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giovedì 19 marzo 2020

Recensione "Nel nome della pietra" di Cristina Fantini

Buon salve bookspediani.
Oggi vi parlo di un nuovo romanzo, ossia "Nel nome della pietra" di Cristina Fantini edito Piemme.



Titolo: Nel nome della pietra
Autore: Cristina Fantini
Editore: Piemme
Genere: Romanzo Storico
Data di uscita: 10 Marzo 2020



Milano, 1385. Forza, conquista, potere. Sono queste le parole che guidano i pensieri di Gian Galeazzo Visconti, da poco divenuto signore della città dopo aver deposto e fatto arrestare lo zio Bernabò. Quando l'arcivescovo di Milano gli prospetta l'idea di una grande cattedrale che sostituisca la chiesa di Santa Maria Maggiore, il conte di Virtù, da sempre devoto alla Vergine, approva il progetto anche se la decisione non ha nulla di religioso. Diventerà potente, espanderà i confini del ducato e la cattedrale dovrà essere il simbolo della sua grandezza. Per costruirla, si circonda dei migliori architetti e scultori, i maestri campionesi, tra i pochi in grado di portare a termine un progetto tanto ambizioso. Nelle schiere di ingegneri e artigiani, operai e artisti, vi sono Alberto e Pietro, gemelli separati alla nascita. Falegname l'uno, scultore l'altro, uniti da un solo ineludibile destino, quello di contribuire a una delle più grandi imprese che la nostra storia ricordi: la costruzione del Duomo di Milano.


IL MIO VOTO



Il romanzo conta di moltissimi personaggi, alcuni più essenziali di altri, ma ognuno di essi fa la sua parte e, con le sue scelte, contribuisce l'avanzamento della storia.
Nelle prime pagine conosciamo Costanza, una ragazza innamorata che decide di concedersi ad un ragazzo, rovinando per sempre sia lei stessa che la sua famiglia.
Per Costanza infatti inizia l'allontanamento dai suoi cari e la sua stessa morte, per rinascere come suora dopo aver dato alla luce due gemelli, Pietro e Alberto, i quali vengono divisi alla nascita, senza mai sapere l'uno dell'altro. Il tempo passa inesorabile, la vita continua e così anche quella dei due gemelli, costantemente vegliati dallo zio di Costanza: entrambi hanno ereditato la bravura del padre nel campo dell'ingegneria e le loro vite in qualche modo entrano in contatto, senza però che nessuno dei due si accorga che la persona accanto non è un semplice amico, ma un fratello.
Dunque principalmente seguiamo la storia di questi due fratelli, di come entrambi vengano arruolati per costruire un nuovo simbolo per Milano, una Domus che sia un vanto per tutti, e di come la lora vita venga spesso complicata a causa di scelte di altri e soprattutto del destino. Con loro entreranno in contatto altri personaggi, che diventeranno significativi per le loro vite, alcuni in positivo, altri in negativo, ma il tutto ruota attorno a loro e alla loro voglia di dimostare il loro valore nella costruzione del Duomo, ma anche la loro grande amicizia. Sono tantissimi i punti di vista della storia, alcuni che a mio avviso aggiungono solo una finestra in più in questo tempo passato ma che di fatto non impattano in modo fondamentale la storia di base e cioè la voglia di costruire qualcosa di grande e il destino che ce la mette tutta per riunire due fratelli separati.


