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lunedì 14 ottobre 2019

Blogtour:"Non sai quanto" di Jill Santopolo - L'intervista all'autrice


Buon salve bookspediani.
In occasione del blogtour sono riuscita ad intervistare Jill Santopolo, grazie alla Nord e se volete sapere come è andata, vi accontento subito!


IL ROMANZO

Titolo: Non sai quanto
AutoreJill Santopolo
Editore: Nord
Genere: Fiction
Data di uscita: 10 Ottobre 2019

TRAMA:

Tutti mentono, persino a se stessi. Nina Gregory era convinta che, nel momento in cui il padre avesse deciso di ritirarsi, lei sarebbe stata pronta a prendere in mano l’impresa di famiglia. Intanto si è costruita una carriera in politica, diventando una delle migliori speech writer di New York. In fondo c’è tempo, il padre rimarrà al timone della compagnia ancora per anni. Invece lui muore all’improvviso e a Nina crolla il mondo addosso: non è affatto preparata ad abbandonare tutto quello che ha costruito, per intraprendere un cammino scelto da altri. Era una bugia. E il problema con le bugie è che, smascherata una, è molto più difficile ignorare tutte le altre. Come le piccole incongruenze del fidanzato, quando le racconta dove ha passato la serata. O i silenzi dei dirigenti dell’azienda, di fronte a operazioni poco limpide. A poco a poco, Nina apre gli occhi su una scomoda verità: la sua vita non era completa e appagante, era solamente falsa. E ora che il suo futuro è appeso a un filo, senza nessuno accanto di cui potersi fidare, è una preda circondata da squali. È quindi arrivato il momento di guardare in faccia la realtà e iniziare a combattere per ciò che vuole davvero. Perché la felicità arriva quando trovi il coraggio di essere sincera, soprattutto con te stessa.





L'INTERVISTA

Risultati immagini per jill santopolo1. Hai sempre voluto essere una scrittrice? Come ti sei avvicinata a questo mondo?
JS: Ho sempre amato raccontare storie fin da quando ne ho memoria. Ho scritto il mio primo "libro" quando avevo tre anni; era una storia che ho dettato a mia madre riguardo un gatto grasso che si sedeva su un tappetino, e l'ho illustrato con un pastello rosso. Non può davvero capire chi è il gatto e chi è il tappetino, è solo un grande insieme di rosso. Ma mia madre l'ha plastificato e l'ha tenuto per incoraggiarmi, e io ho continuato a scrivere storie per tutto il periodo scolastico. C'è qualcosa riguardo alla creazione di mondi e alla connesione con altre persone attraverso delle storie che mi ha sempre intrigato. 


 2. Cosa hai provato quando hai saputo che il tuo primo romanzo sarebbe stato pubblicato? Non è certamente una cosa da poco!
JS: E' stato il giorno più emozionante della mia vta. Quando ho scoperto che il mio primo libro - una storia mystery per ragazzi- sarebbe stato pubblicato, ero in verità a Roma per una vacanza, stavo festeggiando i miei venticinque anni. Sono andata in un internet point- era prima dell'arrivo degli smartphone- e ho controllato le mail dopo un giorno passato a visitare il Colosseo e il Pantheon e ho trovato un messaggio dal mio agente che aveva ricevuto un'offerta per il mio libro. Sono uscita e ho comprato un giubbotto di pelle e una bottiglia di Prosecco a cena. Quando ho saputo che il mio primo libro per adulti sarebbe stato pubblicato, ero ugualmente emozionata, ma non ero in Italia per festeggiare, così ho finito per andare a Brooklyn.


Risultati immagini per jill santopolo3. Questo secondo libro è molto diverso dal primo, eppure riesce lo stesso ad essere emotivo ed intenso. Dove trovi l’ispirazione e soprattutto come funziona il tuo processo creativo?
JS: La maggior parte dell'ispirazione arriva dalla mia vita privata e dalle emozioni che mi prendono quando sto scrivendo. Per "Il giorno che aspettiamo", l'ho scritto dopo una rottura molto brutta, mentre invece per "Non sai quanto" l'ho scritto quando mio padre è morto, e mentre mi stavo innamorando di mio marito. Per entrambi i libri pensavo molto ai diversi tipi di amore che esistono nel mondo e come reagiamo quando li perdiamo. ​ 


4. Parliamo di Nina, la quale è una protagonista in cui è facile rispecchiarsi, che compie un bellissimo percorso di crescita. Come è nato il suo personaggio?
JS: Con Nina volevo creare una donna che avesse il potenziale per essere molto più di ciò che era, e volevo vederla crescere lentamente, mano a mano che il libro proseguiva. Era un bruco che si è trasformato in farfalla alla fine. E volevo inoltre creare un personaggio che era per molti versi privilegiato, ma quelli stessi privilegi non servivano a comprare la sua felicità. Amo come capisce cosa è importante nella sua vita e poi come trova la fiducia per seguire questi ideali.


Risultati immagini per jill santopolo5. Lavorare in una casa editrice ti ha aiutato in ambito di scrittrice?
JS: Penso di si. Alla Penguin leggo manoscritti con un occhio critico su cosa funziona e cosa no e perchè, dunque sono capace di pensare a questo mentre lavoro al mio romanzo.
Sicuramente è molto più difficile essere critica sul proprio lavoro, ma provo sempre ad esserlo e lavorare in una casa editrice mi ha insegnato proprio questo.



