato, per cui per loro si loro si è sempre figlie, si è disposti a tutto pur di aiutarli. E questo consiste anche nell'accompagnare in Svizzera un uomo che è stanco di soffrire e vuole mettere fine alla sua vita: questa non è una tematica semplice e l'autrice a mio avviso poteva approfondirla meglio, stiamo parlando di un uomo che sta soffrendo e che non capisce bene se mettere fine alla sua vita o continuare a soffrire, ma comunque è una tematica che ha il suo peso. Inoltre abbiamo il tema dell'aborto spontaneo, che riguarda Martha e il suo non restare incinta, per quanto vorrebbe diventare madre. Abbiamo invece con Betty una famiglia complessa dove la ragazza riconosce in tre figure quella paterna, ognuno di essi ha cambiato la sua vita e per questo ne conta tre, per  questo fa così fatica a trovare la persona giusta e per questo anche lei è pronta a partire per l'Italia per trovare la persona che cerca da tanto tempo, per mettere in ordine le idee e la sua stessa vita. Insomma oltre alle tante tematiche che caratterizzano questa storia, l'autrice ci regala una bella avventura on the road, intervallata da momenti di alta tensione e drammaticità a momenti più spassosi, insomma una lettura piena di colpi di scena e di possibilità di riflessione.


Mi sono sentita subito attratta da questa lettura, una storia che come dicevo tocca tematiche importanti, ne mescola tante al suo interno ma tutte trovano la giusta collocazione e non viene mai a mancare qualcosa, è tutto perfettamente bilanciato a partire da momenti di serietà a momenti più leggere ed ironici. Chiaramente sono Betty e Martha le protagoniste che vanno un po' a dare la voce a tante figlie che, spesso, subiscono le colpe dei genitori e che quindi devono essere sempre pronte per loro, sebbene questi le abbiano fatte soffrire e sono talmente tante le imperfezioni che hanno i loro genitori che è difficile rispecchiarsi in queste donne, ma è facile invece capire il loro stato d'animo e le insicurezze, così come i dubbi che affrontano giorno dopo giorno.
A rendere speciale questo romanzo è senza dubbio la parte on the road, abbiamo infatti le due donne che viaggiano dalla Germania alla Svizzera fino all'Italia, per finire poi in Grecia, insomma un viaggio non indifferente che le spinge a riflettere e a far riflettere il lettore stesso, parte ormai della storia. L'autrice ha uno stile molto semplice e diretto per cui, per quanto le tematiche abbiano un certo spessore, non le rende mai difficili da leggere e questo è certamente un punto di forza, così come il fatto che il romanzo si legga in un attimo perchè conta poco meno di duecentocinquanta pagine. Non è una lettura per tutti, questo lo dico, bisogna leggerlo al momento giusto e bisogna capirla bene questa storia, ma chi vorrà dargli una possibilità, scoprirà una lettura profonda e a tratti dolorosa e divertente, che sa come lasciare il segno.


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venerdì 2 luglio 2021

Recensione "L'ossessione" di Wulf Dorn

Bookspediani è arrivato finalmente il momento di parlarvi di "L'ossessione" di Wulf Dorn



Titolo: L'Ossessione
Autore: Wulf Dorn
Editore: Corbaccio
Genere: Thriller
Data di uscita: 3 Giugno 2021


Che fine ha fatto Ellen Roth? Mark Behrendt è uno psichiatra con due vite, quella di prima e quella di adesso. Prima lavorava alla Waldklinik di Fahlenberg, prima aveva Tanja, il suo amore. Adesso vive e lavora a Francoforte. In mezzo un inspiegabile incidente d'auto in cui Tanja è morta, e la nebbia dell'alcolismo in cui è precipitato e da cui l'ha aiutato a salvarsi un'amica: Doreen. Ed è a cena da lei quando qualcuno bussa alla porta e Doreen va ad aprire: è l'ultima cosa che Mark ricorda. Si risveglia intontito, Doreen è scomparsa. Poco dopo riceve una telefonata. Se vuole rivedere la sua amica viva deve svolgere un compito: deve trovare qualcuno e deve scoprire da solo chi. Ha esattamente 2 giorni, 9 ore e 23 minuti per riuscirci, poi la donna verrà uccisa. Comincia così una corsa contro il tempo nel tentativo di capire chi c'è dietro questa follia, che cosa lo motiva, perché ce l'ha con Mark a tal punto, e chi è la persona misteriosa da trovare. Un tassello dopo l'altro, una rivelazione dopo l'altra, Mark cerca di risolvere questo enigma mortale, eseguendo al contempo gli ordini folli di uno sconosciuto, perseguitato da un dolore indicibile e disposto a fare qualunque cosa ...proprio come lui?