A fare da sfondo, ma ad essere anche una parte fondamentale della trama, a questa storia non può che essere Milano, la quale la vediamo cambiare nell'arco di tutti gli anni che vengono impiegati per costuire il Duomo, un compito non facile, che richiede tempo, bravura e concentrazione e soprattutto grande attenzione: Gian Galeazzo Visconti infatti, appena diventato signore della città, vuole assolutamente un simbolo che urli la sua grandezza, un simbolo che i milanesi ammirino con onore, ed è proprio così che nasce l'idea di sostituire la chiesa di Santa Maria Maggiore con una Basilica di Santa Maria Nascente, una domus e quindi una casa per il signore, un Duomo. Visconti dunque si circonda dei migliori ingegneri e artigiani, operai e artisti della città, persone che sanno fare bene il loro mestiere e che cercano di spiegalo anche a noi nel modo più semplice possibile. E' un vero piacere quindi vedere la Milano di fine 1300 e soprattutto vedere come, uno dei simboli più belli e più imponenti di Milano, sia stato costruito. L'autrice si è certamente ben documentata a riguardo, cercando di portare al lettore una storia che sappia intrattenere ma che racconti anche come è andata la costruzione del Duomo e anche io, che di archittettura non capisco nulla, sono riuscita a seguire bene la storia, leggendo con attenzione determinate parti, descritte in modo tale da rendere il lettore completamente partecipe, come se si trovasse davvero con Alberto e Pietro e tutta la squadra di operari e artigiani chiamati al lavoro del Duomo.
Anche la scelta stessa di non focalizzarsi per tutto il tempo sulla costruzione di questa Basilica e quindi di muoversi per Milano, dando modo al lettore di conoscere meglio la città del passato, rende a tutti gli effetti il capoluogo lombardo un vero e proprio protagonista di questa storia.


Cristina Fantini ci propone un romanzo storico, incentrato sulla costruzione del simbolo di Milano, il Duomo, tuttavia resta comunque una storia con tantissimi personaggi che affrontano una vita difficile e che pagano le conseguenze delle loro azioni, facendoci quindi capire come funzionava nel 1385 la vita. La condizione della donna è quello che più spicca, il fatto che una ragazza sia costretta a sposarsi non per amore ma per affari, in particolare quelli del padre, e che, se per caso dovesse innamorarsi di un ragazzo e portare la relazione ad un passo successivo, ecco la ragazza ben presto diventa una vergogna per la famiglia, una persona sgradita di cui liberarsi. E' questo che è successo a Costanza, una ragazza innamorata che per colpa di una scelta avventata si ritrova incinta, allontanata dalla famiglia e costretta in primis a dare via i suoi bambini, poi a diventare suora per espiare i suoi peccati. Non manca quindi un grande riferimento alla religione, sia da parte di Costanza che dallo zio, il quale è un monaco, ma anche dal signore stesso della città, che decide di creare un monumento che vuole sia imponente proprio per celebrare la Vergine, anche se di fatto sarà solo un modo per rendere Milano ancora più grande, non solo a livello religioso.
Allo stesso tempo si parla di destino, quello che si diverte a mettere lo zampino nella nostra vita e infatti questo fa incontrare Pietro e Alberto, i due gemelli separati alla nascita, li fa innamorare e li fa avere un amico accanto, anche senza sapere che fanno parte della stessa famiglia.
Ma in un romanzo storico non possono certo mancare intrighi, giochi di potere, invidie e vendetta, elementi che troverete certamente tra le pagine di questo libro e che riusciranno ad intrattenervi dall'inizio alla fine.


In questi ultimi tempi mi sto aprendo sempre di più ai romanzi storici e ammetto che prima di iniziare questo libro ero un poco spaventata per via della sua mole, che conta quasi 500 pagine e il segreto per gustarlo e per entrare appieno nella storia è proprio quello di assaporarlo a poco a poco perchè comunque copre un arco temporale molto ampio, con tantissimi personaggi che fortunatamente troviamo riportati ad inizio libro per iniziare a destreggiarsi tra questi, e perchè ha bisogno del suo tempo per svilupparsi. Lo stile della Fantini è a tratti semplice, a tratti ricercato e non manca certo qualche riferimento al milanese, i punti di vista che seguiamo sono molti e alcuni sono meno importanti di altri, almeno per me, per cui è necessario andare davvero con calma in questa lettura.
Devo dire che mi aspettavo una storia completamente diversa ma proprio perchè si è rivelata tale, sono riuscita ad apprezzarla di più, anche se ci sono stati alcuni punti che non mi hanno pienamente convinto e tra questi c'è la risoluzione di una questione in particolare, che ho sperato fino alla fine andasse in modo diverso. Dunque Nel nome della pietra non è solo la storia di come è nato il Duomo, ma la storia di tante persone che hanno contribuito a realizzarlo e della loro vita, che non sempre è stata facile da vivere, anzi in alcuni momenti bruciano davvero gli occhi per quante ingiustizie si è costretti a vedere e sopportare.
Cristina Fantini dunque riesce a far parlare di sè con questo romanzo storico che celebra Milano e, in un momento come questo è forse il libro perfetto per ricordare i punti di forza della città e per sperare di rivederla più in forma di prima.





si ringrazia la casa editrice
per la copia omaggio.




domenica 21 luglio 2019

Recensione "Regine" di Paolo Sciortino

Bookspediani, come vedete sono tornata carica e vi lascio anche la recensione di un'ultima lettura, ossia "Regine" di Paolo Sciortino, un romanzo edito da Piemme.