6. Quale è stata la parte più difficile da scrivere in questa storia?

JS: Per me è la fine ad essere sempre la cosa più difficile. Non so mai quanto voglio che la storia vada avanti, ossia quando è giusto fermarla. Ho scritto la fine almeno quattro o cinque volte prima di trovare il punto giusto per farla concludere, nello specifico a come lasciare i personaggi nel loro mondo della storia. 


Risultati immagini per jill santopolo7. La tematica di questo romanzo è attuale e in grado di arrivare a tutti i lettori, ossia la lotta tra essere quello che vorrebbero gli altri ed essere quello che si desidera davvero. Come mai hai deciso di affrontare questo argomento?
JS: Ho pensato che l'idea di chi siamo rispetto a ciò che facciamo vedere al mondo perchè è come le persone si aspettano di vederci fosse molto rilevante per colpa dei social media. Sono stata ispirata in parte da quei post che riguardano "instagram vs. la realtà". Volevo esplorare come sarebbe stato non avere una facciata, avere quindi il proprio io avere la meglio, nonostante tutte le aspettative e vedere quindi i benefici (ma anche i problemi) di questo.






Se ancora non lo avete fatto, recuperate tutte le tappe e le recensioni!














domenica 13 ottobre 2019

#Intervista a Jay Kristoff

Buon salve bookspediani.
Sono un po' in ritardo, lo so, ma oggi vi voglio parlare un po' di come è andato l'incontro a Milano con Jay Kristoff e riportarvi un paio di domande fatte all'autore, che è una persona davvero super disponibile, paziente e gentile!



Come ben sapete, il tre settembre è uscita in Italia l'intera trilogia di Nevernight, una serie di cui ancora si parla e che si è certamente rivelata all'altezza delle aspettative. In occasione della sua pubblicazione e del tour promozionale relativo al terzo libro, Jay Kristoff è venuto anche in Italia e io ho avuto la fortuna di partecipare all'incontro organizzato da Mondadori a Milano. La tensione era davvero alle stelle, capita sempre quando ti trovi davanti un autore che stimi e a cui sei affezionato e che è alto più di due metri, ma fortunatamente lui si è rivelato una persona davvero fantastica, che ci ha dedicato davvero tantissimo tempo e ha risposto a tutte le nostre venticinque domande, facendo foto e autografi con tutti, regalandoci una giornata indimenticabile. Per quanto riguarda l'intervista ho deciso di non riportarvi tutte le domande, ma quelle che ho trovato più interessanti, per cui eccomi pronta a portarvi le sue risposte!



1. Partendo dall’inizio, come è nato l’idea del mondo di Nevernight e come si è sviluppata nei tre volumi?
Tutto è iniziato con il personaggio di Mia, sicuramente i lettori si innamorano dei personaggi e non delle parole e quindi ho iniziato a esplorare questo nuovo personaggio. L'ispirazione è venuta una sera, la vigilia di Capodanno, quando due mie amiche (non fidanzate, sono sposato) hanno iniziato a litigare su una parolaccia che in inglese inizia per "C", se fosse offensiva o meno. Rimasi volutamente fuori dalla discussione, ma ero interessato alle reazioni e ai punti di vista delle mie amiche. Ho iniziato poi subito dopo a scrivere la scena che c'è alla fine del capitolo 5 del primo libro dove appunto Mia e Tric discutono su questa parola. A quel punto ancora non sapevo chi fosse Mia, però sapevo che volevo saperne di più e scoprire chi fosse. Io sono molto appassionato di Storia Romana, mi sento addirittura un nerd su questa materia, in particolare della dinastia Giulia. Sapevo che potevo prendere in prestito molto da questa Storia e in particolare dalla storia e dalla figura di Giulio Cesare, un generale che si è ribellato contro il senato. 
La sua ribellione ha avuto successo ma mi sono sempre chiesto cosa sarebbe potuto accadere se questa ribellione non fosse andata a buon fine, cosa sarebbe accaduto alla sua famiglia ed è nata la storia di Mia.


2. Quando hai finito di scrivere la trilogia cosa hai provato, ma soprattutto avevi idea del grande successo che avrebbe avuto?
Mi sono sentito triste, quando l'ho finita. Questa è la terza trilogia che concludo, ma non ricordo di essermi sentito così triste con le altre, ero sempre emozionato per la prossima storia (e lo sono anche adesso), però immagino che ci fosse più "me" in questa serie e in questi personaggi rispetto alle altre. Quando ho detto addio a questa serie è come se avessi detto addio a una parte di me. Sapevo che anche Mia significa molto per i lettori e quindi mi dispiaceva anche per loro. L'ultimo capitolo della serie è stato molto difficile da scrivere: il narratore parla della fine di questo viaggio ed è come se parlassi io ai miei lettori, come se io stessi dicendo addio alla serie. È stato difficile da scrivere, è come quando i genitori salutano i figli che vanno al college, iniziano il loro percorso nel mondo reale. Comunque sono molto soddisfatto dei libri, del finale e mi sono sentito triste, cosa insolita per me perché di solito ho il cuore di ghiaccio.
E no, non sapevo che sarebbe stato un così grande successo, anche perché quando la trilogia è uscita in inglese non c'è stato un lancio così grande come c'è stato qui in Italia, è stato più circoscritto e poi in due/tre anni il libro ha avuto un successo esponenziale ed è tutto grande a voi ragazzi che siete i miei lettori e che grazie a Instagram, Youtube e i blog avete fatto un grande passaparola, molto più grande rispetto alle altre mie serie. Anche solo consigliando la serie a un amico, avete permesso che avesse così tanto successo, quindi devo tutto a voi, grazie mille!