IL MIO VOTO

Come posso parlarvi di questo libro senza farvi troppi spoiler ma allo stesso tempo facendovi capire il mio amore per questa storia? E' difficile, ma ci provo partendo dal principio. Avevamo lasciato un Mark Beherendt in un modo ne La psichiatra poichè era un collega di Ellen Roth e l'ha anche aiutata a superare un momento brutto della sua vita, e in un altro in Phobia poichè l'uomo ha visto morire la propria ragazza e questo l'ha spinto a bere, diventando l'ombra di se stesso e ovviamente gli è costato anche il lavoro. Ora Mark non è più il dottor Beherendt, è semplicemente un uomo che cerca di andare avanti con la sua vita giorno dopo giorno, non beve più sebbene la tentazione sia forte, ma allo stesso non ha più voluto saperne del suo lavoro, non ha più avuto contatti con la sua collega Ellen Roth, insomma la sua vita è andata avanti un giorno faticoso alla volta. E' proprio perchè ormai Mark si sente al sicuro e pensa di aver ritrovato la tranquillità, che abbassa la guardia e tutto va per il peggio: una sua cara amica viene rapita e il colpevole è pronto a mandare Mark in giro per il mondo a scovare qualcuno che a suo avviso merita di essere punito, qualcuno che Mark deve trovare solo con le sue forze e per farlo ha pochissimo tempo a disposizione, altrimenti la sua amica, quella donna che gli è stata sempre accanto, morirà e questo Mark non può permetterlo, non può sentirsi nuovamente colpevole di una morte e quindi, passo dopo passo, Mark non può che eseguire gli ordini che gli vengono indicati ma del resto Mark non ha mai smesso di essere un dottore e questo significa che è anche in grado di mettere insieme tasselli che a prima vista sembrano impossibili da incastrare ma che, pezzo dopo pezzo, possono arrivare ad una verità sconvolgente.
E' quindi Mark il primo personaggio che ritroviamo, un protagonista decisamente cambiato e diverso rispetto a come siamo abituati a vederlo, ma che riesce ad entrare ancora nei nostri cuori e a guidarci in una storia che non appare mai scontata o prevedibile, una storia che ancora una volta tocca argomenti delicati e lo fa con grande tatto e soprattutto con grande abilità.


Ancora una volta Wulf Dorn entra nella nostra mente con un romanzo che sa come tenere incollato alle pagine dall'inizio alla fine. Sicuramente la prima cosa che notiamo è come si è ridotto Mark, la lotta quotidiana che deve affrontare per restare sobrio e ovviamente quello che gli è costato questa condizione, ossia non avere più la sua abitilazione per poter aiutare altre persone. Ma del resto Mark deve aiutare se stesso perchè così come lotta per restare sobrio, deve lottare anche per non cercare vendetta su chi ha ucciso la sua compagna e questa è la cosa più difficile di tutte. Ma per quanto sia difficile lottare con i propri demoni, è ancora più difficile rivivere la sensazione di essere bloccato davanti ad una persona che minaccia una persona a te cara e quindi Mark si ritrova ad essere un burattino nelle mani di una persona che vuole solo vendetta per quello che gli è successo e per farlo Mark dovrà trovare qualcuno di molto particolare... Se nella prima riga della trama si parla di Ellen Roth è inutile dire che ovviamente nella storia c'è anche lei, quello che però è interessante è il come la ritroviamo, ossia una donna totalmente diversa che non ha ricordi del suo passato o di quello che ha fatto ma che, per quanto possa provare a ricominciare la sua vita, resta sempre una donna con un problema e che non si sentirà mai del tutto normale, una donna che a furia di nascondere il suo passato e se stessa si è spezzata e quindi la parte più bella della storia non può che essere veder come Ellen Roth si inseriesce in tutto questo, non vi dirò nulla a riguardo, solo che ancora una volta Wulf Dorn dimostra di essere geniale.

Aspettavo questo romanzo come i bambini aspettano il Natale e una volta avuto tra le mani, smettere di leggerlo è stato praticamente impossibile, le più di quattrocento pagine che compongono il romanzo sono scivolate via in un attimo, certamente perchè Wulf Dorn è un abile narratore e perchè il suo stile è sempre incisivo e diretto, caratterizzato da capitoli non troppo lunghi che ti portano sempre a voler leggerne di più, ritrovandoti quindi alla fine senza accorgertene, ma è proprio la storia che aspettavo da quando ho concluso la Psichiatra che mi ha fatto fare le ore piccole per concludere questa lettura. La psichiatra è infatti uno dei primi thriller che ho letto in vita mia, se non proprio il primissimo, e mi sono innamorata di questo genere proprio per questa storia così unica e imprevedibile per cui avere la possibilità di tornare in questo mondo è stato davvero qualcosa di unico. L'Ossessione è un romanzo molto particolare perchè è il seguito diretto de La psichiatra ma è anche il seguito di Phobia, infatti sarebbe meglio leggere prima questi due romanzi per avere un'idea più approfondita dei protagonisti quindi di Ellen e di Mark, ma l'autore spiega comunque un poco il loro passato, quindi si puà leggere anche in modo slegato, anche se non ve lo consiglio perchè ovviamente ci sono spoiler su La psichiatra e quel libro è un vero capolavoro, per cui vi rovinereste una storia incredibile, ma il tutto è per dirvi semplicemente che questo è un libro da leggere.
Wulf Dorn è tornato a parlare dei personaggi che lo hanno reso famoso e lo ha fatto con una storia che rende loro giustizia, qualcosa che non si ripete e che riesce ad essere originale perchè i due avevano ancora qualcosa in sospeso e visto che non c'è due senza tre, chissà che ritroveremo di nuovo questi personaggi, per il momento vi posso dire che per me questo è uno dei migliori lavori dell'autore, perchè in alcuni romanzi l'ho trovato un poco sottotono, ma qui dimostra tutto il suo talento e soprattutto prova ancora una volta che il nome di Wulf Dorn è una certezza.