Titolo: Regine
Autore: Paolo Sciortino
Editore: Piemme
Genere: Romanzo Storico
Data di uscita: 4 Giugno 2019


Alla corte di Vienna, dove sono nate entrambe, arciduchesse, figlie dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, l'infanzia di Carolina e Maria Antonietta scorre serena, tra i concerti di un Mozart ragazzino, le lezioni di celebri pensatori del tempo e i giochi in uno dei parchi più incredibili di tutta Europa. Ancora giovanissime, però, vedono la spensieratezza lasciare il posto alla vita adulta, che inizia con la separazione, dalla madre e dalla sorella che più amano. A Versailles è diretta Maria Antonietta, sposa del delfino di Francia; Carolina, invece, è destinata all'Italia, Napoli sarà la sua casa, alla corte dei Borbone. Non si vedranno mai più, perché questo è uno dei drammi silenziosi che deve scontare chi ha il privilegio di regnare, ma resteranno sempre legate da un filo sottile e tenace che le terrà unite anche nei momenti di maggior lontananza, e che stritolerà il cuore di Carolina alla morte di sua sorella.
Non sono solo due regine, Carolina e Maria Antonietta, ma due espressioni, per quanto contrapposte, di un mondo in cambiamento. Carolina, la studiosa, la statista, convinta che il ruolo di regnante sia un servizio della collettività, un privilegio da pagare con la fatica. La tragica morte di Maria Antonietta, però, cambierà ogni cosa e mostrerà la fragilità di una filosofia astratta che si scontra con i bisogni e la rabbia del popolo.
Due sorelle, due regine, il mondo ai loro piedi e i desideri fatti realtà, ma anche due donne, con i dolori, i pianti, le rinunce che a chi fa parte del Paradiso non è concesso mostrare, né tantomeno provare
.

IL MIO VOTO



Ormai penso sappiate le letture che sono solita fare, che la maggior parte delle volte divergono dai romanzi storici, tuttavia ci sono figure storiche che durante il mio percorso scolastico mi hanno in qualche modo affascinato e spinto ad approfondire la conoscenza di questi personaggi, tra queste ci sono state indubbiamente Maria Antonietta e Carolina, che per l'appunto sono le due protagoniste di questa storia, anche se la narrazione viene affidata puramente a Carolina, qualcosa che mi è dispiaciuto perchè avrei preferito avere un filo diretto con Maria Antonietta, una regina intrigante e originale che è andata incontro ad un infausto destino che in qualche modo l'ha portata a farsi conoscere ovunque nel mondo. Grazie a questo romanzo quindi conosciamo sia Maria Antonietta che Carolina fin da piccole, da quando non sono altro che semplici sorelle, con un destino da compiere, ma ben diverso da quello previsto per loro. Entrambe crescono in Austria, circondate da musica e da lezioni di comportamento, unite non solo per linea di sangue ma perchè davvero amiche, sorelle in tutto e per tutto, pronte a compiere la loro strada. Se Maria Antonietta è attesa in Francia, Carolina, nonostante sia la terza scelta, è destinata a recarsi al Regno di Napoli, dove incontra il suo sposo, Ferdinando. Ecco quindi che ben presto le strade delle sorelle si separano, sarà infatti l'ultima volta che potranno vedersi, ma continueranno a sostenersi a distanza, tramite lettere che Carolina condividerà con il lettore.