3. Qual è stato il momento più difficile da scrivere nell’intera trilogia?
Le scene di sesso! È stato molto strano pensare che mia madre, mia moglie, i miei amici leggessero queste scene nei miei libri. Sicuramente mia moglie è una delle critiche letterarie che stimo di più ed è la prima delle cinque persone a cui faccio leggere i miei libri prima di mandarli all'editore. Quindi scrivere queste scene sapendo che le persone vicino a me le avrebbero lette è un'esperienza che non avevo mai fatto: mia moglie con un gruppo di amiche legge molti romanzi erotici e quindi era come chiederle di fare un "best of" delle scene di sesso e per qualche tempo in casa era come leggere della pornografia. Di solito sono da solo nel processo di scrittura, invece per quanto riguarda le scene di sesso sentivo la gente sulla spalla che mi giudicava. 

4. Ci hai mostrato in ogni volume una Mia diversa, ma secondo te quale tra i tre volti è quello che le si addice di più?
Ottima domanda, anche se è difficile rispondere! Non so se ci sia un vero volto di Mia, un suo vero volto. Sicuramente è diventata una persona migliore alla fine del terzo volume. Ha una migliore comprensione di chi è come persona e di cosa sia l'amore, perché in effetti nel primo libro c'è sì l'esperienza con Tric, ma non so se lei alla fine fosse davvero innamorata di lui. Nel primo libro Mia è concentrata sul suo obiettivo, non sa quale sarà l'impatto delle sue scelte, ma sa che ha una montagna da scalare, e non le importa cosa succederà dopo, sa solo che deve raggiungere il suo obiettivo. Nel libro tre invece ha una visione più ampia della vita e del suo stare nel mondo; è una persona più equilibrata e sana rispetto al primo libro, ma non so se quello sia effettivamente il volto giusto di Mia. In ogni libro Mia deve possedere quel determinato volto e diciamo che la cosa che apprezzo di lei è che non è mai scesa a compromessi, dal primo libro è sempre stata motivata dalla vendetta, dalla rabbia, dall'ingiustizia subita e continua ad esserlo fino alla fine.


5. Qual è il tuo personaggio preferito della serie, a parte Mia? E qual pensi che ti rappresenti di più?
Il mio personaggio preferito tra i secondari è senza alcun dubbio Mercurio, perché c'è tanto di me in lui. Alla fine i due personaggi in cui ho messo parte di me sono appunto Mia e Mercurio: Mia è il mio passato, è la versione di me teenager al femminile, mentre Mercurio è il me del futuro. 
Nel terzo libro le linee iniziano ad intrecciarsi e cambia qualcosa, in quel momento subentra l'autore, molto più di prima e il narratore diventa molto più consapevole di star raccontando una storia, e il lettore diventa più consapevole che la sta leggendo. Diciamo che, in generale, nel terzo volume c'è molto di me, rispetto ai precedenti. Ci ritrovo molto la relazione che ho con il mondo, per quanto riguarda la mia esperienza personale. Se volete sapere come sarò tra venti anni allora correte a scoprire Mercurio.


6. L'ambientazione in un romanzo fantasy/scifi è molto importante e quella di Nevernight non fa eccezione. Quanto tempo ci è voluto e quali difficoltà hai incontrato per creare questa struttura così particolare?
Sicuramente l'ambientazione è fondamentale. Io però sono un tipo di scrittore che costruisce la storia e l'ambientazione strada facendo, quindi non avevo inizialmente una visione completa del mondo che stavo andando a creare. Sapevo che c'erano luoghi di cui volevo parlare, ma non avevo visitato nella mia mente tutta l'estensione dell'ambientazione. È un processo che segue il flusso della scrittura, sia per la trama che per l'ambientazione. Per quanto riguarda la struttura politico-religiosa che regola il mondo, di questo aspetto avevo una visione ben precisa, perché mi ero ispirato alla storia romana e alla sua repubblica, alla dinastia Giulia, quindi lì avevo un'idea ben precisa. Sono invidioso di quegli scrittori che sin da subito hanno chiaro quello che andranno a scrivere, io non sono così diligente, anzi a volte mi è persino capitato di cambiare strada: avevo intrapreso dei percorsi e poi alla fine cambiavo idea e mi toccava tornare indietro, dopo essermi reso conto di aver sbagliato. 
Nel primo libro ho cancellato 80.000 parole, su 160.000, quindi in realtà avevo scritto un libro e mezzo, relativamente alla descrizione del mondo. Poi ho deciso di cancellarla perché non mi sembrava utile, ma non è stato un lavoro sprecato perché mi ha aiutato a informarmi sulla costruzione di questo mondo. 


7. Quali influenze hanno contribuito a rendere il tuo stile di scrittura così originale e innovativo?
Per quanto riguarda gli scrittori sicuramente William Gibson, uno scrittore che usa frasi molto frammentate e a cui mi sono ispirato per il mio stile. Inoltre usa il ritmo della scrittura in modo molto intelligente, perché abbina il ritmo di scrittura al tipo di scena: se c'è una scena con molta azione allora usa frasi più brevi, mentre nelle scene drammatiche si sofferma sulle descrizioni e sui dettagli. È stato un'influenza grandissima per il mio lavoro e il primo scrittore che ho studiato a fondo per formarmi in quanto autore.  Un'altra influenza per me è la musica: quando scrivo ascolto sempre la musica, non con le parole perché mi distraggono, ma uso musiche che evochino quello che scrivo. Adoro Ludovico Einaudi e abbino anche qui i ritmi che la sua musica ha a quello che sto scrivendo. 
Anche le colonne sonore dei film, quelle orchestrali: ad esempio quando ascolto la colonna sonora di Avengers so che starò scrivendo una scena movimentata, piena d'azione. Le band che ascolto sono un'altra influenza che mi serve, perché le parole di queste canzoni evocano idee che possono essermi utili per la scrittura. 


8. Come ti è approcciato alla scrittura? Come ha capito di voler diventare uno scrittore?
Il processo della scrittura è un processo a cui mi sono approcciato quando avevo circa 12 anni, iniziando a giocare a Dangeons & Dragons. Ho poi iniziato a lavorare nelle pubblicità, scrivendo i copioni per gli spot televisivi: in un certo senso raccontavo delle storie, anche se di 30 secondi, quindi storie molto brevi, però la struttura è la stessa del romanzo, con un inizio, un corpo e una fine, come se fosse un romanzo in miniatura. È stato un grande esercizio per me come scrittore, perché ho imparato a raccontare una storia in 30 secondi. Se si riesce a fare questo si è sicuramente in grado di farlo anche in 160.000 parole. 
Quando tornavo a casa, però, ero stanco di scrivere per altri e a circa 35 anni ho iniziato a provare un'insoddisfazione nei confronti del mio lavoro perché stavo sprecando la mia energia creativa cercando di convincere i consumatori a comprare carta igienica o cereali per la colazione, quindi non ero molto soddisfatto, volevo qualcosa che fosse totalmente mio, un ruolo più importante di cui avere anche il controllo al cento per cento.






giovedì 12 settembre 2019

#Intervista a Wulf Dorn



Buon salve bookspediani.
In occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo, ossia Presenza Oscura, ho avuto occasione di intervistare Wulf Dorn grazie a Corbaccio. Volete sapere come è andata l'intervista? Vi accontento subito!



Image result for wulf dorn1.Come è nata l’idea per questo romanzo?
E' un fatto che ho affrontato da vicino, quello della morte. Tre anni fa ho subito un'operazione al ginocchio e a causa di una trombosi che si è verificata all'improvviso e in poco tempo, sono stato prontamente salvato ma comunque è stato qualcosa che mi ha segnato e da quì è nato l'interesse per questo argomento. E' un argomento che non è piacevole, ma che è presente nella vita di tutti e che coinvolge ogni persona da molto vicino.


2. Nikka è un protagonista che mi è piaciuto molto, che nonostante il trauma subito non si piange addosso e non esita voler scoprire cosa è successo a lei e all’amica Zoe, come sei riuscito a costruire il suo personaggio?
Anche a me piace molto, è il personaggio giusto per la storia. All'inizio mi sono domandato quale potesse essere questo personaggio, perchè è una protagonista giovane, non pensa alla morte ma al futuro. Diventa interessante perchè dà un valore drammaturgico alla storia. Solitamente quando creo i personaggi immagino il loro background, il loro curriculum, e poi piano piano prendono vita e diventano veri, poi sono loro che iniziano a raccontare la storia. E' interessante perchè mi fa vedere come inizialmente reagisce con paura, e poi come invece si fa forza e cerca di trovare la soluzione. Più infatti si avvicina alla verità, più ha voglia di scoprirla e quindi è disposta a tutto pur di trovarla.


Image result for wulf dorn3.E’ difficile trovare un thriller in cui i protagonisti siano così giovani, come mai questa scelta?
Un giovane essere umano vede tante cose per la prima volta, mentre invece gli adulti sono già stati abituati a vederle. Una persona giovane in questo tipo di storia offre un grande potenziale. Vive le cose più intensamente, perchè appunto per la prima volta. Nikka è un personaggio che vediamo alle prese con esperienze negative e quindi la risposta che offre al lettore è di maggiore impatto.


4. C' è una scena che ti ha coinvolto maggiormente mentre la scrivevi?
In particolare tre scene fondamentali sono state le più difficili, ma all'inzio, quando Nikka capisce che è morta e che quindi la vita può finire, è stato un momento di grande impatto, perchè capisce cosa significa essere al mondo.