Paolo Sciortino infatti sceglie di affidare la narrazione completamente a Carolina, una giovane ragazza come tante, che per nascita è obbligata a sposare un uomo che non conosce, a dirigersi in un luogo che non ha mai visitato non per vacanza, ma per guidarlo accanto al suo Re.
La figura di Carolina quindi viene totalmente umanizzata fin dalla sua infanzia, la quale ci appare una bambina che non muore dalla voglia di separarsi dalla famiglia e dal suo paese, fino ad arrivare ad essere una donna benvoluta dai cittadini italiani, anche se non è italiana di nascita. Ci appare una sovrana giusta, con idee innovative e con intenzioni sempre buone, sempre preventivate per aiutare il popolo e non per il suo scopo personale. L'autore dà vita ad un personaggio che è impossibile non amare, soprattutto quando ci viene mostrato attraverso i tanti dialoghi che ha con il marito Ferdinando, il quale nel romanzo conserva la parlata napoletana, che rende quindi il personaggio credibile ma anche ironico, soprattutto per le espressioni che usa, che purtroppo in alcune occasioni non ho compreso fino in fondo, ma che ho apprezzato tantissimo perchè hanno aggiunto un tocco più leggero alla storia, ma allo stesso tempo gli ha dato una sfumatura di realismo.


Regine tuttavia non si limita semplicemente a riportare dei fatti storici, qualcosa che possiamo trovare in tutti i libri di testo, ma vuole mettere in evidenza le differenze tra queste due regine e in particolare il loro rapporto di sorelle, che non va ad essere solo di grande stima e amicizia, ma è un legame profondo, che caratterizza tutta la loro vita, dall'inizio alla vita, anche se per una è molto più breve che per l'altra. Carolina e Maria Antonietta prima di essere due sovrane sono infatti due sorelle come tante, due amiche che non possono vedersi a causa delle loro posizioni sociali e che continuano ad essere coinvolte l'una nella vita dell'altra nell'unico modo in cui possono farlo, ossia tramite lo scambio di lettere: è proprio attraverso questo rapporto epistolare che conosciamo meglio Maria Antonietta e apprendiamo la sua voglia di essere amata, in particolare da suo marito, ma anche dal suo popolo, qualcosa che non riuscirà mai ad ottenere. La regina di Francia ci appare come una donna fragile, che vuole soltanto appoggio e può trovarlo solo in Carolina. La regina di Napoli infatti non esita ad offrirle tutto ciò che può, soprattutto conforto, e sarà un duro colpo per lei perdere la sorella. Ma oltre che sorelle, Carolina e Maria Antonietta sono due regine e l'autore ci fa ben capire la loro differenza, non solo in ambito caratteriale, ma anche per quanto riguarda le decisioni che hanno preso e ovviamente che effetto hanno avuto su di loro e sul loro regno.


Paolo Sciortino con questo romanzo riesce a convincere il lettore più scettico, discostandosi dai soliti romanzi storici in cui vengono snocciolate solo informazioni che già sappiamo perchè studiate a scuola, narrando le vicende di una delle Regine che più hanno caratterizzato la storia del nostro paese in modo semplice e chiaro, alleggerendo l'atmosfera grazie all'umanizzazione dei personaggi, che non si limitano ad essere figure storiche irraggiungibili, ma sia Carolina che Ferdinando sembrano essere personaggi con cui si può conversare tranquillamente, così come è tangibile il dolore e la sofferenza di Maria Antonietta, che viene dipinta come una donna fragile e terrorizzata che si avvicina sempre di più ad un destino orribile, che vorrebbe evitare oppure in qualche modo vorrebbe qualcuno accanto a lei che la ama e che le possa infondere coraggio, anche se impossibile. Regine è quindi un romanzo che è stato un piacere leggere, anche se in verità mi aspettavo qualcosa di più e soprattutto mi aspettavo che anche Maria Antonietta, uno dei personaggi che più mi affascinano nella storia, avesse la sua voce, o per meglio dire parlasse in maniera diretta al lettore, e non solamente tramite le lettere destinate alla sorella Carolina, nonostante questo resta una bella lettura adatta certamente agli amanti della storia, ma anche a chi si vuole approcciare al genere, perchè è un romanzo che non è mai pesante, anzi l'autore riesce a tenere molto spesso un'atmosfera leggera, anche se il tono della storia si fa più grave quando il momento lo richiede, bilanciando molto bene il tutto. E' sicuramente una lettura nettamente più godibile dei soliti libri di storia scolastici.






lunedì 15 luglio 2019

#Blogtour: "Il mio nome era Anastasia" di Ariel Lawhon - Cinque motivi per legger il romanzo

L'immagine può contenere: telefono e testo
Buon salve bookspediani!
Oggi tocca a me aprire il blogtour riguardante un libro che mi ha stupito e che mi ha intrigato come pochi, perchè parla di uno dei miei personaggi storici preferiti, ossia Anastasia Romanov. Eccomi dunque qui a presentarvi il libro e a darvi cinque motivi per leggere "Il mio nome era Anastasia" di Ariel Lawhon.