5.Come avviene il tuo processo creativo?
All'inizio è solo un'idea, poi avvengono le ricerche sull'argomento che mi affascina perchè devo capire se effettivamente è un tema che voglio approfondire, visto che passerò un anno a parlare di questo. Quando ho il materiale in mano, provo a capire quali potrebbero essere i personaggi principali e penso allo svolgimento delle scene e quindi inizio a scrivere. Poi, durante la scrittura, sono i personaggi stessi a dettare legge. Poi arriva la conclusione, dove tendo ad introdurre un elemento di sorpresa, sia per me che per i personaggi e il lettore stesso. Voglio infatti che i lettori si pongano delle domande su determinati punti, su ciò che hanno letto, così da portare con loro un pezzo della storia.


Image result for wulf dorn7.Ci sono autori da cui trai ispirazione? 
Un po' tutti gli autori sono fonte di ispirazione, chi in negativo e chi in positivo, ma fin da piccolo su di me ha avuto più peso King, ovviamente.


8. Qual è la sfida più grande nello scrivere una storia?
Sicuramente l'inizio, ossia come iniziare una storia perchè questa diventa una promessa che bisogna cercare di mantenere fino alla fine e trovare l'inizio giusto non sempre è facile.
Proprio a riguardo farò delle lezioni nelle università tedesche, parlando di come una storia riesce a coinvolgere il lettore e quali devono essere i suoi punti di forza.


Image result for wulf dorn9.Ho trovato molto interessante l’inserimento dei social, che sono diventati parte fondamentale della vita di tutti i giorni. Cosa ne pensi al riguardo? 
I social sono sicuramente molto importanti, sono un ottimo strumento per noi autori per restare in contatto con i lettori di tutto il mondo, avendo quindi occasione di parlare con persone che non vivono nella stessa nazione. Questo è certamente un aspetto positivo, ossia quello di collegare le persone che diversamente non verrebbero mai in contatto tra loro. Ma c'è anche il lato oscuro, come tutto del resto, come il populismo e il non avere la certezza che determinate informazioni siano vere oppure no. E' uno strumento interessante e importante, ma non bisogna dargli troppo potere.


10.Quali sono i prossimi progetti per il futuro?
Ovviamente ci sarà un nuovo romanzo, non so se questa notizia potrà fare piacere, ma tornerò nel mondo de La psichiatra.




Cosa ne pensate?
Inoltre l'autore Wulf Dorn presenterà in anteprima il nuovo romanzo alla 20^ edizione di pordenonelegge, domenica 22 settembre alle 15 (Spazio Bcc), in dialogo con Luca Crovi.

 



mercoledì 21 novembre 2018

#Blogtour:"Quasi Tre" di Tommaso Avati - L'intervista


Buon pomeriggio bookspediani!
Oggi vi porto sul blog un'intervista che ho avuto il piacere di fare a Tommaso in occasione del blogtour del suo libro, Quasi Tre.
Siete pronti a leggerla?



IL ROMANZO


Titolo: Quasi Tre
Autore: Tommaso Avati
Editore: Fabbri Editore
Genere: Narrativa
Data di uscita: 2 Ottobre 2018

TRAMA: 


Raffaele e Benedetta, undici anni di matrimonio, zero figli, due adorabili maialini d'appartamento da chiamare "bambini". Due voci, l'una il controcanto dell'altra, che si rincorrono e ci raccontano la loro storia: lei segretaria in un'agenzia romana per lo spettacolo e appassionata di cucina, lui sceneggiatore mancato riciclatosi insegnante, figlio d'arte in attesa perenne di sfondare nel mondo del cinema. Un rapporto ormai cristallizzato in una routine distratta, il loro, eroso dall'abitudine e dalla delusione di non essere riusciti a fare della propria esistenza qualcosa di cui andare fieri. Poi accade l'impensabile. A quarantasei anni, quando già comincia a pensare alla menopausa, Benedetta rimane incinta: il caso, con grande ironia, inizia a giocare con Lele e Benny, concedendo loro un'altra possibilità, l'occasione per riprendere il controllo del loro matrimonio e delle loro vite. Ma a volte non c'è niente di meglio di un "secondo tempo" per rimescolare le carte di una vita intera: tra genitori disfunzionali e colleghi sull'orlo di una crisi di nervi, Lele e Benedetta vengono risucchiati in un turbine di incomprensioni, aspettative malriposte e disavventure esilaranti, dove la posta in gioco è un amore dolceamaro, quasi acido. Insomma, un amore normale.









L'INTERVISTA



Risultati immagini per tommaso avatiCome è nata l’idea per scrivere questo romanzo?
L’idea del romanzo è venuta fuori dopo un bel po’ che ci lavoravo. Inizialmente mi ero concentrato solo sul personaggio maschile, e il racconto verteva sulla sua vita, sui suoi problemi con il suo lavoro di sceneggiatore e di insegnante, sul suo rapporto col la sua famiglia di origine. La moglie appariva solo marginalmente e i loro problemi di procreazione rappresentavano una parte trascurabile del racconto. Mentre scrivevo però mi rendevo conto che la parte bella era proprio questa. Il fatto che lui e lei dopo undici anni di matrimonio non fossero riusciti ad avere figli, e che in qualche modo questa ferita avesse lasciato dei segni in loro stessi e nella loro relazione mi sembrava il dato più interessante, quello che rendeva il personaggio di Lele più completo, più umano. Ma per essere raccontato bene avevo bisogno del supporto di sua moglie, di sentire la voce di Benedetta. Ed ecco che il romanzo, quasi naturalmente, ha preso questa piega, è diventato un racconto a due voci, composto di brevi capitoli in cui udiamo a staffetta la voce di lui e quella di lei, in prima persona; sentiamo i loro pensieri. 


 Quanto di te possiamo trovare nei personaggi?
Molto. Quando si scrive è difficile non metterci del proprio. In fondo c’è chi sostiene che sia per questo che si scrive, per operare una sorta di auto analisi, per fare terapia. E non nascondo che in effetti sia bellissimo potersi raccontare, poter parlare di sé, mettersi in piazza e trasfigurarsi in un racconto. Come nel mio primo romanzo anche qui sfrutto diversi elementi autobiografici che però il più delle volte fungono solo da punti di partenza, da pretesto per costruire, per produrre racconto e per dare vita ad idee interessanti. Ma è indubbio che Lele mi somigli molto e che Benny somigli a mia moglie. Mentirei se dicessi il contrario. Io d’altra parte conosco bene le frustrazioni che derivano dal non riuscire ad avere figli, e credo di conoscere abbastanza bene anche quello che passa per la mente di una donna che non riesce a procreare. 



 Come descriveresti il romanzo in cinque parole?
Vero. 
Ironico.
Straziante. 
Doloroso. 
Confortante. 

Sono in un certo senso coppie di aggettivi che si contradicono. Mi sono venuti così, ma credo che rispecchino la realtà. Forse proprio perché la dualità è la cifra di questo romanzo a due voci. 


Come funziona il tuo processo creativo? Hai già tutta la storia in mente oppure ti lasci guidare da questa?
Di solito non comincio a scrivere il romanzo vero e proprio prima di sapere con buona certezza cosa succede per almeno due terzi del racconto avendo anche un’idea piuttosto precisa di come dovrebbe essere il finale. In questo caso però le cose sono andate diversamente. È cambiato tutto in corso d’opera, come cercavo di spiegare poco fa. Quindi, quando credevo di essere già a buon punto della scrittura ho buttato all’aria parte di quel che avevo fatto e ho ricominciato, introducendo la moglie. In generale comunque, prima di cominciare a scrivere, mi munisco di una scaletta, la serie cioè di eventi che dovrebbero rappresentare la successione narrativa dall’inizio alla fine. Non sono uno scrittore istintivo, non vado a braccio. Mi piacerebbe poterlo fare, ma non ne sono capace. Ho bisogno di preparare il lavoro in maniera piuttosto solida. 


Ora cosa dobbiamo aspettarci? Hai qualche nuovo romanzo in programma? 
Ho in mente una storia che tratti il tema della diversità. Vorrei però affrontarlo in una maniera un po’ inedita, diversa da come è stato fatto fino ad ora. 
Non voglio svelare atro. Ma vorrei trattare la diversità un modo diverso… 


Immagine correlataCome mai hai deciso di focalizzarti sulla sfrenata 
ricerca di completare una famiglia, provando ad avere un figlio?
Perché è un problema che conosco bene. E perché è un problema a volte un po’ sottovalutato. Soprattutto per gli uomini, per quei mariti che volevano diventare padri e non ci sono riusciti. Si tende a credere che siano soprattutto le donne a soffrirne, ed è vero, ma anche per noi uomini, non riuscire ad avere un figlio rappresenta una ferita immensa. Per uno scrittore poi, per un creativo in generale, è una ferita doppia perché ha a che fare con la creatività, appunto, con la creazione, col dare vita a qualcosa; non riuscire ad avere un figlio rappresenta un fallimento che si ripercuote anche sulla pagina bianca, sul non riuscire a produrre qualcosa di bello. 
Provo molto affetto per quelle coppie che non sono riuscite ad avere figli, mi sento molto vicino a loro. Con questo romanzo è come se avessi voluto abbracciarli tutti, idealmente. È come se avessi voluto dir loro: non è stata colpa vostra se è andata così, non è colpa tua se non riesci a diventare madre, o padre, tu non hai nulla che non va, è colpa della natura, solo della natura, tu non hai nulla che non va… 


Come sei riuscito a trovare il ritmo perfetto tra i momenti ironici del romanzo e quelli di serietà?
Imitando la realtà. Nella vita in fondo è così. Me ne accorgo sempre più spesso, mi accade spontaneamente di rendermi conto di come ironia e dramma vadano spesso a braccetto, una accanto all’altro in maniera indissolubile. E mi rendo sempre più conto di come sia giusto così, di come questo binomio sia perfetto, naturale, tanto da nascondere in sé forse qualcosa di profondo, come se fosse un segreto, il segreto della vita, delle cose che si ripetono sempre allo stesso modo, con la stessa cadenza, Yin e Yang. Da sempre, e per sempre. 


È sempre stato il tuo sogno quello di diventare uno scrittore?
No, da bambino volevo fare il cuoco…
Me lo sono ricordato poco tempo fa.