IL ROMANZO

Titolo: Il mio nome era Anastasia
Autore: Ariel Lawhon
Genere: Romanzo Storico
Editore: Piemme
Data di uscita: Giugno 2019

TRAMA:

«Molti hanno raccontato la mia storia. Adesso è il mio turno.» Era il 16 luglio del 1918 quando i tumulti che scuotono la Russia dopo la Rivoluzione d'Ottobre prendono forma in uno degli atti più violenti che la storia dell'impero ricordi: l'esecuzione a sangue freddo dell'intera famiglia dello zar Nicola II Romanov. Sua moglie e i suoi figli furono tutti freddati a colpi di fucile nei sotterranei della casa di Ekaterinburg dove erano agli arresti domiciliari. Nessuno sopravvisse, o almeno così si pensò.
È il 17 febbraio del 1920 quando una giovane donna viene ritrovata a Berlino, in un canale, vicina alla morte per assideramento. In ospedale, ormai salva, i medici scoprono che il suo corpo è ricoperto di orrende cicatrici. E quando finalmente la donna apre bocca, sarà per dire il proprio nome: Anastasia. In molti non le credono: per loro è solo Anna Anderson, una polacca emigrata in Germania, a cui interessa soltanto la fortuna della famiglia zarista. Ma in Europa comincia a diffondersi, tra reali in esilio e circoli dell'alta società, la voce che la giovane Anastasia sia sopravvissuta. Che la figlia più piccola dello zar Nicola II e della zarina Alessandra, la spericolata bambina che tutti amavano, sia ancora viva.
Tra speculazione, verità, inganni, Ariel Lawhon costruisce un romanzo ricco, sorprendente e prezioso come un uovo Fabergé, raccontandoci la storia incredibile di Anastasia Romanova e di Anna Anderson, la donna che sostenne sempre di essere la granduchessa russa, giocando in modo irresistibile con la Storia e i suoi misteri.





INTRODUZIONE ALLA STORIA

La storia di Anastasia mi ha sempre affascinato in modo particolare, non solo perchè dalla sua leggenda è nato uno dei cartoni più belli, che ancora oggi amo vedere, ma per via delle incertezze che si nascondono dietro la figura di Anastasia. La morte dello zar Nicola e di tutta la sua famiglia è qualcosa che studiamo nei libri di storia, ma raramente vediamo elementi del passato collegati al nostro presente, qualcosa che invece è successo con Anastasia, che non è diventata solo un personaggio storico, ma una leggenda, perchè per anni si è parlato della possibilità della sua possibile fuga e quindi della possibilità che non tutti i Romanov fossero stati uccisi quel giorno tremendo.
Ariel Lawhon con questo romanzo esplora proprio questa possibilità, il dubbio che per anni ha diviso il mondo, capire se effettivamente esiste ancora Anastasia Romanov o è solo una leggenda, ormai, un personaggio storico che verrà ricordato per sempre come una ragazza con una storia avvolta nel mistero.



CINQUE MOTIVI PER 
LEGGERE IL ROMANZO

Il tema. Il primo motivo di cui vi parlo è sciuramente scontato, ossia il fatto che la storia riguarda Anastasia Romanov. Ci sono tantissime persone che non amano questo personaggio, tante altre invece che sono tremendamente interessante alla sua storia e io sono tra questo filone, per cui avere un romanzo dedicato interamente a lei, a quello che le è accaduto e soprattutto essere parte in prima persona del mistero che avvolge la sua morte, o non morte, visto che l'autrice va ad esplorare la possibilità che si sia salvata e che ora sia semplicemente Anna, è qualcosa che mi attira come una calamita e di conseguenza non posso che consigliarlo a chi è interessato davvero alla storia dei Romanov, ma anche a chi è appassionato della storia in generale, perchè è un romanzo davvero ben articolato.


Lo studio della storia. Mi sono ritrovata molto nella citazione di Rudyard Kipling ossia "Se la storia fosse insegnata sotto forma di storie, non verrebbe dimenticata". Non nascondo infatti che sono molto più intrigata dalla storia e dai personaggi che l'hanno caratterizzata in questo ultimo periodo perchè appunto romanzate, non ci sono semplicemente delle date e degli avvenimenti riportarti in questi romanzi, ma sono vere e proprie storie con personaggi che vengono resi più umani per essere più vicino al lettore e questo a mio avviso entusiasma in modo particolare il pubblico, che non si ritrova a leggere solo fatti storici, ma ha un contesto, dei personaggi e sono loro a influenzare la storia in base alle loro azioni. Certo non è fedele al cento per cento, è necessario per un romanzo, ma è sicuramente una storia che resta più in mente ed è questo che fa "Il mio nome era Anastasia"


Il personaggio di Anna. Anna è la nuova identità di Anastasia, un nome utilizzato per non attirare attenzione, anche se in netto contrasto con l'idea della donna di farsi riconoscere come l'ultima Romanov. Il suo personaggio è stato creato in modo tale da essere ambiguo, come qualsiasi altro personaggio: vogliamo a tutti i costi credere che sia Anastasia e tutte le azioni che compie, le parole che escono dalla sua bocca, sembrano indicare che sia un buona fede, ma del resto si dice anche che fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, per cui la verità non appare sempre così chiara e netta come può sembrare e l'autrice in questo senso è stata molto brava a creare questo senso di ambiguità, cucito perfettamente sulla protagonista della storia.


Ariel Lawhon. L'autrice del romanzo riesce a raccontare la storia di Anastasia iniziando ovviamente dal principio, fino ad arrivare a coprire un grandissimo periodo storico, e inevitabilmente dando vita quindi ad un romanzo corposo, che tuttavia non pesa sul lettore perchè non si limita a snocciolare date e avvenimenti storici, ma li contestualizza e in alcuni punti li piega al suo bisogno, non perdendo però mai di vista l'obiettivo principale e quindi parlare di Anastasia e di come è diventata Anna, una ragazza che vuole solo essere lasciata in pace e vivere la sua vita, avendo quello che le spetta, senza troppe interferenze.
Le più di quattrocento pagine della storia scorrono rapidamente perchè il lettore si ritrova rapito dallo stile dell'autrice e dall'evolversi della trama, che non nota che il tempo passa e finisce per ritrovarsi in un attimo alla fine.


Il mio nome era Anastasia. E' un romanzo che a mio avviso può piacere sia agli appassionati di storia, sia a chi non si è mai approcciato a questo genere, perchè l'autrice è davvero brava a portare nero su bianco una storia che sa intrattenere il lettore, portando a dubitare dei suoi stessi pensieri, non riducendosi solo a raccontare eventi storici, ma a creare un qualcosa di unico e allo stesso tempo di realistico per il lettore. Non finirò mai di dirvi quanto mi è piaciuto questo romanzo, e detto da me significa davvero tanto, per cui è chiaro che è qualcosa che non si può non leggere!



Ecco a voi le altre tappe:
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martedì 9 luglio 2019

#Blogtour:"Regine" di Paolo Sciortino - Focus su Carolina

Buon salve bookspediani, eccomi pronta a parlarvi quest'oggi di Carolina, una delle due Regine protagoniste del romanzo di Paolo Sciortino.



IL ROMANZO


Titolo: Regine
Autore: Paolo Sciortino
Genere: Romanzo Storico
Editore: Piemme
Data di uscita: Giugno 2019

TRAMA:

Alla corte di Vienna, dove sono nate entrambe, arciduchesse, figlie dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, l'infanzia di Carolina e Maria Antonietta scorre serena, tra i concerti di un Mozart ragazzino, le lezioni di celebri pensatori del tempo e i giochi in uno dei parchi più incredibili di tutta Europa. Ancora giovanissime, però, vedono la spensieratezza lasciare il posto alla vita adulta, che inizia con la separazione, dalla madre e dalla sorella che più amano. A Versailles è diretta Maria Antonietta, sposa del delfino di Francia; Carolina, invece, è destinata all'Italia, Napoli sarà la sua casa, alla corte dei Borbone. Non si vedranno mai più, perché questo è uno dei drammi silenziosi che deve scontare chi ha il privilegio di regnare, ma resteranno sempre legate da un filo sottile e tenace che le terrà unite anche nei momenti di maggior lontananza, e che stritolerà il cuore di Carolina alla morte di sua sorella.
Non sono solo due regine, Carolina e Maria Antonietta, ma due espressioni, per quanto contrapposte, di un mondo in cambiamento. Carolina, la studiosa, la statista, convinta che il ruolo di regnante sia un servizio della collettività, un privilegio da pagare con la fatica. La tragica morte di Maria Antonietta, però, cambierà ogni cosa e mostrerà la fragilità di una filosofia astratta che si scontra con i bisogni e la rabbia del popolo.
Due sorelle, due regine, il mondo ai loro piedi e i desideri fatti realtà, ma anche due donne, con i dolori, i pianti, le rinunce che a chi fa parte del Paradiso non è concesso mostrare, né tantomeno provare.




FOCUS SU CAROLINA

Maria Carolina, da sempre chiamata Charlotte, alla francese, è una bambina all'apparenza come tante altre, ma che ha già un destino importante da compiere sin dalla nascita, anche se questo spesso diverge dal piano iniziale. La sua infanzia inizia in Austria, dove vive con le sorelle e i fratelli e ovviamente con l'Imperatrice Maria Teresa d'Austria: tra un concerto di un giovane Mozart e continue nozioni scolastiche, l'età per essere bambina e quindi spensierata passa in fretta e ben presto è una giovane donna, pronta ad entrare nel mondo degli adulti e quindi a lasciare la sua casa e tutta la sua famiglia. Andarsene dall'Austria significa non solo lasciare la madre, quella donna che è sempre stata un modello per lei, ma anche la sorella a cui è più affezionata ossia Maria Antonietta, che purtroppo non vedrà mai più poichè la direzione in Francia della donna sarà purtroppo quella finale. Il destino di Carolina non era l'Italia, non era lei la figlia prediletta per andare a regnare a Napoli, eppure a causa del dimezzamento della sua famiglia, per sfortuna ma soprattutto per malattia, la scelta è ricaduta su di lei e Carolina non può che obbedire, sperando che questo suo status da Regina le consenta di cambiare le cose.


Maria-carolina-regina-napol.jpgIl suo arrivo a Napoli è molto diverso da come lo immaginava: non ha un'immediata affinità con il marito Ferdinando, il quale molto spesso si rivolge a lei in napoletano e questo non le permette di comprenderlo appieno. Carolina è una donna di grande intelligenza e di grandi idee, non a caso è chiara fin da subito la sua intenzione di usare il suo status di regina non solo per dare ordini, ma per elevare il Regno di Napoli a qualcosa di grandioso. E' il suo carisma e la sua educazione a spingere Ferdinando ad essere più colto, soprattutto per quanto riguarda il suo modo di esprimersi. Ma tuttavia la sua permanenza a Napoli la fa sentire tremendamente sola, l'unico contatto che ha con l'esterno è con la sorella che ha sempre amato e adorato, Maria Antonietta, la quale la aggiorna su quello che succede in Francia e purtroppo sulla sua inevitabile morte, una perdita che sconvolgerà Carolina e che le farà rivedere anche le proprie idee politiche.
La sua storia è certamente travagliata, sappiamo non essere perfetta e piena di errori, tuttavia le sue intenzioni sono sempre state quelle di migliorare la situazione, a volte vedendo giusto, altre invece sbagliando, ma aiutando il regno di Napoli a prosperare, così come il suo stesso marito.
Paolo Sciortino ci regala l'immagine di Caroline come un personaggio non più storico, ma tangibile perchè realistico e perchè di fatto si è dimostrata una persona umana, come noi, e questo permette in questo romanzo di vederla sotto una luce completamente nuova, una bambina che è diventata una delle donne più importanti della storia italiana, ma prima di tutto è stata una persona umana.




Che ne pensate?
Ecco a voi il calendario per seguire tutte le tappe!