Che consiglio daresti agli aspiranti autori?
Di cambiare aspirazione... 
Scherzo. Di vero c’è che il mondo della scrittura, che sia narrativa o cinema, è difficilissimo. 
È difficile farsi notare, è difficile emergere, è difficile non farsi prendere dallo sconforto per i rifiuti, per le risposte mancate, per la mancanza di gratificazioni. 
Ma creare qualcosa di tuo, di veramente tuo, che prima non c’era e che ti somiglia (un romanzo, così come un bambino) è il mestiere più bello che ci sia…


Personalmente vedrei benissimo il libro sul grande schermo, è davvero perfetto, c’è per caso qualcosa in programma?
Non è la prima volta che lo sento dire ma devo ammettere di non essere molto d’accordo. In realtà ho scritto Quasi Tre cercando di essere il meno cinematografico possibile, cercando di pensare il più possibile alle emozioni dei nostri protagonisti e meno a quel che succedeva loro a livello visivo. E in fondo questo racconto poteva essere scritto solo in questo modo. Sono felice però che chi lo legge riesca a vederlo, ad immaginare le scene vivide, concrete. Significa forse che ho fatto un buon lavoro, e che Lele e Benny sono personaggi reali, quasi in carne ed ossa… 







Mi raccomando, non perdetevi neanche una tappa!







sabato 3 novembre 2018

#Blogtour:"Darkest Minds 2 : Una ragazza pericolosa" di Alexandra Bracken



Buon pomeriggio bookspediani.
In occasione dell'uscita di Darkest Minds 2 : Una ragazza pericolosa sono riuscita ad intervista Alexandra Bracken, volete sapere di cosa abbiamo parlato?
Vi accontento subito!



IL ROMANZO

Titolo: Darkest Minds 2 : Una ragazza pericolosa
Autore:  Alexandra Bracken
Editore: Sperling & Kupfer
Genere: Distopico
Data di uscita: 30 Ottobre 2018


TRAMA:


Di fronte alla decisione più difficile della sua vita, Ruby ha fatto una scelta: ha sacrificato se stessa. E ora si trova costretta a usare ogni giorno le sue abilità per irrompere nella mente di prigionieri nemici o per condurre delicatissime operazioni sul campo. Abilità che non ha mai né chiesto né desiderato, ma che la rendono preziosa e temuta al tempo stesso. Gli altri ragazzi della Lega dei Bambini la chiamano Leader, eppure lei si sente semplicemente un mostro. 
Quando poi le viene affidato un segreto esplosivo, s’imbarca nella sua missione più pericolosa: attraversare un Paese disperato e senza legge in cerca di risposte sulla malattia che ha decimato la popolazione e squarciato la sua vita e l’America. Ma per trovarle dovrà prima trovare Liam. Perché la verità è in una memory card nelle sue mani. 

La riuscita della missione potrebbe cambiare il destino di un’intera generazione, e di un intero Paese. Non c’è spazio per errori. E Ruby, ancora una volta, farà di tutto per proteggere le persone che ama, fino all’ultimo.




L'INTERVISTA


Risultati immagini per alexandra brackenCiao Alexandra, grazie mille per aver accettato di fare l'intervista. Prima di tutto devo dirti che Darkest Minds mi è piaciuta molto, come hai creato la storia?
Grazie mille per ospitarmi! Darkest Minds nasce da più storie in verità! Principalmente è iniziata con me, volevo scrivere di un tempo in cui mi sono sentita impotente, che corrisponde a quando ero una teenager. L'attacco all'11 settembre è successo durante il mio primo anno di superiori e quando mi sono diplomata qualche anno dopo si poteva sentire un mondo diverso, un posto molto più spaventoso e non c'era nulla che potessi fare per migliorare le cose.
Il mondo prova costantemente a sopprimere gli impulsi naturali e i ragazzi desiderosi di cambiare le cose devono poter fare la differenza e dare voce alle loro opinioni, per cui è stato molto importante avere personaggi che avessero sia una forza letterale sia la forza di lottare contro chi li tarpava le ali.
Allo stesso tempo volevo scrivere un libro che io stessa avrei voluto leggere! So che suona egoistico, ma la verità è che gli autori devono amare la loro storia prima di  tutti gli altri. Stavo attraversando un brutto periodo dopo essermi trasferita a New York City dopo essermi laureata e volevo solo lavorare ad un progetto pieno di cose che amavo: romance, rock classico, viaggi, super poteri e Waffle House per nominarne alcuni!


Hai scritto una serie fantasy, una serie distopica e un libro per ragazzi. Quale genere secondo te è più difficile da scrivere?
Penso che tutti abbiano diverse sfide. Anzi, ora che l'ho detto devo aggiungere che ogni libro che ho scritto è stato difficile in modi diversi. I libri Young Adult tendono ad essere un poco più complessi e hanno più parti movimentate nel loro svolgimento, ma devi essere molto cosciente del tuo pubblico quando si parla di un libro per ragazzi.
Scherzo sempre sul fatto che ho un senso dell'umorismo di una dodicenne per cui in termine di difficoltà devo dirti il genere Young Adult. Niente è stato più difficile di Passenger e Traveller. Ho letteralmente battuto la testa sulla scrivania tantissime volte mentre stavo lavorando alla trama e alla logica infernale di quelle storie!


Risultati immagini per alexandra brackenSono sicura che sarai stata emozionatissima di vedere il tuo libro trasportato sul grande schermo. Come è andata la premier?
Abbiamo avuto un piccolo evento sul red carpet che era super tranquillo e a basso profilo, non avevamo nemmeno un vero tappeto rosso su cui camminare. Ero nervosissima nei giorni prima, semplicemente perchè sapevo che ci sarebbe stata la stampa e il tuo cervello si annulla automaticamente quando sei di fronte ad una telecamera!
Ho portato mia mamma con me ed è stato così divertente vederla acconciarsi i capelli e farsi il trucco e prepararsi insieme in hotel.
L'unico rimpianto è che non sono riuscita ad incontrare Mandy Moore! La tenevano super impegnata nel red carpet con continue interviste e visto che era nel bel mezzo delle riprese della nuova serie di This is Us, non poteva restare troppo tempo. La cosa più strana è che siamo in una foto insieme, agli opposti del gruppo!


Finalmente possiamo leggere Darkest Minds 2, ma so che è appena uscito un quarto libro della serie dedicato a Zu.
Come è stato tornare nel mondo di Darkest Minds quattro anni dopo la fine?
E' bellissimo per me sapere che sta scoprendo la serie ora per la prima volta! Sono davvero grata al mio editore italiano per averla portata in libreria e non vedo l'ora di sapere il vostro pensiero sul secondo e terzo volume!
Ho aspettato molto per tornare nel mondo di Darkest Minds, ma ho pubblicato il quarto libro questo luglio.
Sapevo che sarei tornata alla serie un giorno, ma volevo prima provare qualcosa di nuovo e uscire dalla testa di Ruby. Non sarei mai tornata a scrivere un quarto libro a meno che non avessi trovato una storia meravigliosa ed emozionante da raccontare. Ho cambiato spesso idea durante gli anni e poi finalmente è arrivata quella giusta.
Così come è scattata l'idea per TDM, ho scritto The Darkest Legacy in risposta al clima politico qui in America.
Uno dei temi più importanti è usare la propria voce e restare coinvolti nel mondo che ci circonda, e questo ha fatto di Zu, un personaggio che ha scelto di non parlare come modo per avere un controllo sulla sua vita, la narratrice perfetta.
La storia è ambientata cinque anni dopo la fine del terzo libro e dico solo che più le cose cambiano, più restano uguali. Zu compie davvero un bel viaggio in questo libro, sia emotivo che fisico, ed è stato bellissimo poter esplorare questo personaggio.


Immagine correlataQuanto di te possiamo trovare in Darkest Minds?
Uso molto spesso i miei libri come modo per attraversare i miei problemi. In generale però tutti i miei personaggi hanno qualcosa di me. Suona molto egocentrico, lo so, ma trovare quel qualcosa in comune, che sia un'opinione, un' abitudine o altro, mi permettere di connettermi a loro su tutto un altro livello.
Sono sempre stata una persona timida, almeno da piccolissima fino alle superiori, per cui mi sono sentita molto vicina a Ruby quando era isolata e sola.
Liam ha il mio senso dell'umorismo e i miei gusti musicali.
Zu invece ha i miei gusti in moda e Ciccio e io siamo grandi lettori e sempre super tesi!


Hai sempre voluto essere una scrittrice?
Lo so da quando ero molto piccola, tipo la terza elementare! E' stata la prima volta che ho frequentato una specie di lezione di scrittura creativa e ne sono rimasta incantata. Ero una grande lettrice a quel tempo che ho pensato "Se leggere libri è così divertente, deve esserlo acnhe scriverli!". E qualche volta lo è! Altre volte invece vorresti solo tirare via il computer!
Sono stata testarda da non accantonare questo sogno anche se, crescendo, mi sono resa conto di quanto fosse difficile realizzarlo. Questo è quello che fa demordere tanti aspiranti autori, ma non dovete arrendervi. Sarete respinti per la vostra intera carriera, a volte il vostro lavoro non sarà accettato dal pubblico e vi strapperete i capelli cercando di aggiustare un libro che non vuole essere aggiustato, ma non dovete mollare!


Immagine correlataQuale consiglio daresti a chi vuole diventare un autore?
Vi ho già detto di non molalre, ma eccovi un altro consiglio: leggete tutto quello su cui riuscite a mettere le mani, anche generi che pensate non possano piacervi! Ogni genere ha qualcosa da insegnarvi. Il Fantasy è perfetto per studiare esempi di worldbuilding, thriller e mystery sono l'ideale per i colpi di scena e leggere romance vi permetterà di capire come costruire una storia d'amore!


Visto che hai nominato la lettura, quali generi leggi di più?
Leggo davvero di tutto, quindi seguo davvero il mio consiglio! Amo in particolare il fantasy, ma non mi dispiace nemmeno immergermi in un buon historical romance ogni tanto. E mi sono appassionata tantissimo al genere true crime, per cui ho letto molti libri non fiction come Killers of the Flower Moon and I’ll Be Gone in the Dark.


Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? 
Hai già qualche nuovo progetto in corso?
Si! Sto lavorando al seguito del mio libro per ragazzi e si chiamerà "L'ultima vita del Principe Alastor" e in America uscirà agli inizi del 2019!
Sto lavorando anche ad un romanzo autoconclusivo di genere YA ma è ancora troppo presto per parlarne :)




Cosa ne pensate?
Devo dire che alcune risposte mi hanno davvero colpito!